Paola Tavella.
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IL SESSO MAGICO.
Perch le donne intelligenti sono stupide in amore?
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2019.Sonzogno di Marsilio Editori, VENEZIA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Lei ha sessant'anni,  femminista da quando ne aveva quindici,  andata in analisi, pratica kundalini yoga e meditazione da decenni, eppure niente l'ha salvata dal dolore e dai guai dell'amore. Si  innamorata per l'ultima volta a quarant'anni di un uomo bugiardo e traditore che l'ha lasciata tramortita. Ma il suo maestro messicano di kundalini yoga e meditazione, Guru Dev Singh, un grande guaritore, le ha sussurrato il segreto della gioia: Nella vita hai due possibilit: soffri, o non soffri. Guru Dev Singh ha cercato di insegnarle a sentire intensamente senza patire, a contemplare le passioni senza esserne travolta, ad accettare la natura infedele degli uomini. Ma sulla strada di questa guarigione sono state necessarie anche le amiche assennate oppure scriteriate, una disamina dei propri errori, il ritorno alla chiave magica dell'infanzia, la compagnia dei cani.
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Ambientato in una miriade di luoghi e di tempi - Genova, Roma, la Londra degli albori del punk, i resort thailandesi in cui le occidentali vanno a nascondersi per dimenticare un divorzio. Questo racconto non  soltanto un'autobiografia immaginaria o la storia di una vita femminile ricca e avventurosa, piuttosto  un bilancio spirituale, sentimentale ed erotico, e la condivisione del viaggio verso un divertito disincanto.
In questo libro i personaggi, prima di tutti il mio, sono un impasto di immaginazione, ricordi, manipolazione, fantasie mescolate con piccoli e grandi frammenti di verit. Nessuno di loro corrisponde a una persona reale, tranne i miei genitori. Invece Guru Dev Singh ha effettivamente detto e fatto tutto quello che qui viene fedelmente riportato.
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IL SESSO MAGICO.
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Lo yoga non  per il corpo, la mente, l'anima. Yoga  quando gli opposti non ti influenzano.
Quando la felicit non ti rende pazzo, quando la tristezza non ti uccide. Qualunque cosa accada, tu rimani te stesso.
YOGI BHAJAN.
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Siamo nati per l'amore. L'amore  la nostra madre.
RUMI.
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Per quale motivo tante donne intelligenti e libere sono stupide
in amore? Perch se un uomo ci rende felici a letto noi ci
innamoriamo subito? E se quell'uomo ci tradisce o ci trascura,
come mai perfino donne capaci di crescere figli da sole, governare
una nazione, guadagnare milioni con l'arte, finiscono
tutte chiuse in camera al buio, con le coperte sulla testa e una
droga elettiva a portata di mano?
La mia amica Vale e io ci facciamo queste domande mentre
chiacchieriamo, sdraiate ognuna su un divano, alla fine di una
giornata festiva. Entrambe ci siamo appena separate da un
uomo per l'ennesima volta e ora siamo rifugiate in campagna
da lei, con bambini adorati di varie specie. Sua figlia ha sei
anni, dorme fra le gambe della madre e le appoggia la testa
sull'ombelico, mentre un cucciolo di bassotto appena venuto
a vivere con me vuole infilarmi il muso sotto un'ascella.
Dopo aver perso il cane precedente, Stella, avevo pianto
per settimane e giurato: mai pi. Poi, dopo qualche mese, le
mie amiche e i miei amici mi avevano regalato questo cagnetto
amoroso, con il pelo lungo e rosso, che mi aveva subito
leccata sul naso.
Diventeremmo molto ricche, se sapessimo rispondere alle
domande sulla stupidit femminile in amore dico a Vale
mentre giocherello con il bassotto.
Saremmo pi felici dice lei.
O forse ciniche, fredde, spietate ribatto io.
Comunque dice lei, ho sempre creduto che alla tua et
questo strazio con gli uomini sarebbe finito, che sarebbe arrivata
la pace dei sensi. E invece a sessant'anni mi sembri ancora
nella merda come me a quaranta.
Uscire dal ciclo fluttuante degli estrogeni  stato un bel
cambiamento ma non ha risolto dico io. Sono molto pi indifferente agli uomini. Non li guardo per strada, loro non guardano me. Per se qualcuno mi corteggia, voglio dire mi corteggia veramente, gli ormoni mi risalgono e il casino ricomincia.
A me sembrava che ti fossi messa in salvo. Eri, anzi, la mia
speranza per il futuro dice, mentre disincastra sua figlia, un
arto dietro l'altro, con l'intento di alzarsi dal divano e aprire
una bottiglia di vino.
Rispetto al passato s, sono guarita, e agito la mano per
ricordarle che non bevo alcol.  stato il mio benefattore, il
mio maestro di kundalini yoga e meditazione Guru Dev Singh,
a insegnarmi che avrei potuto soffrire di meno.
Ah! commenta Vale, questa volta spazzando via le briciole
dal tavolo e versando vino rosso nell'unico bicchiere di
cristallo che non  stato fracassato durante i litigi del suo divorzio.
Il tuo grande maestro e sanador messicano. E come ci
 riuscito?
Ha detto una frase che sul momento mi ha fatto arrabbiare
e mi  sembrata una scemenza. Ora  la mia meditazione
quotidiana, pi la ripeto pi si rivela profonda: En tu vida
tenes due possibilidad, suffres o non suffres.
Nella vita hai due possibilit, soffri o non soffri? Vuole
dire che siamo noi a decidere se stare male o no? chiede Vale.
Non dipende dagli avvenimenti?
Esatto. Il punto sembrerebbe proprio l, non identificarsi
con gli avvenimenti.
Come quella meditazione buddista in cui hai una gamba
rotta e aspetti i soccorsi in fondo a un burrone ripetendo dolore,
non il mio dolore? mi domanda ancora.
S, pi o meno. Guru Dev Singh non  buddista e io neppure,
per le vie della saggezza, alla fine, indicano tutte la stessa
direzione. Contempla il flusso della mente, osserva la realt,
diventa consapevole che tu non sei la tua mente, sei molto pi
grande. E resta in te stessa, qualunque cosa accada.
Questa conversazione fra Vale e me avviene quasi vent'anni
dopo la storia che sto per raccontare, una storia che mi ha
spezzato il cuore e mi ha reso quasi pazza, per, alla fine,
mi ha guarita. Anche i cani hanno aiutato, naturalmente. Perch
i cani sono sulla terra per insegnarci a vivere: un giorno alla
volta, senza giudizio, felici di tuffarsi in un torrente e poi dormire
al sole.


CAPITOLO 1.
LA MORTE E LA VITA.

Avevo appena passato i quarant'anni e abitavo di
nuovo a Genova con mia madre perch mia madre stava morendo.
Alla notizia della prognosi infausta, aveva chiesto alle
mie due sorelle e a me di non essere ricoverata in ospedale.
Era vedova, e aveva scoperto di essere malata subito dopo
aver venduto la nostra casa nel levante della citt per trasferirsi
in centro. L'appartamento dove eravamo nate e avevamo
vissuto con mio padre, le mie sorelle e i cani aveva quattro
terrazze sul mare, mentre la nuova casa non aveva un solo
balcone dove sedersi a guardare fuori. Quando la mamma si
era aggravata avevamo assunto un'infermiera per la notte,
un'ecuadoriana che mi raccontava quante signore anziane
aveva visto andare in cielo. Appena arrivava le preparavo le
fiale di morfina necessarie e me ne andavo. Mia madre intanto
non mi riconosceva pi.
Era maggio, le giornate duravano. Correvo in automobile
sul tracciato storico della via Aurelia, a un certo punto imboccavo
la salita verso la casa di Brenno, che era nell'entroterra, a
met di una valle stretta e ripida. Brenno era mio amico dal
liceo e, appena arrivata a Genova, lo avevo cercato sperando
che avesse mantenuto le abitudini di giovent e mi regalasse
dell'erba da fumare. Se ne stava seduto al fresco sui gradini di
ardesia delle fasce di terreno coltivate a fagiolini e zucchine.
Era rimasto molto magro, i fianchi stretti, i capelli erano diventati quasi tutti bianchi e gli coprivano la schiena come un
mantello. Il posto era incantevole, orto e alberi da frutto, mare
all'orizzonte, monti alle spalle. Aveva proposto di rivederci, e
che l'erba me la procurassi da sola, lui non l'aveva.
A casa sua il telefono non prendeva, ci davamo appuntamento
da una volta all'altra e non ero mai certa che lo avrei
trovato, mi lasciava le chiavi. Gli avrebbe fatto piacere se mi
fossi bollita due uova e, tornando, mi avesse trovata a dormire
nella camera sul retro, infestata da un fantasma che chiamavamo
Italo e non c'era verso di mandare via. Di solito, per,
Brenno mi aspettava ascoltando un bel disco, seduto alla tavola
gi apparecchiata. Chiedeva di mia madre, le notizie erano
le stesse, non faceva commenti. Cenavamo in silenzio, rara
forma di agio. Dopo lui saliva sull'albero con la scala, raccoglieva le ciliegie mentre mi inoltravo nel principato delle lucciole.
Sputavamo i noccioli nel campo, pi lontano possibile.
Quello che viene dalla terra va reso alla terra diceva.
Al mattino lui si alzava prestissimo. Andando in bagno mi
toccava appena sulla spalla per svegliarmi. Ognuno di noi si
sedeva per conto suo a meditare. Mentre cercavo attraverso il
respiro un punto di quiete cos come avevo imparato in molti
anni di studio con il mio maestro Guru Dev, Brenno recitava
la sutra del loto con la gatta acciambellata a fianco. Ci ritrovavamo a cose fatte per colazione, accendevamo la radio, imprecavamo entrambi sottovoce ascoltando le notizie del giorno,
poi andavamo via. Nel lento strazio di quei giorni, la casa
di Brenno era la pace.
Cinque anni prima i miei genitori avevano avuto un incidente
stradale. Mio padre era morto sul colpo, mia madre
aveva riportato gravissime ferite. Mia sorella era nella casa di
campagna, con tre figli piccoli, in un luogo isolato. Mamma,
pap e la nostra sorella pi giovane erano andati a trovarla.
Mia madre era incapace di stare ferma. Pap leggeva sulla
sdraio, dormiva, passeggiava con i cani, ma lei dipingeva le
ringhiere e le porte, allargava la lana dei materassi, andava
per funghi, sostituiva le tende. Quella volta si era messa in
testa di comprare un divano nuovo. Con pap erano partiti
per la citt pi vicina. Sarebbero dovuti rientrare per pranzo,
ma non tornarono pi. Scendere al paese pi in basso non era
possibile senza macchina, il telefono non c'era. La sera, dopo
ore in cui le mie sorelle avevano quasi perso il senno per lo
spavento, mio cognato era arrivato fin lass a dare la notizia.
Io invece, come ogni estate, passavo le vacanze con i miei
bambini su una spiaggia vicino a Roma e, siccome ricoprivo
un ruolo istituzionale, ero munita di uno dei primi telefonini,
un oggetto enorme con l'antenna. Leggevo sotto l'ombrellone
quando chiam la polizia perch salissi a nord il pi presto
possibile.  prassi che non vengano date informazioni precise
per telefono, ma avevo capito che la situazione era drammatica.
Avevo affidato i figli alle altre madri, ero corsa all'aeroporto
con i piedi coperti di sabbia.
Ero infine arrivata nella piccola citt dove era avvenuto
l'incidente e dove non mi restava che riconoscere il cadavere
di mio padre. Un sacco di gente si affollava per confortarmi,
spiegarmi, darmi fogli da firmare. Avevo notato visi familiari,
non ricordo chi. Nelle situazioni difficili divento efficiente.
Dentro di me ci sono urla e lacrime, ma mi occupo di quello
che deve essere fatto e di come va fatto - escludo sorridere,
salutare, ringraziare, altrimenti andrei a pezzi.
Ho chiesto che mi lasciassero sola con lui. Era su un lettino
di metallo, la parte inferiore del corpo livida e il collo spezzato, il volto pallido e sbalordito. Indossava una camicia a quadretti bianchi, rossi e blu, dei vecchi jeans, i mocassini. Toccavo la sua mano e chiedevo: Pap, ma che cosa hai combinato?
Mio padre era dottore, aveva speso la vita a confortare, curare,
salvare le persone. Forse la sua compassione gli aveva guadagnato
una morte istantanea, senza malattia. Volevo restare a
lungo in piedi vicino al suo corpo, sentivo che lui era ancora l
e non capiva che cosa fosse successo, come mai non potevamo
parlarci, dove fosse sua moglie. Se avessi mantenuto un
perfetto silenzio forse me lo avrebbe chiesto, e allora gli avrei
risposto. Avrei recitato il mantra dell'immortalit perch
intendesse che doveva andare per la sua strada. Gli avrei detto:
Grazie. E stai tranquillo, ci ritroveremo tutti. Non vedendomi
uscire, il becchino si era preoccupato, era entrato e mi aveva
preso gentilmente per un braccio, accompagnata fuori nella
luce ultima di agosto, portata fino all'ospedale.
Dopo quel giorno pap sarebbe venuto a trovarmi molte
volte, in sogno o attraverso un'apparizione. Spingevo il carrello
del supermercato e d'un tratto mi sembrava di vederlo in
mezzo alla corsia dei surgelati, una smorfia di terrore e angoscia
sul viso. Guru Dev mi aveva consigliato un mantra che lo
aiutasse a trasmigrare da uno stato all'altro, ma credo fosse la
preoccupazione per mia madre a trattenerlo e, infatti, era poi
rimasto finch lei non si era risvegliata.
Dopo aver riconosciuto mio padre, avevo visto infine anche
mia madre. Giaceva in rianimazione e potevo guardarla
attraverso un vetro. Aveva fratture dappertutto, e una quantit
di microlesioni lungo la spina dorsale. I neurochirurghi volevano
operarla, i rianimatori dicevano che non sarebbe sopravvissuta
all'intervento. Dovevamo scegliere noi. Le mie
sorelle e io non sapevamo decidere perch delle questioni di
malattia, vita e morte si era sempre occupato pap.
La sera dell'incidente avevo preso un treno per Genova,
con l'intenzione di tornare in ospedale la mattina dopo a controllare che la mamma respirasse. Avevo telefonato ai pi cari
amici dei miei genitori, non volevo che leggessero la notizia
sul giornale. Ti veniamo a prendere? avevano domandato.
No, grazie. Ho bisogno di stare da sola.
Sul binario per avevo trovato Brenno. Ancora oggi non so
come avesse idea di quello che era successo e che sarei arrivata
a quell'ora. Mi aveva portato a casa sua, aveva aperto lo
sportello del freezer: Se vuoi c' questa medicina, a me non
interessa, la tenevo da parte per un'emergenza. Era un frammento
di oppio cotto della mia variet preferita, quella nera,
lucida e dura. Non fumavo oppio da pi di vent'anni, lo avevo
quasi dimenticato. Brenno tagliava una striscia di stagnola
della misura giusta, io scaldavo e appallottolavo un frammento
di resina fra le dita. L'oppio friggeva sulla stagnola, l'odore
di un campo di papaveri al sole. Aspiravo il fumo dolce, attenta
a non sprecare nulla. Ai tempi remoti in cui mi capitava di
trovare l'oppio, tempi prima dei figli, prima del lavoro, prima
di tutto, preferivo mangiarlo piuttosto che fumarlo, perch si
alza lentamente e dura pi a lungo. Ma quella notte volevo
salire subito sul tappeto volante e perdermi. Brenno aveva preparato il letto di una delle sue figlie con lenzuola ruvide, scartabellava nella scatola dei dischi in vinile. Sono quasi sicura di essermi addormentata ascoltando Viva della Dsseldorf, con
quella sua confortante assenza di groove.
Quando mi ero svegliata, la mattina dopo, Brenno era affacciato
alla finestra. Guarda aveva detto, c' un rayon vert.
Brenno aveva un intuito sicuro e mi conosceva bene fin
dall'adolescenza; per questo era stato capace di un salvataggio
mirato. Lui e i miei amici avevano finito il liceo prima di me ed
erano scappati a Londra per resistere alla violenza politica degli
anni Settanta che li attirava come una sirena. Poco dopo i miei
genitori mi avevano spedita in esilio proprio a Londra, perch
avevano scoperto che combinavo guai con un uomo che aveva
il doppio della mia et. Ero impiegata come insegnante di italiano
alla pari presso una coppia inglese che voleva trasferirsi in
Sardegna. Nel tempo libero frequentavo l'appartamento di
Brenno e degli altri. Era umido e buio, con un triste giardino
alle spalle e il riscaldamento a monetine che ormai  scomparso.
Se non c'erano monetine si battevano i denti dal freddo.
Loro tenevano il giradischi vicino ai fornelli, i dischi erano tutti schizzati di sugo e uovo. Gli inquilini erano maschi, ognuno
occupava una stanza piccola con un letto singolo, ma Brenno
vantava un materasso matrimoniale. Tornava dal lavoro con
finlandesi dai fini capelli argentati e il culo stretto, ballerine nere che riempivano la casa di risate squillanti, esangui neotossicomani con le ossa del bacino sporgenti. Lui le trattava tutte con un impasto di modi rudi e tenerezza. Per qualche settimana agitava per loro un Martini dietro l'altro, le portava ai concerti, poi le lasciava cadere nel vuoto e si negava al telefono
finch non si stufavano. Sosteneva di essere timidissimo, ma
non potevo invitare un'amica a passare la serata in quella casa
senza che lui se la scopasse, e lei diventava sua.


CAPITOLO 2.
SEGUI LA TUA GIRAFFA.

Quei ragazzi mi piacevano tutti, ma loro mi consideravano
troppo piccola per il sesso e per farmi assaggiare le droghe che
circolavano nell'appartamento. Ogni tanto Brenno prendeva
buca dalla fidanzata in carica e mi diceva: Vieni, ti invito a
uscire.
Camminavamo appaiati fino alla lavanderia automatica di
quartiere, guardavamo attraverso l'obl della lavatrice le sue
mutande che giravano in tondo. In quella situazione confess
improvvisamente: Ho il pisello piccolo. Dovetti tacere, perch
ne avevo visti pochissimi e mi erano parsi equivalenti.
Se Brenno non aveva biancheria da lavare mi faceva di solito
un'altra proposta, cio: Ti porto con me a fare benzina.
A Londra c'erano gi i self-service, scendevamo nel gelo e
tentavamo di fare rifornimento senza toglierci i guanti.
Una sola volta arrivammo fino allo zoo, dove era appena
nato un cucciolo di giraffa che desideravo tanto vedere. La
notizia era in prima pagina sul Times, c'era la fila.
Non ho tempo di aspettare aveva detto lui infilando gli
occhiali scuri avvolgenti e diventando impenetrabile. Poi mi
aveva riaccompagnata indietro.
Allo zoo ero tornata da sola e, dopo ore di attesa, mi ero
fermata davanti a un recinto dove i puledri di zebra e la giovane
giraffa correvano e sgroppavano. La giraffa aveva un ciuffo
di peli dritto fra le orecchie, come la maggior parte di noi agli
albori del punk.
Poche settimane dopo, un club per soli uomini di Piccadilly
Circus mi aveva assunta come cameriera in topless per una
serata speciale che si teneva il gioved. C'era molta concorrenza
per quel posto, perch offriva il sistema pi facile e veloce
di organizzarsi un'attivit da ragazza squillo. La fila era allegrissima, fitta di brasiliane cinguettanti e di francesine. Il colloquio di lavoro consisteva nell'entrare in gruppetti di quattro
o cinque in una stanza, dove una sorta d'impresario e la capocameriera  chiedevano a tutte di restare in mutande e reggiseno, e poi di togliersi il reggiseno. Alla fine mi presero, anche se gi non riuscivo a camminare sui tacchi. Siccome non mi
facevo l'eroina e non ero sparita nel giro di tre mesi per diventare una ragazza squillo, ero diventata ben presto capocameriera.
L'altera colombiana che mi lasciava il posto sposava un
iraniano, abbagliato dai suoi seni di camelia. Ero rimasta amicissima
con le squillo, mi invitavano alle loro feste sfrenate, mi
trascinavano in giro per negozi e mi insegnavano a vestirmi.
Nooo, tu devi mettere sempre la cintura, perch hai il girovita
sottile! gridavano in coro quando uscivo dal camerino con
un qualche camicione indiano.
Alla fine degli anni Settanta gli iraniani ricchi, che gi sentivano il regime dello sci scricchiolare, si trasferivano a Londra e compravano ville dai cancelli neri e dorati. Portavano
con s enormi quantit d'oppio, che nel loro paese era legale,
addirittura un prodotto di stato. Trovare l'oppio in quel periodo
era facilissimo. Intorno a Londra spuntavano raffinerie
clandestine di eroina. I miei amici facevano esperimenti, le
cameriere in topless e le squillo pure. Di nascosto dagli altri,
Brenno mi faceva provare un po' d'erba e io ridevo per ore
mentre lui scrollava la testa, disgustato. Quando uscivamo mi
aiutava a infilare il cappotto, mi sistemava la sciarpa intorno al
collo ma per il resto non mi toccava.
Lavoravo sodo una notte a settimana, ero pagata bene,
sommando le mance guadagnavo uno sproposito. Talvolta
uscivo a notte fonda dal locale e trovavo l'automobile di Brenno
che aspettava. La prima volta ero emozionata, pensavo fosse
venuto a prendermi. Ma a bordo non c'era un posto libero, i
sedili erano tutti occupati da ragazzi nervosi. Le mance
chiedeva Brenno allungando la mano fuori dal finestrino.
E ora, vent'anni dopo, eravamo di nuovo in confidenza. La
differenza d'et non aveva pi peso, eppure ci ritrovavamo al
punto in cui ci aveva lasciati la fine dell'adolescenza. Diventavamo sempre pi amici ma eravamo soggetti difficili, quindi
per prudenza cercavamo di non pensare al sesso. A ripensarci,
che ipocrisia. Scopare era una pessima idea, eppure al desiderio
non si resiste, nessuno ha mai resistito. Restava da stabilire
quando, come e chi avrebbe ceduto per primo. Nel frattempo ci
godevamo l'attesa, perfezionavamo la schermaglia.
Quando era infine morta mia madre, Brenno era scomparso.
Non aveva telefonato, non era venuto al funerale. Ero tornata
a Roma, non lo avevo cercato pi. Forse quanto era accaduto
tra lui e me era stato soltanto frutto del momento, e io
ero troppo occupata a districare la gratitudine, il rimpianto e il
risentimento verso la mamma per provare gli stessi sentimenti
nei confronti di chiunque altro.
Moralmente mi considero una brava ragazza. Il giorno del
matrimonio ho augurato a me stessa di scopare sempre e bene
con mio marito e avere molti bambini. Godo facilmente
quando mi rilasso, e mi rilasso nelle storie fisse - oppure se
incontro, anche per una volta sola, un uomo con le mie stesse
manie o disposto a collaborare alle mie messe in scena favorite.
Nonostante fossi innamorata, devota e fedelissima a mio
marito, i miei gusti kinky, il mio carattere turbolento e rompicoglioni non hanno certo fatto di me la moglie ideale.
Il divorzio, quattro anni prima, mi aveva lasciata sentimentalmente
tramortita, e arrapata. Pare succeda a tante, risvegliarsi
dal matrimonio e trovarsi nella piena di una seconda
adolescenza, infarcite di ormoni e di speranze in una nuova
vita. Avevo per me due figli e un coro di amiche, praticavo
kundalini yoga ogni giorno, collaboravo con riviste ricche,
guadagnavo bene, mi divertivo, mi sentivo bella, frequentavo
uomini, ero innamorata di quello che non mi voleva, poi ogni
tanto qualcuno si innamorava di me e non lo volevo io.
Non pensavo a Brenno, eppure c'era. E infatti a un certo
punto era ricomparso. Quel giorno, dopo quasi un anno dalla
morte della mamma, ero andata a prendere il caff da Prune,
mia vicina di casa e compagna di yoga, molto pi giovane di
me. Ai tempi era incinta della sua primogenita, che ormai ha
finito le elementari. La nascitura aveva visitato in sogno alcune
zie putative e fate madrine, a tutte avanzando la pretesa di
chiamarsi Narayanna, il nome indiano di Dio nella manifestazione
dell'acqua. Prune era un po' agitata per il carattere determinato
e miracoloso che la piccola mostrava fin dalla gestazione.
Per distrarla dalle sue preoccupazioni, avevo preso a parlare
di uomini. Stavo con un ragazzo inglese con i capelli rossi schivo,
cerimonioso e ardente. Aveva una camera in affitto e una
cucinetta con una finestra a un piano alto, sul Vaticano, cos
ogni volta che lo facevamo prima o poi suonavano le campane
e potevamo strillare senza paura di essere sentiti. All'inizio avevo cominciato a vederlo per controbilanciare un altro, Mister
Fantasy, che mi vedeva il pi possibile per non voleva fidanzarsi,
mentre io ero determinata a sistemarmi con lui e avevo
investito, sulla sua persona ignara, una grande quantit di fantasie matrimoniali. Lui era anzianotto, aveva ottime maniere,
assai cattolico, separato e sempre in procinto di riconquistare la
moglie. Dai quartieri alti traversava la citt e veniva nottetempo
a visitarmi. A volte andavo io nel suo appartamento di pregio,
dove abitava come in campeggio tranne per il letto basso ed
enorme, con morbide, vecchie lenzuola di raso.
Mister Fantasy mi serviva camembert, pane con le noci,
insalata verde freschissima, vino nero. Dopo cena, mi interrogava
per sapere se era l'unico. Mentendo, gli rispondevo sempre
s. Con lui le cose non andavano mai come avrei voluto,
ovvero non sfociavano in una vita insieme. Ero fresca di divorzio,
davo per scontato che avrei presto cancellato il fallimento
procurandomi un secondo e definitivo marito pi che
presentabile, qualcuno che avrebbe dipinto un sorriso di soddisfazione sulle floride guance delle mie zie. Perseguivo questa
fantasia autoconsolatoria con tale tenacia che il povero
Fantasy, a un certo punto, dovette spiegarmi per telefono che
gli piacevano solo le mie tette e le nostre notti sfrenate.
Altrimenti disse, mi sarei comportato in un altro modo. Il brusco atterraggio, comunque, non imped di rivederci e flirtare
per lunghi anni, senza mai pi finire a letto fingendo, e talvolta
provando, un'acuta nostalgia reciproca.
Poi, un giorno, avrei guardato l'illusione dell'immediato
secondo marito da lontano, grazie all'osservazione dolce e cinica
del mio migliore amico, il magnifico Apriliano. Mentre prendevamo
un aperitivo, Apriliano aveva osservato che una delle abitudini
femminili pi fastidiose per gli uomini consiste nell'ostinarsi
a discutere della relazione o a chiedere sempre di pi,
mentre quasi tutti gli uomini vorrebbero solo andare a letto
finch dura. Voi aveva spiegato, dissodate il terreno fino al
centro della terra. Noi preferiremmo mantenerci a livello del
prato. Cos avevo sepolto per sempre il caro Mister Fantasy in
un poemetto.
Poemetto per Mister Fantasy.
Hai detto che ti ho insegnato
molto, moltissimo.
E che cosa hai imparato, ho domandato io.
Che congiungersi con una donna  sentire
l'immensit del tutto,
le donne sono la terra, tu sei la mia terra,
hai spiegato.
Allora perch non mi sposi,
ho chiesto.
Perch il pi delle volte
vorrei incontrarti soltanto
a livello del prato,
mi hai risposto.
Tua moglie  il prato
la tua amante lo ,
ho ribattuto.
E tu?, hai domandato.
Io sono una santa,
e sono santa perch tu mi fai santa,
insinuo servendoti le cosce di rana.
Seduti al ristorante di Sonia
facciamo questa conversazione tre volte l'anno,
le sole in cui accetto di vederti.
Arrivi sempre prima di me,
io ti chiedo subito di sposarmi.
Tu rifiuti.
Sono troppo, dici,
troppo grande.
Allora leggiamo il menu
e ordiniamo.
Ti guardo mangiare da ragazzo di collegio,
a gran forchettate.
Chino sul piatto per proteggerlo,
gonfi le guance come un coniglio,
ti pulisci con le mani,
rumini, ti rimbocchi le maniche
e finisci tutto.
Quando usciamo dal ristorante piove,
non ce lo aspettavamo.
Di solito restiamo abbracciati uno contro l'altra
appoggiati al muro
una decina di minuti
e finiamo per baciarci.
Tocca sempre a te cominciare
io non voglio, l per l.
Ma questa volta dobbiamo reggere l'ombrello,
e il muro  fradicio.
Sposami, ti dico per far prima,
e andiamo subito a letto.
Puoi convincermi solo a letto,
dici tu
che sei cresciuto negli anni Cinquanta
e per la figa sai fare davvero il furbo.
Abbiamo smesso di vederci di sera
perch pensavamo al letto sfatto
alla mia camera rossa
tutto il tempo.
Ora che ci incontriamo a pranzo,
ci vengono in mente
gli alberghi nei paraggi.
Prendiamo un caff all'Hotel Mediterraneo,
proponi.
Mossa sleale, quel posto l'ho trovato io
una notte che non si poteva n da me n da te.
Mi hai sposata cos tante volte
e in un numero infinito di vite
finch mi sei diventato familiare
come una tasca
e anche se negli intervalli del nostro gioco
al telefono
parliamo dei figli,
della musica che l'uno o l'altro ha trovato,
di cinema, di politica,
di letteratura,
quando siamo di fronte
la parte del corpo nascosta
gonfia, si chiama,
e quando finalmente sale l'odore
mi auguro che gli altri avventori
e le cameriere
siano contagiati
ne nasca una grande bouffe di ottimo cibo cinese
e sesso
e
nella confusione
nel piglia piglia
io riesca a perderti
mai pi ritrovarti
vederti fuggire
impotente a inseguirti
mentre il cuoco canterino
mi trattiene e mi apre
con una di quelle sculture falliche
di carote e di rape che qui mettono
a decorazione dei piatti
e non si possono mangiare.
Ma adesso torniamo a casa di Prune, perch era a lei che
raccontavo tutto questo. Lei seguiva avidamente, pronta a
darmi dei buoni consigli o a leggermi i tarocchi, arte nella
quale eccelle.
Poi per aveva suonato il mio telefono. Era un amico
d'infanzia genovese, Dolgo. Chiamava da un paese asiatico.
Domandava se potessi ospitarlo due giorni a Roma. Diceva
che con lui c'era Brenno, loro due erano come fratelli, opposti
e inseparabili.
Brenno  tornato, sapevo che prima o poi sarebbe successo
avevo detto a Prune.
Ma lei si era addormentata di colpo sul suo divano rosso,
come facilmente succede alle donne incinte.
Dai, Prune, bevi il tuo caff avevo mormorato con somma
delicatezza.
Lei aveva riaperto gli occhi: Ora Brenno ti d una bella
sbattuta e ti sistema.
Come? Ripeti! Ma lei era sicura di non aver parlato, lei
dormiva, lei era incinta.
Hai appena profetizzato che scoper con Brenno.
Sei pazza, non ho detto niente aveva risposto. Dov' il
mio caff?
A giudicare dai molti anni che seguirono, la ragione stava
dalla mia parte. L'unica spiegazione che Prune ha mai dato a
questa profezia  che sia stata Narayanna a oracolare dal ventre
della madre, parlandomi direttamente dalla sua bocca.
Con Brenno andammo a letto appena lui e Dolgo tornarono
dall'Asia. Indossavano entrambi identici kurta pijamas di
cotone rosa, comprati allo scalo dell'aeroporto di Delhi per
riguardo, siccome non volevano presentarsi con gli stracci
usurati dal viaggio. Dissero che in India per gli uomini il rosa
 un colore sobrio, equivalente del blu, addirittura il primo
ministro lo indossa il giorno del giuramento.
Quella sera, pur essendoci nel mio appartamento un letto
libero per ciascuno, Brenno aveva preferito il mio. Uscita dal
bagno con i denti lavati, i capelli spazzolati e una camicia da
notte bianca con il colletto ricamato, l'avevo trovato gi l, girato
su un fianco che si accarezzava il pisello sotto le coperte,
la chioma sparsa sul cuscino. Mi ero infilata nel letto, e subito
Brenno aveva infilato me. Era stato il ragazzo pi figo del liceo,
scatenato e promiscuo, politicamente rozzo, gran batterista.
Gliel'ho data per quello, per rimpianto, per vanit. Mi
piacque immensamente che avesse ridotto i preliminari al minimo
indispensabile, giusto per non sembrare maleducato.
Dopo si scus. Ci tengo alla mia reputazione disse, e aggiunse:
Sei stata tu a provocarmi con quella camicia da notte.
Andammo avanti fino all'alba.
Ho conservato un'immagine chiarissima della mattina dopo:
Brenno nudo sulla poltrona in soggiorno, le serrande ancora
abbassate; mentre metto su il caff, sbuccio la frutta e la
affetto sottile, lui si alza, cammina fino a me, mi bacia dietro
un orecchio, tutto ricomincia e il caff si raffredda. Non so
con quali forze residue, poche ore dopo, ho pensato che volevo
darla pure a Dolgo, perch  un bel tipo muscoloso che
cammina in montagna, e mi sembrava odioso lasciarlo di l
da solo.
Brenno l'aveva invitato, Dolgo si era appoggiato al muro di
camera mia, si sbottonava senza fretta, con l'atteggiamento
di chi sta facendo un favore agli amici. Quante volte dovevano
aver giocato a quel gioco, loro due.
L'amore a tre, se ci si vuole bene e a volte anche se non ci
si conosce quasi per niente,  una deliziosa porcheria, non
bisognerebbe mai perdere l'occasione di farlo e rifarlo, ma con
Brenno si era alzato un furore carnale rovente, volevamo stare
soli. Aspettavamo che Dolgo uscisse e ricominciavamo. Brenno
non aveva alcuna reticenza n imbarazzo nel possedere
una donna muggendo come un toro che monta una giovenca,
attitudine davvero rara fra i bianchi e fra i borghesi.  un
atteggiamento che si raggiunge solo con molta esperienza.
Quando la curiosit porta un uomo a privilegiare la quantit,
sapendosi tuttavia fermare per godere della qualit, pu manifestare
questa naturalezza maschile dell'inseminare dappertutto,
disperdere il seme, impollinare il mondo intero.
Brenno, da ragazzo, si vantava di tenere le donne con cui aveva
scopato in ordine alfabetico, una o pi ragazze il cui nome
cominciava per a, b, e via via fino alla z.
Ho un vuoto alla lettera f si lamentava.Secondo te posso
conteggiare alla lettera f il pompino che una tale Franoise
mi ha fatto quindici anni fa?
S dicevo io, certo. Il pompino conta. Non volevo rivali,
nemmeno immaginarie.
La seconda notte con lui era stata profonda, sentivo di essere
rimasta senza vie d'uscita.
Dopo il divorzio non avevo pi avuto storie fisse, uomini che
volevano conoscere i miei figli, vivere insieme a me. Cercavo
incontri brevi, me ne andavo prima che si spegnessero e che la
relazione si trasformasse. Ma ora non mi potevo salvare da
Brenno, uomo sbagliato, donnaiolo impenitente, pluridivorziato,
con sette fiaschi di lacrime femminili sulla coscienza.
Innamorarsi non dipende dalla volont, dalla predisposizione
del momento, n da quello che dicono gli psicologi delle
riviste, ovvero la disponibilit. Cadere nell'amore  fatale,
di questo ero stata avvertita.
Una volta, da piccola, avevo origliato gli adulti che commentavano
un divorzio, il marito si era innamorato di una
donna pi giovane. I miei genitori e i nonni parlavano in francese
quando non volevano essere capiti dai bambini - ecco
perch so il francese - ma, credendo di essere soli ed essendo
incapaci di vedere attraverso le porte, quella sera
conversavano in italiano. Dell'uomo innamorato dissero proprio cos:
Gli  successa una disgrazia.
Innamorarsi pu essere, in definitiva, una disgrazia.
Mentre la freccia di Cupido bruciava, dicevo addio dentro di
me a una ragazza giovane con cui in quei giorni stavo cominciando
una storia. Era una ragazza che amavo per quell'impasto
di forma femminile e spavalderia fisica maschile che sempre
mi incanta. Non l'avevo cercata, solo a lungo sperata e
immaginata. Un bel giorno me l'ero trovata seduta accanto per
caso, proprio lei. Tette piccole, culo grosso e gambe robuste,
capelli lunghi arruffati, mani e piedi grandi, una seria timidezza,
pi la guardavo pi l'avrei guardata. Quando poi l'ho conosciuta,
nella sua biancheria di cotone, aveva il cuore di una
cerva bianca.
Preferisco le donne agli uomini, tranne che per il pisello.
Mi piace vivere con le donne, lavorare con loro, farci politica,
vacanze, viaggi, per poi passa il treno del pisello e salgo
sempre, senza pensarci due volte. Vedendomi andar via con
l'ennesimo musicista, una donna con cui stavo da giovane mi
aveva tirato in testa un vaso di rose. Avevo poco pi di
vent'anni e tutto il filone lesbico aveva avuto inizio gi nell'estate
dei quattordici, quando una ragazza bella mi aveva improvvisamente
baciata con la lingua. Eravamo compagne di
camera in un campo femminile di tennis. Bionda e pettoruta,
con i capezzoli rosa, mi aveva preso alla sprovvista. Si chiamava
Stefania, sapeva un sacco di cose pi di me. Gi dopo il
primo bacio mi ero accorta che molte facevano come noi, perfino
le istruttrici. La notte tenevamo aperte le porte e le finestre,
era un concerto di sospiri.
Qualche anno dopo, appena maggiorenne, mi port a letto
un assistente dell'universit sulla trentina venuto a fare una
lezione supplementare di astrofisica nel mio liceo. Esclamava
parole di venerazione e mi legava al letto, un gioco che ormai
consigliano in farmacia. Oggi probabilmente verrebbe denunciato,
per non ho nulla da rimproverargli, anzi: mi ha
insegnato che il sesso  un luna park, con l'ottovolante e il
tunnel degli orrori, e io volevo conoscerlo, volevo farmi molti
giri. In quegli anni i miei coetanei cadevano morti a migliaia
per l'eroina e per la politica, ma noi femministe piene di vita
gridavamo in piazza: Dito dito dito/orgasmo garantito, eravamo
la prima generazione di donne con il coraggio e la libert
di godersi il sesso, perch avevamo i contraccettivi e non
c'era ancora l'AIDS.
Sdraiata a pancia in su vicino a Brenno, ripensavo alla mia
storia cos lunga e spinosa, mentre la ragazza che amavo stava
appena cominciando la sua. Se l'avessi tenuta, cos come lei
mi chiedeva, l'avrei sempre tradita con gli uomini, e delusa.
Accettando la sua offerta incondizionata, l'avrei contagiata
con la mia inclinazione all'asimmetria, ben pi perturbante
dell'innocuo lesbismo, e le avrei insegnato un gusto che non
si perde pi. Fra me e Brenno, invece, non c'era innocenza.
Eravamo illusi e disillusi, alla pari.
Cos l'ho mandata via, e presto avrebbe vissuto con un'altra
ragazza, avrebbe avuto vacanze, gatti, una bella casetta. 
cambiata tanto, e ora risplende. La guardo da lontano, tengo
una sua fototessera sul mandir. Gli di ascoltino i miei voti, la
proteggano sempre.
Dopo la mattinata romana in cui avevamo accolto Dolgo
nel letto ancora umido, dopo la voracit dei giorni e delle notti
che seguirono, Brenno e io ci eravamo ben guardati dallo
scambiare promesse, intanto sapevamo che avremmo fatto in
modo di rivederci. Tornavo a Genova dalle mie sorelle e lo
chiamavo. Le notti erano di merda e d'oro, anni di amicizia
uniti nel sesso ci trascinavano nell'intimit vertiginosa.
Per un anno intero ci siamo scritti, telefonati, abbiamo attraversato
l'Italia in treno per andare a letto fingendo che non ce
ne importasse, che accadesse per caso. Applicavo per la prima
volta e con rigore fanatico le Sacre Regole che le donne pi
esperte insegnano alle ragazzine di quindici anni. A quell'et
non ero in grado di farmi desiderare, adesso s. Rispondevo
alle chiamate una volta su due, gli ritelefonavo in ritardo, lesinavo
i messaggi. Mandavo ogni tanto un'email breve e allegra.
Frequentavo altri uomini, andavo a tutte le feste, lavoravo
tantissimo, meditavo ogni mattina, ma nel mio cuore c'era un
occhio spalancato che fissava in direzione di Brenno senza
tregua.
Come fai ad attirare gli uomini? avevo chiesto una volta
a un'amica piuttosto anziana e apparentemente priva di attrattive,
eppure sempre corteggiata da maschi portentosi.
Li guardo aveva risposto con un sorriso misterioso.
Cos facevo con Brenno. Anche se era lontano, lo guardavo,
lo guardavo, lo guardavo. Alla fine era stato lui a scoprirsi,
perch era un uomo d'azione, rapido e coraggioso: Non dormo,
non lavoro, non mangio, ti penso sempre, voglio stare
con te. Come pegno, aveva abbandonato una donna sposata
con cui aveva una relazione, e interrotto innumerevoli storielle
collaterali. Ero felice e mi sentivo in pericolo, come qualunque
donna sensata che abbia letto Emily Dickinson.
Per un istante d'estasi
Noi paghiamo in angoscia
Una misura esatta, trepidante
Proporzionata all'estasi.
Per un'ora diletta
Compensi amari d'anni
Centesimi strappati con dolore
Scrigni pieni di lacrime.
Pi si  felici pi si soffrir, per via del giro inesorabile della
ruota. La mia fiducia negli incontri d'amore era stata sostituita
dalla certezza che la benedizione dura un attimo e il
prezzo  ingiusto. Intanto non potevo sottrarmi, l'amore non
si pu volere o non volere, cercare o non cercare, l'amore spalanca
la porta, entra come una saetta, come un colpo di vento
fa vorticare i fogli abbandonati sulla scrivania, rovescia tazze e
bicchieri, non puoi fermarlo e non vuoi mandarlo via. E allora,
tremando in tutto il corpo di terrore e di gioia, mi tenevo appena
in equilibrio sull'orlo dello strapiombo prima di lanciarmi
nel vuoto e raggiungere il mio amante.
Ogni mattina Brenno se ne andava verso la citt e il suo
lavoro, e io rimanevo nella casa vuota. Era tornata la bella stagione,
e avanzava. Spegnevo il telefono, giocavo con il cane,
passavo ore sdraiata sul prato, all'ombra di un albicocco vetusto
che portava frutti maculati ad anni alterni. Aspettavo che
lui tornasse da me. Verso sera, quando saliva di corsa le scalette
di ardesia, mi risollevavo dall'erba e ci chiudevamo subito
in camera. Ci verranno le piaghe da decubito per quanto
stiamo a letto ridevamo. Ridevamo sempre.
Cos passavano gli anni, noi passavamo insieme due o tre
giorni per volta, gli raccontavo cose che non avevo mai detto
a nessuno.


CAPITOLO 3.
 CAPITATO A TUTTE.

Chi  stato il primo? Non me lo hai mai detto.
Un amico dei miei genitori.
Ma dai. E com'era?
Aveva la barba, gli occhiali e dita spesse da piemontese.
Mi aveva insidiata fin da bambina, corteggiata, preparata per
anni. Poi mi ha attirata in casa sua e chiesto di fargli vedere le
tette.
A quanti anni ti sono cresciute? ha domandato Brenno,
gi mezzo addormentato.
A dodici, pi o meno. Mi sembravano gi enormi. Mi vergognavo
da morire, di queste tette. Ancora adesso sogno di
farmele ridurre, o di poterle mettere e togliere a mio piacimento,
a seconda dei vestiti e delle circostanze. Se sono con
te mi piace averle, ma quando sono vestita, o in giro per la
strada, preferirei una terza misura: sensuale ma discreta. Non
sai che tormento  avere seni cos grandi, gli uomini ti guardano
nei capezzoli invece che negli occhi. Da ragazzina, siccome
mia madre pensava che il reggiseno fosse un indumento
troppo da adulta per me, non potevo neppure correre
perch dondolavano. Camminavo gobba. Non ballavo. Tutti
volevano toccarmele.
E allora? Non divagare, vai avanti con il racconto. Brenno
era sdraiato sul letto, per traverso. Voglio i dettagli.
Avevo sbottonato il vestito estivo con cautela ed erano
saltate fuori. Mi facevano sempre male per l'immane sforzo
della crescita. Lui aveva bagnato un dito e me l'aveva passato
sulle punte. Per la prima volta in vita mia ho sentito l'onda
pesante e calda del sangue nel secondo chakra, e la sorpresa
mi ha fatto cedere le ginocchia. Se n' accorto, naturalmente.
Eravamo sul suo terrazzo, seduti per terra, ben protetti dalla
balaustra di cemento. Era luglio, la luce era accecante. Mi
facevo tantissime domande, non capivo che cosa potesse
succedere a quel punto. Doveva ben esserci qualcosa dopo,
ma cosa?
Non volevi saperlo, eppure speravi ci fosse. Tipico aveva
detto Brenno.
Infatti. Mi teneva la mano aperta sulle mutandine, mi
aveva chiesto di alzare la gonna. Avevo un vestitino rosa, le
mutande di cotone bianco alte fino in vita. Aveva scostato l'elastico,
chiesto se avevo peli, ne avevo pochissimi, non sapevo
se era prudente ammetterlo. La volta dopo aveva chiesto che
mi sdraiassi sul divano e allargassi le gambe.
Ti piaceva?
Oh s, questo era il guaio. Speravo ci fosse un dopo anche
questa volta, ma che lui non me lo mostrasse. Aveva invece
staccato il telefono e aveva chiesto che mi sollevassi per potermi
sfilare le mutande.
Avevi ubbidito?
S.
Esiste un modo per fare in modo che tu ubbidisca? aveva
esclamato Brenno tirando su la testa, interessato.
Mi aveva spostata sulla poltrona e sistemato le gambe sui
braccioli. Ringraziavo il cielo che non si accorgesse che ero
bagnata, pensavo fosse l'inizio di una malattia o di una reazione
chimica che gli avrebbe rivelato come ero debole io e
come era forte lui.
Non ti era mai successo? Dai.
S, certo che mi era successo.
Paziente, il tipo.
I vecchi porci sono sempre pazienti, Brenno. Tu, per
esempio, hai aspettato tutti questi anni. Potevamo farlo quando
eravamo ragazzi, no?
Allora eri imbranata. Ora sei sfacciata e linguacciuta. Mi
piacciono le femmine linguacciute.  una mia debolezza.
Comunque, se vuoi saperlo, avevo cominciato a piangere,
a pregarlo di che cosa non si sa, a smaniare letteralmente per
il dopo, che doveva esserci.
Ma non volevi saperlo.
S e no. Credo che lui immaginasse benissimo come mi
sentivo. Mi aveva rimessa in piedi, rifasciata nel mio involucro,
e poi con una pacca sul culo mi aveva accompagnata
all'ascensore, come se niente fosse successo, senza darmi un
appuntamento, senza commentare.
E tu aspettavi?
Certo. E mi ha fatto aspettare quindici giorni. Poi una sera
ha telefonato e chiesto a mio padre di mandarmi con dei
fogli a casa sua, che era proprio a fianco. Ci sono andata con
le ciabatte, e appena ho messo piede dentro l'appartamento
lui ha detto: Vorrei che ti spogliassi nuda, e io ho gridato:
No, nuda no, ho vergogna. Dopo una certa contrattazione
mi sono levata le ciabattine, i pantaloni e la camicetta, restando
in mutande.
Mutande di che colore?
Azzurre, stavolta. Lui si  accucciato e ha alitato sulle mutandine.
Tutto aveva reagito insieme, sai come succede.
S.
La bocca che si secca eccetera. Tutto quel bagnato imbarazzante.
Ma lo sai che  veramente ridicola questa storia del
bagnato?
E tu lo sai che cosa dico di solito a quelli che mi chiedono
com' stata la mia prima volta? Dico solo che  stato su una
barca, che avevo quindici anni e che mi  piaciuto moltissimo.
Fortunati mortali ha commentato Brenno, se la cavano
con poco. Continua, dai, ora che hai cominciato.
Anche lui rideva da morire di me, penso che gli piacesse
molto il fatto che ero buffa. Comunque a un certo punto mi ha
chiesto: Fammi vedere come lo fai da sola, piccolina.  stata
la parola piccolina a convincermi che quel che chiedeva era
adatto alla mia et. Cos l'ho fatto.
Ma Brenno, ormai, dormiva. Ero scesa dal letto e avevo
sorpreso la mia cagna sul divano, dove le era proibito salire.
Invece di farle la faccia brutta e sgridarla, mi ero seduta vicino
a lei e ci eravamo abbracciate.
Brenno non avrebbe mai saputo l'effetto che mi aveva fatto
ubbidire a quell'uomo. Quell'uomo si affacciava sopra la mia
spalla per guardare, e quello sguardo non mi aveva pi lasciata
sola, mentre amavo e ho sempre amato stare sola. Dopo,
anche quando i miei genitori uscivano di sera ed ero giudicata
troppo grande per chiedere alla tata di fermarsi, la solitudine
era ormai rovinata, perch lui sembrava seguirmi in qualunque
angolo, e quasi non riuscivo nemmeno a leggere, tanto
il suo occhio era indagatore. Non sapevo pi scrivere poesie
n disegnare. Soprattutto, ero separata dalle mie sorelle per
sempre, noi che eravamo state strette e calde come conigli in
una stia, noi due grandi e la piccola, bionda. La tata si lamentava
che qualcuno telefonava e poi buttava gi quando rispondeva.
Un grullo diceva, e poi dopo qualche tempo: Di
nuovo quel grullo. E allora sapevo di dover rispondere di persona,
dall'altra parte ci sarebbe stato lui. Erano tempi in cui
non si avevano derivazioni nelle case, nessuno poteva sentire
il suo racconto futuribile di quando ci saremmo ritrovati soli.
Solo quelle erano le notizie dirette che mi dava, perch per il
resto non avevo idea del suo numero di telefono o di quando
si sarebbe presentato per cena, da solo o con altri ospiti, trattandomi
proprio come una delle mie sorelle, con la stessa affettuosa
gentilezza, appena una punta di distacco ironico, in
omaggio al fatto che stavo per smettere di essere una bambina
e capivo forse qualche parola in pi.
Ho impiegato moltissimi anni a ricordare ed elaborare questo
periodo della mia infanzia, e anche ad attribuirgli l'influenza
che ha avuto su tutta la mia tormentata vita erotica e
sentimentale. Ci sono molte ragioni per cui ho dimenticato
e poi tenuto in un cono d'ombra l'esperienza, comune a molte,
di essere l'oggetto di un pedofilo rispettabile, un uomo di cui
tutti si fidavano. La prima  che in casa mia non usava lamentarsi,
era anzi considerato vergognoso da parte di chiunque
fuorch di mia madre, alla quale era concessa ogni cosa.
Immagino che mio padre vedesse una quantit di malati immaginari
nel suo studio e sapesse che cedere all'esagerazione
pregiudica fatalmente la guarigione. Pap citava sempre il
canto XVII del Paradiso, dove Cacciaguida si definisce tetragono
ai colpi di ventura. Quando ci sbucciavamo un ginocchio
o prendevamo una malattia esantematica, declamava i
versi del sommo poeta e diceva che dovevamo essere come
Cacciaguida. Ci toccava essere tetragone anche quando subivamo
un'ingiustizia a scuola e, in generale, era meglio che
importunassimo lui e la mamma con i nostri piccoli guai il
meno possibile, e la vita andasse avanti lieta e leggera com'era
nei favolosi anni Sessanta. Se sanguinavamo dal naso e ci
spaventavamo, pap si scopriva la coscia destra e mostrava
una cicatrice enorme, spiegandoci che era la ferita di una
spada da samurai cui era sopravvissuto durante la guerra,
senza un solo lamento. Gli credevo ciecamente, finch sarebbe
stata la nonna, un bel giorno, a mettersi a ridere assistendo
alla scena di Cacciaguida e dire che, invece, si era bruciato
da piccolo con l'acqua bollente e aveva pure strillato come un
porcellino.
Per questo non ho detto il mio tormento ad anima viva,
perch ero tetragona, e perch avevo paura che fosse tutta
colpa mia. La colpa della curiosit, e pure quella della vanit.
In quanto bambina contavo come una goccia di pioggia e, anche
se i miei genitori erano bravissime persone e mi volevano
bene, nessun adulto mi aveva mostrato cos tanto interesse
quanto il pedofilo. Quest'ultima cosa l'avrei capita pochi anni
dopo, quando entrai a far parte di un piccolo gruppo di autocoscienza
femminista dove ci raccontavamo a vicenda le nostre
brevi vite. L ho scoperto che quasi nessuna passa indenne
sotto la forca dei maschi. Preti, nonni, zii, portinai, cugini,
fratelli maggiori, non ce n'era una che si fosse salvata, avesse
chiesto aiuto, fosse scappata urlando e smascherando il porco
che le metteva le mani addosso, e mica solo le mani. Li odiavamo
senza riserve ma, mentre succedeva, eravamo ipnotizzate
come volpi dai fari nella notte, incapaci di muoverci. Questi
uomini avevano usato tutto il repertorio che poi avremmo
imparato a riconoscere: quei sussurri, i ricatti pronunciati con
dolcezza, come sei bella, sei tu la mia fidanzata,  il nostro segreto,
il mondo non capirebbe, non parlarne a nessuno, quando
sarai abbastanza grande ti porter via con me, dimmi che
ti piace, sei tu che mi sei venuta a cercare.
Una sola fra tutte noi raccont che aveva preso coraggio e
parlato con la mamma, quella aveva stretto le labbra e le aveva
dato un sacco di botte. Dal canto mio avevo considerato
l'idea di parlarne con la tata, che era comunista e veniva da
una famiglia di sindacalisti perseguitati e mandati al confino
dal fascismo. Ero sicura che avrebbe aspettato al varco l'amico
dei miei genitori e lo avrebbe ammazzato, per avevo paura
che l'avrebbero messa in prigione. La tata doveva aver passato
esperienze brutte durante l'occupazione tedesca, di cui
esplicitamente non ci avrebbe detto mai. Era l'unica che spiegava
almeno un po' le cose come stavano, a modo suo, e ci
mise in guardia dagli uomini dicendo che volevano tutti soltanto
quella cosa pelosa, frase incomprensibile a bambine
implumi. Pi avanti, con estrema gravit, ci avrebbe consigliato
di badare alla nostra vita prima di tutto il resto. Era entrata
in cameretta a distribuire i vestiti puliti da mettere la
mattina dopo per la scuola e, chiss perch, ci aveva spiegato
di punto in bianco come una ragazza, messa di fronte alla
scelta se morire o consegnare la signora, avrebbe fatto bene
a consegnare la signora, mordersi la lingua, stare zitta e ferma
per sperare di non essere picchiata o uccisa. La vita vale molto
di pi della signora, bimbe ci ammoniva. Lei aveva sposato
un uomo buono ma inaffidabile che navigava sempre, e del
quale non aveva notizie per mesi e mesi; tirava su due figli da
sola, lavorando dal mattino alla sera. Meglio un uomo inutile
che una bestia feroce, ricordatevelo ammoniva, e ci accarezzava
la testa.  morta vecchissima. Era sorda da tempo, ci
scambiavamo lettere perch era impossibile parlarsi al telefono.
Aveva fatto appena la terza elementare per scriveva benissimo,
mi pareva di essere nella sua cucina, con l'aroma di
rosmarino della minestra di fagioli che sobbolliva sul fornello,
di sedermi per terra e appoggiarle la testa sulle ginocchia, sul
grembiule umido, sentire di nuovo la sua carezza. Come tanti
altri, sono stata guarita dalle carezze, una carezza dopo l'altra,
carezze della mamma, delle tate, dei cani, delle zie, delle sorelle
e delle amiche. Poi ho incontrato Guru Dev, e sono arrivata
fino a qui.
Brenno aveva avuto cos tante donne, aveva imbrogliato
amanti e fidanzate, e si era fatto un'idea di come far durare un
amore. Secondo lui ci voleva insicurezza. Non eravamo fidanzati,
anche se non facevamo che cercarci e inseguirci, organizzando
miracoli per rivederci e disporre di qualche giorno.
Non era previsto essere fedeli, non avevamo frequentazioni in
comune, non comparivamo insieme in pubblico. Mantenevamo
una relazione segreta, un segreto ridicolo, almeno dal
canto mio, perch le persone che contavano per me sapevano
che stavo con lui. La ricetta di Brenno sar anche eccitante per
l'erotismo maschile, non lo so, certo  frustrante per una donna
vitale. A me d soddisfazione vedere che effetto fa il mio
fidanzato in tutte le varie situazioni, un po' come quando da
piccola giochi con Ken, il fidanzato di Barbie, e lo vesti da cacciatore,
da meccanico, da aviatore, mentre Barbie si dipinge le
unghie in accappatoio sul suo camper rosa.
Quando sono innamorata me ne accorgo perch rivesto il
mio amato con il pensiero. Individuo il tipo di camicia, calzoni,
giacca e scarpe che gli starebbero bene, glieli regalo, e a
poco a poco lo sistemo. A Brenno donavano le camicie senza
collo e i maglioni di cachemire. Non ho mai trionfato, invece,
sulle sue orrende giacche a vento da montagna in colori offensivi,
che avrei volentieri gettato in una scarpata. Ma un
bell'uomo con un abbigliamento decente  un peccato tenerlo
in casa. I vestiti adatti non sono fatti solo per essere tolti e
gettati sul pavimento. Sono fatti anche perch le amiche osservino
il tuo fidanzato e convengano che hai un gran culo, e
lui di pi. Ma con Brenno non esistevano le nuove situazioni,
solo questo ritmo sempre identico del viaggiare per ritrovarsi,
passare giorni a letto, condividere una gioia immensa, separarsi
di nuovo.
 
CAPITOLO 4.
LA TUA MAESTRA SEI TU.

Mentre tutto questo succedeva, la vita era molto pi
grande.
Frequentavo un corso per diventare istruttrice di kundalini
yoga, dopo anni che studiavo e praticavo questa straordinaria
arte della conoscenza. Il training per diventare insegnante 
lungo, costoso e mette a dura prova anche chi, come me, non
comincia da zero. Gli insegnamenti sono innumerevoli, richiedono
allo studente di praticare con costanza e dedizione.
La formazione si tiene nei weekend, e di solito proprio nel
weekend del teacher training si viene tentati da alternative cogenti
o meravigliose, inviti imperdibili, necessit superiori:
febbre alta, amiche disperate, la prima giornata di primavera
dopo un inverno duro, un invito a cena con il proprio scrittore
preferito, il cane ammalato, un concerto di Patti Smith. E si
rinuncia. Rinuncia dopo rinuncia, sottomissione dopo sottomissione,
si diventa insegnanti. Si prova a diventare vuoti,
neutrali, stabili e sensibili agli studenti. Si impara a servire.
Yogi Bhajan Singh, che ha aperto la via del kundalini yoga in
Occidente, lo dice cos: Tu sei il lustrascarpe e devi far brillare
l'anima delle persone. Chi credevi di essere? Forza, sbrigati
con quella spazzola.
Avevo cominciato a praticare yoga dieci anni prima, per
caso, su suggerimento di un'amica benedetta. Siccome ingrassavo,
un processo che poi si sarebbe rivelato inarrestabile,
mi ero inflitta una punizione. Avevo comprato un corso di
step in una palestra che si chiamava Body and Soul. Tre volte
a settimana, per un'ora, salivo e scendevo da uno scalino,
un'attivit da dementi. Per raggiungere Body and Soul passavo
a piedi davanti a una porta arancione, sopra c'era scritto
KUNDALINI YOGA, STRESS REDUCTION. PRIMA LEZIONE GRATUITA. Una
sera, invece di proseguire alla volta dello scalino, mi sono fermata.
La lezione era stata fisicamente durissima, mi aveva costretta
a muovere parti del corpo che non sapevo di avere, ma
la pratica mi calzava come un guanto. Da allora non ho mai
pi smesso. Adesso che sono diventata a mia volta istruttrice,
offro sempre una lezione di prova gratuita ai nuovi studenti,
in ricordo della mia buona sorte.
Dopo un anno da quella prima sera ho incontrato Guru
Dev Singh, una delle persone pi importanti della mia vita.
Gli sono capitata in casa un gioved, quando la sua mensa 
aperta a tutti. Si raccontava la favola di Mushkil Gusha(*), una
favola magica della tradizione sufi, sempre diversa e sempre
uguale, e che risolve i problemi pratici. Mi servivano i soldi
per un'automobile, per questo ero andata. Guru Dev mi era
apparso come un messicano altissimo con una folta barba nera
e una pelle meravigliosa. Nei suoi occhi brillava una sostanziosa
luce di divertimento. La tavola era ricca, il cibo servito
con grazia dalla figlia. Lui non mi guard mai, n mi
parl. La mattina dopo, al risveglio, ero innamorata di lui.
Avevo telefonato in giro, chiedendo dove insegnasse. Teneva
una classe di meditazione la sera stessa, in un appartamento
del centro di Roma. Ero arrivata l per tempo, mi ero seduta
per terra insieme agli altri, degli sconosciuti. Guru Dev mi
aveva accolta come una vecchia amica, lasciandomi imbarazzata
ed estasiata. Parlava a voce bassissima in una sorta di
interlingua fra l'italiano e lo spagnolo, che si sarebbe poi rivelata
molto divertente e comunicativa - ma ci sono voluti anni
perch la imparassi, e tuttora al telefono non sono in grado di
capirla. E poi, perch sussurrava? Non lo so con certezza, sono
giunta alla conclusione che si trattasse di un esercizio per
il terzo occhio, l'intuizione, e pure per il terzo orecchio, la capacit
di udire l'inudibile, ovvero saper comprendere attraverso
l'ascolto ci che  al di l del manifestato.
In quel tempo, per, cercavo solo di afferrare con le orecchie
quello che Guru Dev Singh sussurrava: Perch crees en
el pecado? Non hay pecado. Siete pezzetti de piedra tirados
su una spiaggia interminable, a nessuno importa si estas aqui
o l, si estas su o gi.
Poneva domande alle quali sembrava di poter rispondere
facilmente, ma lui ribaltava l'ovvio con un movimento impercettibile:
Siete responsabili di quello che dite o che fate?
Noi, felici di conoscere almeno una risposta giusta: S!
No ribatteva lui. Ve mueve qualcosa mas profundo, che
depende dallo spazio e dal campo en el que te encuentras. No
te tomas troppo sul serio. Recuerda en todo moment que
estas in una pelicula. Godetevi l'espetacolo, ridete.
La mia mente avida e sempre in movimento si spalancava
per la gioia e la meraviglia. Cercavo di rammentare consigli
altrettanto buoni, e trovavo a malapena l'Ecclesiaste:
Cos io ho lodato la gioia, perch non c' per l'uomo altro bene
sotto il sole, fuori del mangiare, del bere e del gioire; questo  quello
che lo accompagner in mezzo al suo lavoro, durante i giorni di
vita che Dio gli d sotto il sole.
Nel corso di quell'inverno ero rimasta senza soldi, ma volevo
partecipare al seminario di Sat Nam Rasayan, l'arte della
cura, che Guru Dev Singh teneva ad Assisi un po' prima di
ogni Natale. Mi ero ricordata della favola magica sempre diversa
e sempre uguale che risolve i problemi pratici, e avevo
cominciato a cucinare per riunire amiche e amici di gioved;
ripetevamo la favola magica con devozione, chiedevamo l'intervento
di Mushkil Gusha. Avevo cercato i testi sul sufismo e
scoperto che, anticamente, i mistici hunaf, custodi della
tradizione gnostica, erano convinti che le pratiche gemelle della
salat, l'esercizio d'attenzione o di ricordo, e della zakat, servizio
disinteressato reso al prossimo, fossero la radice quadrata
di tutte le pratiche spirituali che conducono alla purificazione
della psiche, alla realizzazione interiore e all'illuminazione.
L'antica storia di Mushkil Gusha  una sorta di reliquiario di
questa pratica scrive Idries Shah, in un vecchio libro che si
intitola Caravan of Dreams. La ripetizione e la contemplazione
della storia di Mushkil Gusha o d'altri poemi mistici  una
forma di salat, abilita un discepolo a mettersi in contatto o a
comunicare con il Maestro Assente o Invisibile; invece le offerte
o i servizi resi nel nome di Mushkil Gusha sono una forma
di zakat. Mushkil Gusha promette che chi esegue questa
pratica trover la sua strada.
La storia di Mushkil Gusha  un racconto molto lungo, e
non finir mai. Ha molte forme, ma non tutte sono chiamate
storie di Mushkil Gusha, perci la gente non le riconosce. Eppure
 grazie a Mushkil Gusha che questa storia, la sua storia,
viene ricordata in qualsiasi parte del mondo, giorno e notte,
ovunque vi siano esseri umani. Cos come la sua storia  stata
sempre recitata, cos sar sempre raccontata, per sempre.
E infatti, grazie a Mushkil Gusha, per sempre sia benedetto
e ripetuto il suo Nome, trovai il denaro che mi serviva, e
sbarcai ad Assisi in una ventosa sera di dicembre. In Umbria
c'era appena stato il terremoto e si temevano altre scosse, ma
Guru Dev era serafico. Eravamo una cinquantina, abitavamo
e studiavamo in un piccolo albergo sulla collina, a due passi
dagli affreschi di Giotto danneggiati. I proprietari dell'albergo
erano stupiti e grati che Guru Dev fosse tornato con il suo
drappello di studenti nonostante tremiti e crolli. Studiavamo
duramente tutto il giorno, andavamo a letto al tramonto e ci
alzavamo alle quattro. Poi meditavamo per due ore e mezza.
Mi scappava la pip, sentivo freddo, non riuscivo a entrarci e
mi annoiavo tantissimo. Eppure non mi muovevo, e mi sarei
seduta di nuovo allo stesso posto il mattino dopo, forse tutte
le mattine. In quelle ore estenuanti c'era uno stare pi vivo,
una nitida presenza a me stessa, eppure noncurante, come se
i confini del mio essere svanissero. C'era il vuoto promettente
di una bambina, dei pomeriggi d'estate, il gioco dell'acqua sui
sassi al torrente - sempre, sempre avevo voluto ritornare l.
A tratti, verso la fine di quella settimana, lampi di chiarezza illuminavano
lo smarrimento. L'orizzonte si allargava, svelando
un'ampiezza maggiore di panorama. Dice il presidente Mao
che tutti possiamo guardare il mondo come da cavallo e
Guru Dev Singh era il mio condottiero. Cavalcavo dietro di
lui, cadevo, mi rialzavo, mangiavo la sua polvere.
Frequentavo ogni lezione che Guru Dev Singh teneva a Roma,
interrompevo, domandavo, facevo perdere tempo a tutti. Solo
ora mi rendo conto di quanto fossi molesta e pazza, della tolleranza,
della pazienza che quel gruppo ha usato con me. Andavo
a chiedere a Guru Dev Singh di suggerirmi una meditazione
quotidiana, lui me la spiegava. Tornata a casa mi chiudevo in
camera e provavo a meditare. Da sola, a tu per tu con me stessa,
mi sentivo ridicola e smettevo.
La volta dopo, quando Guru Dev tornava dai suoi giri per
il mondo, gli confessavo le mie mancanze: Guru Dev, non
l'ho mica fatta la meditazione che mi hai dato.
Lui rideva: Bonita, que me importa? Io la mia l'ho fatta
tutti i giorni.
Pu sembrare una risposta cinica, invece  compassionevole.
Guru Dev  molto affettuoso, tratta i suoi studenti come persone
di famiglia, a Roma  chiamato lo Zio. Quando l'ha saputo,
ha commentato: Per fortuna non mi chiamate il Nonno.
Chiariamo subito che Guru Dev non si chiama cos perch
si picca di essere un guru: il suo, in punjabi,  un nome comune,
come sarebbe da noi chiamarsi Giovanni. Guru Dev vuol
dire saggezza trasparente. Guru significa dal buio alla luce
e Dev  l'aggettivo degli angeli, esseri immateriali.
Guru Dev  un grande guaritore, maestro di meditazione e
di Sat Nam Rasayan, un'arte della cura attraverso l'ascolto e la
contemplazione.  messicano, da giovane ha incontrato un
maestro sikh, per amor suo si  convertito al sikhismo, ha
messo il turbante e non se l' levato pi. Il lignaggio del Sat
Nam Rasayan  arrivato a Guru Dev Singh attraverso il suo
maestro, Yogi Bhajan Singh, che lo ha autorizzato a insegnarlo
con le parole per la prima volta. In cinquecento anni era
stato sempre tramandato in silenzio.
Io definisco Guru Dev Singh il mio maestro, dal momento
che ho imparato da lui il poco che sono riuscita a imparare,
per, se glielo dicessi, certamente alzerebbe un sopracciglio, e
risponderebbe: La tua maestra sei tu. Ha anche l'abitudine di
dire: Sono solo un pappagallo. Ripete quello che gli ha trasmesso
Yogi Bhajan, che ha cominciato a diffondere il kundalini
yoga alla fine degli anni Sessanta, negli Stati Uniti. Ma Yogi
Bhajan viveva in India e poi in New Mexico, mentre Guru Dev,
nonostante sia nato a Puebla, in Messico, da oltre trent'anni ha
una casa vicino a Roma: per quanto insegni e curi in tutto il
mondo, prima o poi torna sempre, e io ho approfittato spesso
della sua compassione nei momenti duri.
Rendere stabile una pratica  difficile. Mi sono abbattuta e
risollevata innumerevoli volte e potrebbe anche essere cos
per sempre. Non saltare un giorno, non scoraggiarsi, non annoiarsi,
non trovare giustificazioni ragionevoli e sofisticate
forse  fuori dalla mia portata. Un tempo mi rimproveravo, e
siccome avevo interrotto la meditazione mi dicevo che ormai
era tutto gettato al vento, inutile riprendere, avevo sprecato la
mia possibilit. Questo meccanismo per me  abituale, lo uso
per giustificare le mie debolezze. Comincio innumerevoli diete
disintossicanti e dimagranti durante l'anno, magari tengo
duro per venti giorni, poi vengo invitata a cena fuori e mangio
tutto quello che arriva in tavola, bevo perfino il vino. Allora
penso che ormai la dieta  rovinata e non c' niente da recuperare,
tanto vale fare merenda. A salvarmi da questa ipocrisia,
senza neppure saperlo,  stata la mia amica Narayan Kaur,
una delle donne che pi ammiro su questa terra. Narayan 
naturale, onesta e generosa, proprio come vorrei essere io.  la
governante della casa romana di Guru Dev Singh e quindi mi
ero fatta l'idea che praticasse ore e ore ogni giorno, essendo
ben al di l delle mie insicurezze e debolezze. Invece una mattina,
mentre zappettavamo il suo orto, ha detto di essere molto
felice perch non le facevano pi male le ginocchia, siccome
aveva ricominciato a praticare dopo dieci anni. Dopo
dieci anni? Hai detto proprio dieci? S, avevo capito bene. La
sera stessa mi ero addentrata nello studio di un libro sulla dieta
a zona. L'autore, che immagino sottile come un giunco,
scrive: Se un giorno combinate un casino con la dieta non
fateci caso, succede a tutti, il giorno dopo rimettetevi in riga
senza infliggervi rimproveri o punizioni.
E insomma, il tormento fa parte integrante del percorso.
Perch il percorso verso la meditazione stabile - e pure la
snellezza - comprende perdonare se stessi, accettare i propri
limiti, le debolezze, la propria imperfetta umanit. Oggi,
vent'anni dopo quella conversazione nell'orto di Narayan, sono
molto pi costante di un tempo. Anche se stamattina ho
saltato perch avevo fretta e il bassotto mi mordicchiava le
caviglie per l'urgenza di uscire, stasera prima di addormentarmi
mediter. La sera non  il momento perfetto, ma  comunque
un momento. Domani far di meglio, o far di peggio,
comunque non lascer mai cadere l'intenzione, n mi considerer
un caso inguaribile. Con il tempo sono diventata consapevole
che la disciplina  molto intralciata dal moralismo.
Essere costanti  una virt morale astratta, si crede che abbia
a che fare con la forza di volont e che chi non ha forza di
volont sia indegno di stima. Nella pratica la forza di volont
serve, talvolta, solo per sedersi e cominciare, mentre  essenziale
l'amore di s. A questo mi ha portato Guru Dev Singh in
modo mirabilmente benevolo e semplice. Ogni volta che riaprivamo
gli occhi dopo una meditazione lui sorrideva e chiedeva:
Better now? S o no? Rispondevamo sempre di s. Lui
ribatteva: Perch non lo fate ogni giorno? Gi: perch?
Non c' nessuno, fuori, che mi giudica brava o cattiva, ma
so perfettamente che sto meglio se pratico yoga e medito, ovvero
mi impegno in un kriya. Il corpo sta meglio, il sistema
nervoso  capace di maggiore tolleranza e questo riduce la
sofferenza, la resistenza al flusso della realt diminuisce, c'
meno attrito. Molte volte sono uscita dal buco di inattivit e
vergogna praticando una breve sequenza per amare me stessa
ed essere consapevole che in quanto essere umano merito cose
buone, a prescindere da come mi comporto. Nel kundalini
yoga una sequenza si chiama kriya, parola che deriva dal sanscrito
e significa fare, con il corpo e con la mente. Un kriya
 composto da movimenti e posizioni del corpo e delle mani,
respiro e bandha, fissaggi posturali tipici dello yoga.
Forse sono volenterosa, ma soprattutto sono fortunata:
molte e molti mi hanno insegnato quel che sapevano, o ci
hanno provato. Non avrei fatto un solo passo avanti senza la
generosit delle donne pi anziane, le insegnanti di scuola, le
giornaliste esperte con cui ho lavorato, le pensatrici femministe
limpide e visionarie. Eppure, finch non ho incontrato
Guru Dev, non avevo dedicato un pensiero all'ipotesi di seguire
un maestro spirituale, perch la sola idea mi ispirava
diffidenza. Negli ultimi quarant'anni l'Occidente  stato sommerso
da un'ondata di informazioni spirituali; perfino le Nazioni
Unite offrono classi di meditazione, nelle grandi aziende
americane si insegna yoga per migliorare il rendimento dei
manager, celebrit come Richard Gere fanno da testimonial al
Dalai Lama e alla causa tibetana.
Guardo con sospetto lo spirito diventare un affare d'oro, la
New Age rivelarsi un'industria dai grandi fatturati, e la verit
esposta come una merce come le altre. Per spiritualit s'intendono,
ormai, le pratiche pi diverse e discutibili. Il linguaggio
delle tradizioni sacre e mistiche, dove il suono ha un potere
immenso e ci sono parole che si possono appena sussurrare,
 banalizzato, masticato dall'uso corrente, separato dal suo
significato. Ho avuto un moto d'irritazione quando, nel bagno
di un circolo femminista, ho trovato un foglio scritto a mano
che diceva: LA PI GRANDE MORALIT  TIRARE L'ACQUA AL CESSO.
Per sotto, a piccoli caratteri, tutti noi che facevamo pip venivamo
informati che si trattava del motto di un monastero
buddista. Questo episodio ha avviato un treno di pensieri.
Quando ho bisogno di riflettere su un dilemma etico o esistenziale,
ormai pulisco il gabinetto. Nei momenti di crisi il
mio bagno scintilla come quelli della pubblicit. In un libro
americano, sfogliato per caso all'aeroporto di Atlanta dove,
durante una traversata dei continenti, avevo fatto scalo per
una notte perch in cielo infuriava un tifone, avevo trovato
poche parole del maestro buddista John Kornfield: Non puoi
andare in estasi, se non sai fare il bucato. Avevo cercato il
significato di questa frase. Forse una sorta di adattamento
moderno a qualcosa di antico, al motto benedettino ora et
labora, prega e lavora? Mi era sempre piaciuto e, anche se non
pregavo, lavoravo moltissimo. Non tocca dunque rasarsi il
cranio e vivere in una caverna per rasserenarsi? La pratica spirituale
si trova nella vita di ogni giorno? Forse si tratta di quella
vecchia storia, che Dio  nelle piccole cose. Non credevo in
Dio, dunque restavano le piccole cose, nude.
Avevo, in quegli anni, un buon impiego governativo, che
mi port per la prima volta a San Francisco perch facevo parte
di una delegazione che studiava come le municipalit progressiste
combattono la tratta di donne e bambini e lo sfruttamento
della prostituzione. In California le vittime erano
ospitate e protette in case il cui indirizzo  riservatissimo, di
solito appartamenti con sbarre alle finestre, in periferie degradate.
La prostituzione  reato, anche i clienti sono puniti, e
costretti a frequentare un corso di rieducazione presso il commissariato
del loro quartiere. In una sorta di aula scolastica,
dentro la centrale di polizia, maschi di tutte le et e le estrazioni
sociali erano obbligati ad ascoltare prostitute redente
mentre spiegavano che cosa realmente pensano dei clienti,
ovvero che non comprano sesso ma un abuso sessuale.
Io ero ospite al consolato italiano dove, nel pomeriggio,
lavoravo a una relazione per il governo, cercando di infondere
in quel documento ufficiale tutti i miei dubbi sul moralismo
yankee, tenendo in disparte l'innegabile soddisfazione che la
scena in commissariato mi procurava. La sera, dopo il lavoro,
mi sarebbe piaciuto uscire, mentre avrei dovuto rispettare il
cerimoniale e ottemperare agli obblighi mondani. Ma in quella
citt abitavano due zii assai cari a mio padre, dovevo loro
una visita. Mi facevo lasciare dall'autista davanti al portone,
salivo mezz'ora a salutare. Erano due ricchi omosessuali siciliani,
quando avevo appena sei anni loro erano fuggiti dall'Italia
per evitare di dover nascondere il loro amore. Bevevo un
drink con loro, parlavamo un po' in italiano, e poi me ne andavo
a piedi per i fatti miei.
Una sera ero scesa al trotto da Nob Hill verso North Beach
e poi avevo raggiunto la mia vera meta, la bella libreria City
Light. Persa fra gli scaffali, seguivo tuttavia con gli occhi un
ragazzo riccio, in pantaloni corti e sandali, che frugava fra i
libri spirituali. Per rimirarlo da vicino avevo raggiunto la stessa
sezione, mi era capitato in mano un libro di Pema Chdrn,
una monaca buddista. Avevo letto: Tutte le azioni contano. E
anche ogni pensiero e ogni emozione contano. Questo  l'unico
sentiero che abbiamo. Ed  su questo sentiero che piano
piano iniziamo a capire perch meditiamo. Un'altra occhiata
alle spalle muscolose del tipo che stavo filando, e lui mi era
venuto incontro. Balzo di gioia: il buddismo fa un effetto immediato,
avevo pensato compiaciuta.
La smetti di fissarmi? aveva chiesto lui, aggressivo. Non
hai mai visto un sordo in vita tua?
Non l'avevo certo notato per le sue orecchie, n avevo fatto
caso all'impianto acustico di metallo che le circondava.
Ogni azione conta: anche quelle che non fai?
Avevo archiviato il buddismo, e tuttavia comprato il libro.
Pochi passi dopo la City Light, al Caff Trieste, fondato da
un emigrante istriano nel 1956 e rimasto tale e quale, ritrovo
abituale degli artisti della Beat Generation, locale mitico dove
Francis Ford Coppola ha scritto la sceneggiatura del Padrino, c'
un juke-box di canzoni italiane degli anni Sessanta e di pezzi
d'opera. Avevo infilato una moneta nella feritoia e selezionato
la pi famosa aria della Madama Butterfly. Alle prime note
cantate dalla voce sovrumana di Maria Callas, in sala si era fatto
silenzio. Avevo scelto un tavolino appartato, e riaperto il libro:
Saremo qui su questa Terra solo per un breve periodo. Anche
se dovessimo vivere sino a centootto anni, la nostra vita sarebbe
comunque troppo breve per vederne tutte le meraviglie. La
pratica consiste in ogni atto, ogni pensiero, ogni parola che
pronunciamo. Siamo pronti a guardarci mentre cadiamo, e a
farlo senza imbarazzo? Aspiriamo quanto meno a non considerare
noi stessi un problema ma semplicemente un essere
umano come tutti gli altri, che potrebbe scegliere, proprio nel
momento in cui sta per cadere, di darsi tregua e di smetterla di
essere cos prevedibile? La mia esperienza  che solo prendendo
questa strada i pensieri iniziano a rallentare. Sembra che ci
sia molto pi spazio per respirare, pi spazio per danzare, e
molta pi felicit.
Mi ero subito convertita, ero andata a ballare la sera stessa.
Negli anni successivi avevo letto, qui e l, tutto quello che
capitava. Procedevo a caso, senza incontrare qualcuno con cui
spartire le mie riflessioni. Non cercavo un credo religioso, ma
non conoscevo chi sapesse indicare un altro sentiero. La meta
prescritta, l'illuminazione, mi appariva come un concetto astratto,
non potevo immaginarla. O forse non andava immaginata?
Leggevo le parole di Osho Rajneesh in un libro prestato da
una sua simpatica discepola, incontrata nuda su un'isola greca:
L'illuminazione  sempre simile a un incidente, perch 
imprevedibile - non la puoi organizzare, non ne puoi causare
l'avvento. Ma non fraintendermi; infatti, quando dico che l'illuminazione
 proprio simile a un incidente, non sto dicendo
di non fare nulla per conseguirla. Quell'incidente accade solo
a coloro che hanno fatto moltissimo per realizzarlo - ma non
accade mai quale conseguenza del loro agire. Dunque ci
che andavo cercando non era altro che un salto, una sorta di
trasformazione magnetica?
Per me  facile avere fiducia nella parola scritta, ho sempre
trovato nei libri quasi tutto quello che serve, e i pi grandi
piaceri. Ma da quando ho incontrato Guru Dev Singh ho
smesso di consultare libri spirituali. Mi sono spiegata questo
fenomeno, nel mio caso stranissimo, con il potere dell'esperienza
che ha sopraffatto il desiderio di conoscenza, rendendolo
quasi superfluo.
Nella cultura occidentale le figure autorevoli, anche quelle
spirituali, sono spesso molto squalificate dall'avidit, dall'ipocrisia
e dall'egoismo. La mia generazione, dapprima cos illusa
sul potere di cambiare il mondo,  stata sconfitta. Molti si
sono ritirati nello scetticismo, e nella paura di essere sfruttati
da figure paterne e materne manipolatorie. Volendo restare
indipendenti stiamo diventando rigidi. Guru Dev mi ha sempre
colpito proprio per l'assenza di autoritarismo; lui dice che
 una questione di carattere. A me sembra una virt e mi sento
accolta, non giudicata. Le sue parole arrivano alla coscienza
anche quando non le capisco razionalmente. Nulla vuole da
me: n denaro, n appartenenza, n fede, e condivide il suo
sapere con larghezza e magnanimit. In tutte le religioni che
conosco, invece, gli insegnanti somministrano materie che gli
allievi non conoscono, chiedono di credere, poich non c'
modo di mostrare quel che insegnano nella sfera dell'esperienza.
Neppure l'insegnante le ha conosciute: ha creduto, ora
trasmette il suo credo. Grazie alla guida di Guru Dev, mi sono
resa conto di non sapere nulla, di coltivare un'immagine di
me falsa, fragile come l'ala di una mosca. Mi ero pensata forte,
capace di resistere agli scossoni della sorte. Accettando di
scendere in profondit, nel reale, ho visto la mia immensa
paura. Quando ero sul punto di precipitare, la mano di Guru
Dev mi ha sostenuta, mi ha fatto sentire la gratitudine di essere
in questa vita, mi ha connessa con i maestri che avevo
incontrato nel corso del tempo. Perfino i poeti mandati a memoria
negli anni di formazione saltavano fuori all'improvviso,
mentre meditavo. Il beneamato Garca Lorca mi incoraggiava
durante una classe di meditazione nella quale non riuscivo a
restare stabile pi di due o tre minuti alla volta:
La mia infanzia era un topo che fuggiva attraverso un giardino
oscurissimo,
un topo soddisfatto,
bagnato dalla semplice acqua,
un topo per l'assalto delle grandi botteghe
e che portava un'asticella d'oro tra i piccoli denti.
Da dove salta fuori l'asticella d'oro, questa sorta di ritorno,
di ricongiungimento con me stessa? Un anno, durante le vacanze
di Natale, mia madre mi aveva chiesto di mettere ordine
fra diari e quaderni di scuola rimasti nella casa in cui ero
cresciuta, e che stava per essere venduta. Ne avevo trovato
uno di cui non mi ricordavo. Su ogni pagina, ritagliate alla
bell'e meglio, la bambina che ero stata aveva incollato le fotografie
in bianco e nero di due occidentali che eseguivano un
certo numero di asana. Le didascalie, scritte nello stile tipico
dei rotocalchi popolari degli anni Sessanta, dicevano che si
trattava di Joel Kramer e di Andr Van Lysebeth, e presentavano
questi due pionieri occidentali dello yoga come dei fenomeni
da baraccone, definendoli fachiri. Non conservo
traccia delle ragioni per cui avevo creato quell'album e l'avevo
tenuto quarant'anni senza mai riguardarlo. Di recente mi 
capitato di essere presentata a Joel Kramer a Bolinas, storica
comunit hippie californiana dove vive con la moglie Diana
Alstad. Sulle pareti del loro fantasioso cottage sul freddo mare
della California ho visto incorniciate le fotografie in cui Joel
eseguiva le asana di hata yoga, proprio quelle che avevo ritagliato
da piccola, e poi conservato. Allora l'ho abbracciato di
slancio.
Joel e Diana erano molto anziani, avevano una vasca riscaldata
in terrazza dove immergersi sul far della sera fumando
marijuana nelle pipe di radica; del resto la California  piena di
questi vecchi meravigliosi che sono stati nella controcultura e
non hanno tradito la loro giovinezza. Facciamo ancora quasi
tutto ha detto Diana, stringendo fra le sue la mano del marito
e, credo, strizzandogli l'occhio.


CAPITOLO 5.
LA NATURALEZZA MASCOLINA.

Avevo la pratica, avevo il femminismo, e anche se l'amore mi
faceva paura non credevo che potesse davvero danneggiarmi,
perch io e Brenno eravamo amici. Non aveva dovuto guadagnarsi
la mia fiducia come quelli che l'avevano preceduto, n
aveva rischiato che gliela negassi. La confidenza era gi bell'e
fatta, da quando eravamo ragazzini. Ripensavo agli anni di Londra,
mi sembrava che qualcosa di quel tempo ci fosse restituito.
Per sincronicit avevo perfino ritrovato l'unica altra ragazza
italiana incontrata al topless bar di Piccadilly Circus. Il responsabile
delle assunzioni l'aveva selezionata per come portava
le sue tette a pera, non tanto per le tette in s. Perch
quella ragazza, una delle prime a tagliarsi i capelli e farsi la
cresta di una tinta ingiuriosa, esibiva le sue sembianze come
una regina che concede ai sudditi di posare su di lei tremule
occhiate adoranti. Avevo saputo per caso che si era trasferita
in Francia, insieme al marito e a ben quattro figli. Ero andata
a trovarla e scoperto che, nel frattempo, pure lei era diventata
una meditante. Cos ci eravamo un po' vantate del nostro distacco,
sentendoci molto furbe ed essendo, invece, due patetiche
esibizioniste. Nel giro di pochi mesi ci saremmo telefonate
per confessarci a vicenda un disastro in corso con gli
uomini, un disastro che si somigliava parecchio dall'una e
dall'altra parte dell'etere. In ricordo dei giorni trascorsi insieme
a ritrovarci e a guardare la Costa Azzurra dall'alto, avevo
scritto per lei un poemetto.
Le maniglie dell'amore
Sdraiata sulla spiaggia di sassi
in qualche posto, a casa,
nascosta dietro gli occhiali da sole
guardi gli uomini uno per uno
davanti e dietro
e scarti, come me, i muscolosi e i ben curati.
Se tutti questi maschi fossero su un catalogo,
se potessimo dire a un banditore, indicandoli,
Vogliamo questo, questo e quest'altro ancora,
prenderemmo quelli carnosi
segnati dal cattivo carattere, dal fallimento,
dalla stranezza
e ce li spartiremmo da buone amiche.
Gente del nostro calibro, mia sempre bella,
con la pancia, il pelo, le maniglie dell'amore,
sudati e pesanti,
mandati al confino dal fascismo estetico
per aver perso tempo sui libri e non in palestra,
essere stati a letto a girarsene una con le donne,
o con i loro simili.
Al primo sguardo,
se solo ci facessimo guardare,
ci riconoscerebbero.
Siamo quelle che si sono lasciate andare nella forma matura,
che non sono partite per la guerra del corpo,
denti cos cos, grandi culi ondeggianti,
difficili ma al dunque di poche pretese,
poich di altro non vale la pena.
Vedi, ancora ci scalano come alberi
figli nostri e non nostri,
creature venute tardi e da padri balordi
dormono sui nostri rami, rubano frutta,
incidono cuori e nomi sul tronco.
E i ragazzi snelli che ci sono piaciuti,
quelli che si riversavano dentro di noi gridando
nella stagione fertile del pieno giorno,
di rado, ormai, vincono numeri fortunati
alla pesca del dolce amore senza speranze,
dell'accoppiamento senza scopo.
Ero cos sciocca, a quei tempi, che avrei voluto essere amica
di Guru Dev, e gli offrivo quel che trovavo di meglio. Gli
leggevo a voce alta il mio scritto preferito di Cristina Campo,
Attenzione e poesia. Guru Dev  un gentiluomo, restava immobile
e sorrideva come alle recite dei bambini. Ma quando gli
avevo letto questo poemetto aveva socchiuso gli occhi e aveva
sussurrato: Es belisimo.
Quella volta ero andata a cercare Guru Dev per sfruttarlo
come oracolo, biecamente, perch non mi raccapezzavo pi
nei miei sentimenti e negli avvenimenti dell'amore. Sapevo
che qualcosa non andava, con Brenno. Intendiamoci, ero attaccatissima
a quell'uomo, ma la pessima sensazione era nettissima,
allarmante. Forse lo avrebbe saputo Guru Dev? Guru
Dev lo sapeva, e non vedeva l'ora di torturarmi.
Vuoi essere amata fedelmente aveva osservato Guru
Dev senza guardarmi.
S, gli avevo confermato.
Como pu succedere aveva chiesto lui, se l'hombre 
sostanzialmente infedel?
Eravamo a Milano per due giorni di meditazione, e facevamo
colazione a casa di Sangeet, un'altra insegnante di yoga.
Questa donna eccellente ascoltava la conversazione mentre
serviva il cibo e, a un certo punto, aveva chiesto: Come
spieghi allora le storie che durano?
Guru Dev aveva scosso la testa: Non ne conosco. A meno
che aveva precisato, l'uomo non sottometta il principio naturale
a una griglia culturale.
Volendo un uomo fedele, Sangeet e io avremmo potuto fidanzarci
con un mistico, devoto non a noi, ma a una disciplina.
Oppure buscateve un novio tennista, un atleta che risparmia
la testosterona por vincere.
Dunque il tradimento  inevitabile?
Quando tu hombre te tradisce devi chiederti solo se la
relacion  ancora abbastanza stimulante per restare con lui
oppure no.
A questa notizia, Sangeet aveva posato la teiera, si era seduta
sull'orlo di una sedia ed era intervenuta direttamente:
Non posso chiedere a nessuno di essere fedele?
No aveva ripetuto Guru Dev. Ma resta nel rapporto solo
se l'altro  ancora capace di mantener uno spazio che te
soddisfa.
Con Sangeet ci scambiavamo occhiate perplesse, e ancora
non sapevamo che cosa ci aspettava.
Subito dopo, Guru Dev aveva raccontato questa storia:
Nel Sessantotto avevo vent'anni. Andavo a feste di tre
giorni dove facevamo lo scambio delle coppie. Volevamo
rompere los tab de los aos Cincuenta, que erano orrendos.
Era tutto molto fresco, muy sano. E la motivacin central
non era el sexo, quanto piuttosto capire como funzionavamo.
Era un gioco anarchista che sfidava el sentimiento
del possesso.
Una volta che gli avevo raccontato di essere uscita contenta
e anche un po' scossa da una sorta di ammucchiata a
sorpresa fra donne, mi aveva detto che le orge sono un gioco
in cui o si entra da una porta stretta e si esce da una porta
larga, oppure viceversa, una conclusione cui lui era giunto
gi da ragazzo: A un certo punto, il settanta per cento dei
partecipanti alle feste con scambio delle coppie usciva da l e
sposava la donna con cui era entrato. Gli anni Sessanta erano
finiti.
Sangeet e io eravamo a bocca aperta. Ma Guru Dev Singh
se la godeva moltissimo: A quel tempo le relazioni fra gli
uomini e le donne erano molto ricche, ragazzi e ragazze stavano
insieme per passare tiempo feliz. Erano relanciones essenzial,
vital. Oggi le relaciones de coppia sono in crisi perch
la necessit di credere in questa istituzione  superata dall'esperienza.
L'idea che tu appartieni a qualcuno, e che qualcuno
appartiene a te,  finita, ovunque potete vedere che non
funziona pi.
Ma questo provoca moltissima sofferenza diceva Sangeet
Kaur.
S aveva ammesso Guru Dev. Avvolgeva piccole porzioni
di lenticchie stufate nel chapati e le masticava con cura. Guardando
le nostre facce desolate, aveva aggiunto: Molte persone
stanno male perch non accettano che il gioco  cambiato.
Quando lo capiscono e si adattano, allora si arricchiscono.
A volte  veramente difficile avere un maestro, pensavo
dopo quella conversazione. Guru Dev aveva giudicato che
Sangeet e io avessimo le spalle abbastanza larghe da reggere
il peso del disvelamento avvenuto quella mattina, ma avevo
pianto lo stesso per quindici giorni.
Avevo discusso dell'insegnamento traumatizzante di Guru
Dev sugli uomini, le donne e l'amore con il mio migliore
amico, il magnifico Apriliano. Lui non si  mai sposato e,
anche quando  transitoriamente accoppiato, fa finta di nulla.
Abbiamo cercato di fidanzarci fra noi molte volte, per ci
siamo rivelati una coppia disastrosa a letto, con desideri opposti.
Uno dei due si mette sempre a ridere, oppure si offende.
Se qualcuno propone un ulteriore tentativo, l'altro lo
protegge, rifiutando con garbo e compassione, e poi il giro
ricomincia.
Eravamo a Roma, in uno di quei locali assurdi che hanno
breve successo nelle metropoli. Sembrava un fioraio, ma era
un ristorante. Seduti su cassette della frutta, consumavamo
cibo vegano improvvisato e mal condito, pronti a pagare un
conto astronomico. Apriliano starnutiva, per via del polline di
tutte quelle piante.
E cos raccontavo, lo Zio sostiene che gli uomini sono
tutti uguali e tradiscono sempre le mogli e le fidanzate.
Vero aveva risposto Apriliano. Teneva gli occhi sul piatto.
Guru Dev dice che noi donne non dobbiamo prendercela,
perch  la vostra natura.
Ah, s aveva sospirato lui, guardando con sospetto una
triste carota, prima di immergerla nella maionese alla soia e
mettersela in bocca.
Ma allora avevo sibilato, se lo sapevi gi perch non me
lo hai mai detto?
Be' si era giustificato, sono certo che tanti anni fa ho
provato a spiegartelo. Ricordo alla perfezione che piangevi
per il tradimento di non so quale amante. Volevo consolarti, e
ti ho messo di fronte alla verit.
Non ti sono stata a sentire?
No, tu non perdevi una parola. Solo che, alla fine del mio
discorso, mi hai quasi aggredito: Invece esistono uomini che
non tradiscono strillavi, esistono uomini fedeli, che rispettano
la loro donna, che s'impegnano in una relazione stabile,
uomini degni di fiducia! Insomma, non potevi proprio sopportare
che ti aprissi gli occhi aveva proseguito Apriliano, e
inoltre sono terrorizzato dalle donne che gridano. Quindi ti
ho lasciata alle tue illusioni. Forse era troppo presto, eri troppo
giovane, piena di speranze malriposte. Lo Zio invece si 
rivelato un genio nella scelta dei tempi, ti ha parlato solo
quando eri finalmente matura per renderti conto delle miserie
maschili, e magari smettere di soffrirci. Il guaio, tesoro mio
aveva concluso,  che quando vi innamorate credete di avere
incontrato l'unico uomo al mondo diverso dagli altri, quello
che non vi deluder, non andr a letto con nessuna oltre a voi,
che andr pazzo del vostro corpo anche quando invecchierete,
ingrasserete, perderete i denti. Ma non  mai cos, poverine.
E a noi restano i sensi di colpa.
Ci ero rimasta secca. Perch fra il discorso di Apriliano e
quello dello Zio era passato del tempo, e non potevo neppure
enumerare le cantonate che avevo preso nel frattempo.
Nel frattempo i mesi scorrevano, e a volte trovavo che
Brenno fosse un po' noioso. Mi preoccupavo, perch quando
io mi annoio  finita. Guru Dev dice che  normale, un uomo
deve essere sorprendente o le donne si voltano dall'altra parte.
Una mia amica, cresciuta nel bel mezzo dell'ambiente rivoluzionario
degli anni Settanta - quindi un'autorit in materia
-, dice sempre che quando i bad boys divengono adulti non
rimane che cenere. Ora che  grande e bella, e non pi una
bimba osservatrice per mano a un padre leggendario, ogni
tanto incontra qualcuno degli idoli barbari di quel tempo, permette
loro di invitarla a cena, e si annoia come in una sala
d'aspetto.
Le parole della mia amica mi venivano sempre in mente.
Brenno non cambiava mai idea in politica, e in letteratura era
fermo a trent'anni prima. Se da adolescente aveva odiato un
personaggio, lo detestava ancora. Prescindeva, in questo, dai
dati di fatto. Non gli interessavano le evoluzioni del pensiero,
del linguaggio, della comunicazione di massa, e si lanciava in
filippiche contro nemici che non esistevano pi, ormai giustiziati
dalla storia. Questo limite mi faceva patire, ma l'andirivieni
fra la fitta vita romana e il suo eremo montano mi teneva
in equilibrio. Ci che non trovavo conversando con lui era
risarcito dai letterati vanagloriosi, gli artisti liberi e falliti che
se ne fregano dei soldi, i cercatori di vie inesplorate che frequentavo
per conto mio. Era inutile portargli in dono le meraviglie
del mondo, e rischioso contraddirlo, perch discuteva
solo per vincere. Preferivo chiudere gli occhi e lasciarmi
amare, ma una relazione, per quanto erotica e appassionata,
inevitabilmente perde d'intensit con il tempo. Per alimentarla
ci vogliono nuovi giocattoli, o divertimenti condivisi.
Invece, l'idea di svago di Brenno era guardare la stufa a legna
ascoltando la serata di musica dodecafonica su RadioTre, la
nostra radio preferita. Non voleva mai andare al cinema, o a
cena con gli amici. Eravamo stati a un pelo dal lasciarci quando,
un Capodanno, nonostante fossimo stati invitati a una
bisboccia senegalese con cibi piccanti e gran musica per
muovere i fianchi, aveva preteso di restare a casa a rabbrividire,
mangiando insalata russa. Pioveva a dirotto, quindi a
mezzanotte non si potevano nemmeno sparare i razzi - e io
adoro i razzi. Quella notte mi aveva confidato che il suo sogno
era trovare un rudere nell'entroterra, ricostruirlo completamente
a forza di braccia, coltivare l'orto, allevare asini e
capre. Ammetteva, al massimo, la presenza di un impianto
stereo.
Avevo esposto questi progetti al magnifico Apriliano, che
era venuto in Liguria per fare un po' di mare, e cercavo di apparire
entusiasta. Lui aveva detto: Prova a immaginare di
essere segregata con Brenno in montagna, senza telefono n
vero riscaldamento, con una capra che ti bruca i boccioli delle
rose e caga dappertutto.
Era seguito un lungo silenzio. Il suo era pietoso, il mio agghiacciato.
Dopo un pomeriggio fra battigia e scogli, Apriliano
e io prendevamo il fresco in un baretto sulla spiaggia. Andavo
al mare con lui perch con Brenno era impossibile,
siccome Brenno  di monte. I liguri infatti si dividono in due
grandi categorie: quelli di mare e quelli di monte. Sono popoli
ben distinti, si rispettano senza capirsi. Quelli di mare vanno
in barca, pescano, saltellano da uno scoglio all'altro, fanno
il bagno pure a dicembre, nuotano il miglio marino, sono
sempre abbronzati e, con una punta di disprezzo, sono detti
i californiani. Le genti di monte, invece, abitano nell'interno,
magari guardano il mare con piacere, meglio se dall'alto.
Inutile dire che io vanto il cosiddetto piede marino, eppure,
durante un viaggio in Puglia, in pieno luglio, Brenno mi aveva
concesso un unico bagno. Avevo nuotato avanti e indietro
da una sponda all'altra della baia in fretta, desiderando invece
di passarci tutto il pomeriggio e poi asciugarmi le ossa al
sole, sdraiata sulla sabbia. Lui, vestito di tutto punto, aspettava
in piedi, con espressione afflitta. Il mio romanticismo aveva
vacillato.
Per desiderare un uomo non basta che sia bello e che il suo
odore mi ecciti. Brenno era s un gran bel maschio, ma il
suo paesaggio non era vario. All'interesse che provo nei
confronti degli uomini contribuisce parecchio l'osservazione segreta
della parte femminile che vive dentro di loro. Alcuni la
frequentano con agio, sono capaci di fluttuazioni lunari. Anche
Brenno aveva una parte femminile, per era lagnosa, una
donnetta con cui non avrei mai fatto amicizia. Dall'interno di
Brenno, parlando con la sua voce, costei mi aggiornava spesso
sullo stato della lavatrice e dei bucati, e si gloriava della sua
abilit nello stendere i panni. Sono argomenti cui si pu certo
accennare durante le chiacchiere della quotidianit ma, quando
eravamo lontani, Brenno ne faceva oggetto d'intere telefonate.
Friggevo d'impazienza, immaginando quali altre attivit
pi interessanti avrei potuto svolgere invece di ascoltarlo disquisire
della superiorit della molletta di legno su quella di
plastica.
Se avessi avuto una cultura eminentemente psicoanalitica,
mi sarei forse divertita con il suo pallino per la coppia di
opposti sporco/pulito e naturale/artificiale. Brenno odiava il
trucco, i prodotti per capelli, i profumi, i deodoranti e i saponi
ai fiori, quindi ne facevo a meno. Nella categoria di artificiale
e sporco rientrava anche un riscaldamento appropriato, e in
inverno a casa sua dovevo escogitare il modo di lavarmi tutta
senza ammalarmi, cos chiedevo asilo nelle stanze da bagno
ben riscaldate dei miei parenti. Smaniavo per i prodotti di
bellezza, per i bagnoschiuma fragranti, idratanti, rassodanti,
per le creme liscianti e illuminanti. Ma se li avessi usati Brenno
se ne sarebbe accorto, e allora avrei dovuto sorbirmi una
lunga predica sugli aromi naturali della pelle umana. Mi ero
ridotta ad annusare i prodotti da doccia di mia sorella, alla
ricerca del meno profumato. Alla fine avevo trovato una saponetta
dal vago sentore medicinale. La sera, mentre ero seduta
in cucina con Brenno che guardava nella stufa, mia sorella
aveva telefonato.
Che sapone hai usato? mi aveva chiesto.
Quello verde.
Vai subito a farti un'altra doccia,  il prodotto antiparassitario
dei cani.
Sotto un getto d'acqua intermittente, nel bagno ghiacciato
di Brenno, senza la mia voluttuosa saponetta inglese al garofano,
avevo ricordato che, qualche tempo prima, Guru Dev, il
quale di solito interferisce con la vita altrui il meno possibile,
durante una chiacchiera mi aveva chiesto: Bonita, non pensi
che certi buddisti siano molto noiosi?
E Brenno era buddista.
 
CAPITOLO 6.
SCAPPA AL MOMENTO GIUSTO.

Brenno si eccitava con la fantasia che fossi nera, perch
sono grassa, bruna, riccia e ruoto i fianchi quando cammino.
Era l'ennesima volta che mi toccava metterla in scena per un
uomo, d'altro canto ognuna fa quel che pu con ci che ha
avuto in sorte. Non ho ereditato l'incarnato chiaro e la linea
asciutta di mia madre, n il suo sublime naso a becco, piuttosto
l'intero corredo genetico di mio padre e di tutte le sue parenti,
siciliane gloriosamente grasse e niente affatto imbarazzate
di esserlo, anzi sempre pronte a mettersi un vestito a
fiori svolazzante o a mostrare la ciccia in spiaggia. Sono stata
tonda fin dall'adolescenza, poi le gravidanze e due lunghi allattamenti
hanno fatto il resto. Sono proporzionata e forte,
ma irrimediabilmente grassa.
In quei giorni ero andata a trovare Brenno a Genova; lui
doveva lavorare cos avevo passato il pomeriggio da mia sorella,
al vecchio porto. Brenno aveva promesso di venirmi a
prendere verso sera. Mi ero vestita per farlo contento, con
pantaloni aderenti, maglietta scollata davanti e dietro, sandali
con le zeppe. Era una sera di giugno e lo aspettavo al limitare
del centro storico, dove i mezzi motorizzati non possono
entrare. Dopo un quarto d'ora non era ancora arrivato, ma
soprattutto mi sentivo male. Mi mancava il respiro e non riuscivo
a stare in piedi. Il cuore mi saltava in gola come se volesse
uscire fuori e andarsene per conto suo, poi diventava
debolissimo e intermittente. Ero coperta di sudore gelato. A
un certo punto avevo dato di stomaco. Il telefono di Brenno
era spento. Se avesse voluto lasciarmi non lo avrebbe fatto
cos. Se fosse stato con un'altra avrebbe avuto il telefono acceso,
mi avrebbe risposto e avrebbe mentito. Forse un equivoco.
Forse non ci eravamo capiti. Il tempo passava, il traffico
aumentava. Ho cominciato a correre in salita, intralciata dalle
zeppe, sotto la sopraelevata, una circonvallazione aerea che a
Genova tutti dicono di voler abbattere perch sfregia il panorama,
frapponendosi fra i palazzi antichi e il porto, ma non se
ne fa mai niente; la citt  cos stretta che non bastano le
strade, noi siamo conservatori in tutto, siamo pentiti di ogni
singolo abbattimento, pure di quelli urbanisticamente indispensabili.
Correndo sono arrivata a un distributore di benzina
a ridosso di un muro infestato dalla parietaria. Avevo avuto di
recente una conversazione con Brenno sulla reincarnazione, in
cui lui diceva di non credere alla possibilit di tornare in forma
umana, e che non gli sarebbe dispiaciuto reincarnarsi nell'erba
di muro.
Ho abbassato gli occhi e ho visto la sua Vespa fracassata
sul selciato. Il benzinaio, un pakistano che non parlava quasi
italiano, ripeteva: Incidente!, e io urlavo: Ma  vivo? Il
pakistano scuoteva la testa al modo degli asiatici, che non
vuole dire n s n no. Quando ho smesso di urlare ho telefonato
a mia sorella e lei mi ha portato al pronto soccorso in
motorino a una velocit da rapina. L mi ero subito impigliata
nella recentissima legge sulla privacy, avevo litigato con la
portinaia e con il medico di guardia.
Sono la sua donna dicevo piangendo.
C' una legge, signora rispondeva il giovane dottore
guardandomi le zeppe. C' una legge, lei non  legalmente
autorizzata.
C'era voluta mia sorella, che indossava un tailleur di shantung
rosa degno di Lady Diana e sprizzava dignit offesa, per
convincerlo a ragguagliarci, ed erano notizie tragiche. Quando
finalmente ci hanno ricevute, i medici hanno detto che
Brenno stava molto, molto male, tanto che temevano che non
passasse la notte. Bisognava avvertire la famiglia.
Non avevo il numero di telefono di sua moglie, e allora
nemmeno sapevo che fossero ancora sposati. Mi aveva sempre
detto di essere separato, difatti non vivevano pi insieme
da dieci anni. Brenno era pi di l che di qua, non avevo
il recapito della moglie n delle figlie, ero confusa, avevo appena
ricominciato a fumare dopo anni dacch avevo smesso,
e avevo fretta di telefonare a Guru Dev. Ho chiamato un
amico di Brenno a caso e gli ho affidato il compito di dare
l'allarme. Poi ho cercato Guru Dev, che risponde raramente
al telefono, ma non manca mai di farlo quando ho veramente
bisogno.
Oh, Guru Dev avevo singhiozzato al cellulare, Brenno
ha avuto un colpo e non si capisce se vive o se muore, che
cosa devo fare?
La sua voce era fioca, lontanissima, ma non c' dubbio che
mi abbia risposto: Bonita, relassate e vai a prenderte un
caff. Poi era caduta la linea.
Guru Dev ha detto, una volta, che vivo in una condizione
di ansia e insicurezza costanti, e tendo a mettermi al posto
della vittima. Se mi rilassassi, se fossi consapevole che non
devo e non posso fare niente, tutto mi andrebbe molto meglio.
Secondo lui.
Poi Brenno  uscito in barella da una porta, incosciente, e
gli avevano pure tagliato tutti i capelli. Lo hanno infilato in un
ascensore mentre facevo una scena da pazza e chiedevo che
non lo lasciassero morire senza che lo avessi rivisto. Mia sorella
mi ha accompagnata in rianimazione e l ho aspettato
ore, mentre arrivavano amici e parenti: prima la moglie, poi le
figlie e i fratelli. Tutta gente per cui ero la Signora Nessuno -
in fondo Brenno aveva sempre un'amante, o questa o quella
non era cos importante. Poi finalmente i medici sono usciti e
ci hanno detto di tornare il giorno dopo.
Il giorno dopo Guru Dev mi ha pietosamente telefonato e
ha vaticinato che Brenno non sarebbe morto, difatti non  morto.
Era per ricoverato in coma nel reparto di rianimazione,
chiuso in una sorta di capsula di vetro, intubato e attaccato
alle macchine.
Dopo due giorni, mentre uscivo esausta dal reparto, ero
stata assalita da una giovane donna, sorretta da un'amica, e
nascosta dietro occhiali neri drammatici. Aveva detto di essere
la fidanzata di Brenno, si definiva anzi la sua Farfalla, e non
si dava pace perch l'ospedale non le consentiva di assisterlo.
Soprattutto non sapeva spiegarsi chi fossi, a che titolo mi trovassi
l. Ero forse una parente, un'infermiera privata pagata
dalla sua famiglia? Avevo gi notato quelle due, in una specie
di corridoio trasparente che corre parallelo alla rianimazione.
Di solito la zona destinata ai pazienti  protetta da tende, per
a volte sono sollevate, per i parenti senza il permesso di avvicinarsi
ai malati che desiderano comunque vederli. In una di
quelle occasioni, mi ero chiesta perch due sconosciute perdessero
tempo a fissarmi, come mai facessero ciao con la mano
a Brenno, nudo, esposto e privo di sensi. Interrogati i medici
e le infermiere, avevo poi scoperto che le due ignote
visitatrici avevano gi provato altre volte a spacciarsi per suoi
familiari, forzare il blocco e introdursi dentro la scatola di vetro
che lo conteneva. Ero infine venuta a sapere che la Farfalla
si presentava in ospedale anche di notte, e pretendeva di
discutere con i medici di guardia il caso clinico di Brenno.
Nonostante il dispiacere e la delusione, non avevo davvero il
tempo per disperarmi a causa della Farfalla, perch ero travolta
dagli avvenimenti. Credevo che sarei rimasta a Genova tre giorni,
invece ne erano passati quindici; i miei figli, il mio cane e il
mio lavoro mi aspettavano a Roma. Inoltre, la sera in cui Brenno
si era sentito male, sua moglie aveva avuto in consegna tutti i
suoi effetti personali, fra i quali c'erano le chiavi della sua casa,
dove abitavo durante i miei soggiorni. Avevo dovuto spiegare
che mi servivano la biancheria, il computer, i libri.
La domanda profetica che Guru Dev Singh mi aveva rivolto
a bruciapelo a Milano, mentre facevamo colazione, tintinnava
nelle mie orecchie: Vuoi essere amata fedelmente?
Mesi dopo il risveglio di Brenno, quando ormai lo avevo
riportato a casa e mi sembrava si fosse ripreso, ero riuscita a
chiedergli notizie di questa tale Farfalla.
 una tipa con cui ho scopato due volte. Non mi spiego
come abbia avuto la faccia tosta di presentarsi in ospedale. Tra
l'altro molto magra, coperta di smagliature aveva risposto lui.
Nonostante avesse usato la parola tipa, che nel suo linguaggio
connotava la scopata passeggera con una donna secondaria,
non gli avevo creduto, nemmeno per un secondo.
La Farfalla era molto carina, e di sicuro troppo sconvolta perch
con Brenno ci fosse stata appena qualche scopata occasionale.
Avrebbe dovuto essere un caso da manicomio, per presidiare
tenacemente l'ospedale sorretta solo dall'esiguo filo
che lui era disposto ad ammettere. Me lo figuravo alla perfezione
fare il galletto con una ragazza, prometterle tutto il bene
del mondo con l'obiettivo di portarsela a letto. Per non mandarlo
al diavolo su due piedi, lo avevo lasciato con una delle
sue figlie, poi ero rientrata a Roma per una settimana.
Anche Guru Dev era tornato, lo avevo visto per ringraziarlo
e scusarmi delle telefonate lacrimose. Facendo vagare lo
sguardo, lui mi aveva consigliato di dimenticare tutto. Aveva
aggiunto due soli commenti. Il primo: Ahora que hai ajustado
la bicicleta, deve pedalar. Il secondo: Las donnas apasionadas
no vanno ben para hombres de cierta et, gli fanno aumentar
la presin. Sono mejores le donne dulci.
Prune e io avevamo almanaccato a lungo sui possibili significati
reconditi di quelle frasi, torcendole e strizzandole finch
non avevamo cancellato il sarcasmo dalla prima e ignorato
la saggezza predittiva dalla seconda. Eravamo giunte a
conclusioni totalmente false, ovvero che Guru Dev intendesse
consigliare di godermi l'estate con il mio amore redivivo, e di
essere dolce con lui. Per riuscirci, per, dovevo far tacere la
vocina interna che suggeriva di abbandonare Brenno al suo
destino e spassarmela, tentazione cui, se fossi stata cos onesta
e furba da ammetterla, Guru Dev e le mie amiche mi
avrebbero forse spinta a cedere. E un po' cedevo. Brenno
poteva pur sempre tornare dalla moglie, o ricoverarsi in una clinica
di riabilitazione. Oppure chiss, la Farfalla innamorata si
sarebbe occupata di lavargli i piedi, giacch lui non riusciva
nemmeno a chinarsi. L'unico ostacolo fra me e la partenza
immediata per una meta esotica era questo: purtroppo amavo
quella carogna.
In rianimazione e in terapia intensiva avevo sentito raccontare
di mogli e fidanzate che, una volta accertati i danni
neurologici irreversibili dei loro uomini, erano scappate per
non affrontare il peggio. Le capivo: quando i medici, durante
il coma di Brenno, non erano in grado di assicurare che avrebbe
camminato, parlato di nuovo, mi ero chiesta che decisione
avrei preso. Subito dopo il suo risveglio, lui era infantile e vulnerabile,
del tutto sconclusionato. E se fosse rimasto grullo,
me lo sarei tenuto grullo? Incontrando sua moglie in lacrime
nella sala d'aspetto della rianimazione, dove s'indossavano i
camici, le sovrascarpe, la cuffia e la mascherina per entrare nel
box dell'ammalato, mi aveva fatto pena, e d'impulso l'avevo
abbracciata.
Come faremo? piangeva, con le mani sul viso.
Lo porter a casa, lo curer le avevo detto.
L'altra si era sollevata, stravolta:  difficile occuparsi di un
invalido.
Pure io ero incerta, e non tanto per la durezza dei mesi a
venire, quanto per la rabbia e il rancore a causa degli imbrogli
di Brenno. Cercavo di amarlo anche se non lo meritava, perch
alla fine che c'entra il merito con l'amore? Lui telefonava, mi
chiedeva di tornare, mi scriveva. Mi ripetevo che un'infedelt
non cambia la sostanza di una lunga e profonda relazione: si
pu essere innamorati di una donna e portarsene a letto un'altra,
me l'ha insegnato l'esperienza, ma  un boccone amaro.
Masticavo e rimasticavo questo frutto avvelenato dell'et adulta,
senza decidermi a inghiottire. Ci voleva una gran motivazione
per tornare da Brenno, eppure alla fine l'ho fatto.
In treno ho riletto Gibran.
Quando l'amore vi chiama seguitelo,
sebbene le sue vie siano difficili ed aspre.
Quando vi avvolge con le sue ali cedetegli,
anche se la lama nascosta tra le piume potr ferirvi.
Oh, la lama c'era, e non era nascosta tanto bene fra le piume.
La lama era una gran fatica fisica. Toccava a me scendere
al paese a fare la spesa, cercando cibo freschissimo che gli
stuzzicasse l'appetito e lo rimettesse in forze, trascinare le buste
e le borse su per la mulattiera, pulire le verdure, cucinare,
lavare i piatti, fare i mestieri. La lama era sopportazione, un
giorno dopo l'altro. Brenno era debole, di malumore, mi faceva
sgarbi. Soffriva perch non aveva potuto coltivare l'orto, e
dovevamo comprare al mercato ci che di solito raccoglievamo
nel campo; era mortificato perch non aveva la forza di
sistemare la recinzione o di imbiancare la cucina. Le piume
erano la meditazione chiamata Act, don't react, breve e per me
faticosissima, ogni giorno pi dura da cominciare e tuttavia
indispensabile, ovvero quello che sapevo ancora darmi di
buono. Le piume erano i momenti in cui il sole scendeva e me
ne andavo a passeggiare per i sentieri di costa con la mia cagna,
Stella, che trottava in avanti e poi tornava indietro per
vedere perch avevo rallentato, e intanto telefonavo ai figli
rimasti a Roma, alle sorelle, alle amiche.
Tutti chiedevano con dolcezza: Come stai? Era difficile
rispondere. Concentrata sul benessere di un altro, badavo poco
al mio. Brenno si riprendeva anche grazie alle mie cure, ma
ero triste per quello che gli era capitato. E non riuscivo a dimenticare
la Farfalla, la sua sicurezza di essere stata defraudata
da me, di essere la sua donna.
La Farfalla, del resto, non era stata certo l'unica a farsi avanti.
Innumerevoli amanti del passato avevano approfittato della
malattia per richiamare Brenno, rivederlo, tenergli la mano,
portargli dolcetti e fragole. Mi prendevo un po' di divertimento
alle sue spalle, sogghignavo del paradosso che lo aveva inchiodato
alla sua miseria, rendendogli impossibile nascondere
gli inganni. Le fanfare rivoluzionarie, le petizioni anarchiche
sul libero amore e sulla sincerit assoluta nascondevano proprio
quella banalit che deprecava con furore. Si era organizzato
una corte femminile, al pari dei borghesi che aveva sempre
disprezzato, e mi dichiarava una passione ardente ma,
approfittando del fatto che abitavamo in citt diverse, faceva
in modo che nessuno fra le sue amiche, i suoi amici e i suoi
colleghi sapesse del nostro legame. Si portava a letto la Farfalla,
forse una fra le tante, e diceva delle sue smagliature; giocherellava
senza posa con le precedenti amanti, sulle quali si
permetteva commenti che avrei preferito non ascoltare. Una
aveva la pancia a sacchetto, un'altra, finita addirittura in terapia
dopo la fine crudele della loro relazione, era ingrassata
troppo, una terza aveva il mento sporgente come Capitan
Trinchetto, poi c'era quella cui era venuta la faccia arcigna. Di
me che cosa dirai alle tue prossime farfalle, Brenno? Descriverai
i segni che gli anni mi hanno lasciato intorno agli occhi, le
mie brutte gambe?
Molti uomini pretendono la perfezione fisica dalle donne,
ma non si guardano allo specchio. Da giovane avevo avuto
un corteggiatore senza speranza che, rincontrandomi dopo
vent'anni, mi aveva invitata a bere un aperitivo e aveva colto
l'occasione per rimarcare quanto avessi perso in freschezza.
Lui era sformato, mal vestito, si mangiava le unghie, sulle sue
labbra molli restavano attaccate briciole di patatine. Guardava
il sedere a tutte quelle che passavano, si vantava di trascorrere
le vacanze in Brasile con signorine compiacenti. Era un sindacalista,
ma tormentava con motti salaci le cameriere che non
potevano reagire. E Brenno, che valutava le donne in base alle
sembianze, mai per l'affetto e l'amicizia che ancora gli dimostravano,
era ormai un uomo assai malridotto, la pelle cascante,
niente muscoli nelle braccia, gambe secche, pancia
gonfia, coperto di rughe e cicatrici. Eppure, come lo amavano
quelle che venivano a trovarlo, cos lo amavo io, anche se la
sua conclamata doppiezza mi rendeva diffidente, e gli nascondevo
una parte importante dei miei pensieri. Il desiderio
di essere libera e divertirmi guadagnava spazio e, puntando
ginocchi e gomiti dentro di me, mi faceva male. Qualche volta,
di notte, quando Brenno gi dormiva, esausto, aprivo le
porte e uscivo sull'aia, vorticavo con le braccia tese attirando
nella mia scia falene, pipistrelli, lucciole, accarezzavo l'idea di
un'evasione senza spiegazioni, don't think twice it's all right.
Gli amici cui raccontavo della Farfalla ridevano, ma le amiche
scrollavano la testa: vatti a fidare degli uomini ingrati, di
quei maniaci sessuali. Guru Dev adorava la storia della Farfalla,
diceva che era meglio di un film di Almodvar, e ogni tanto
se la faceva raccontare daccapo. Ce l'avevo con lui, perch
ancora ne soffrivo.
 
CAPITOLO 7.
GUARDA CHE NON  LA FINE DEL MONDO.

Di pomeriggio, quando Brenno dormiva di nuovo, la
bocca aperta, la sua gatta preferita vicino, finalmente potevo
leggere. Ho imparato a quattro anni, dal maestro Manzi, in
tv. Guardavo una trasmissione che si chiamava Non  mai
troppo tardi, ma nel mio caso avrebbe dovuto essere: non 
mai troppo presto. Il maestro Manzi era paziente, buonissimo;
io facevo tutti gli esercizi insieme a lui mentre la tata
preparava la cena. Poi di giorno andavo in giro con il nonno
e mi aggrappavo alla sua mano perch si fermasse davanti
alle insegne dei negozi, ai cartelloni. Leggevo tutto ma non
capivo. Una volta avevo chiesto al nonno il significato oscuro
delle parole scritte. Come mai con il maestro Manzi erano
facili mentre per strada non avevano senso? Il nonno si accorse
che leggevo le parole al contrario, da destra a sinistra -
come gli ebrei e gli arabi, mi disse. Quando torn a casa rivel
il mio segreto a tutti: Questa bambina legge! Dopo aver
capito come funzionava - da sinistra a destra - ho preso a
leggere di tutto, pure le carte delle caramelle. In casa c'erano
tantissimi libri, prendevo quello che volevo, perfino i manuali
di chirurgia. Il mio pap se ne accorse e mi regal dei libri
per bambini. Finalmente avevo una stanza tutta per me dove
non essere disturbata.
A otto anni ero gi una lettrice onnivora e vorace. Mi dedicavo
ai libri e non mi accorgevo di quello che succedeva intorno,
intanto tutto era gi in corso altrove. Leggere era un'ottima
cosa, purch non esagerassi, l'esagerazione era volgarit e
disubbidienza. Se i miei genitori dovevano infliggermi una punizione
mi sequestravano i libri, e allora rubavo i fotoromanzi
delle aiutanti della tata, ragazze sarde con la gonna lunga pieghettata
e il fazzoletto in testa che tenevano in camera Grand
Hotel e le riviste della Lancio. In campagna leggevo i fumetti dei
maschi del paese, Flash Gordon e soprattutto Tex.
Quando mio padre venne a sapere che amavo Tex avemmo
finalmente qualcosa di cui parlare. Poi mi fece conoscere Emilio
Salgari, autore per cui tuttora nutro un'infinita riconoscenza.
Di Salgari parlavo a ogni occasione con il prozio Fiorenzo,
un uomo elegantissimo, col papillon e il pizzetto. Aveva sposato
la sorella di mio nonno e mi forniva un'enorme quantit
di informazioni geografiche e storiche. Guerre coloniali,
possedimenti d'oltremare, sette guerriere, harem e scimitarre,
il prozio sapeva tutto. Trascrivevo quello che mi insegnava,
riempivo quaderni su quaderni di appunti, ricopiavo mappe
dall'atlante, tracciavo rotte piratesche. A volte mi sentivo
pigra ma volevo costringermi a scrivere, cos avevo inventato
degli incantesimi, uno dei quali consisteva nello scrivere i segreti
rivolta verso il muro e il resto rivolta verso la finestra. La
principale magia, per, era legarmi il braccio destro dietro
la schiena con un fazzoletto.
Mia madre si infuri quando mi sorprese ad andare a scuola
con il braccio legato sotto il cappotto in virt di un complesso
sistema di foulard e cinture.
Perch lo fai? Non sapevo cosa dirle. Questa bambina
fa troppe cose strane sentivo mia madre lamentarsi con mio
padre mentre cenavano.
Le hai chiesto spiegazioni? domandava pap, distratto
dalle crocchette fritte di patate, una delle specialit della tata -
pure mia madre ne prendeva una, con le dita.
Adesso suppongo che il mio fosse un drastico tentativo,
nemmeno tanto rozzo, di mettere a tacere l'emisfero sinistro
del cervello cui sono affidate le funzioni cognitive, razionali e
analitiche, e di sollecitare l'emisfero destro al governo dell'immaginazione.
Ogni emisfero  collegato all'emicorpo opposto;
credevo me lo avesse insegnato lo yoga, finch non mi
sono ricordata che mi era chiaro fin da piccola.
E dunque a casa di Brenno leggevo ancora e di nuovo,
sdraiata sul letto degli ospiti, praticando un altro incantesimo
autoprodotto, un sacchettino di cotone pieno di rosmarino e
basilico, le erbe di Venere. Lo tenevo appoggiato sul cuore per
renderlo pi buono, per non mandare al diavolo quel fidanzato
infame, quel bugiardo traditore.
Nel chiuso delle mie stanze personali ero in fervida attesa
dell'era dell'Acquario e, mentre sfacchinavo oppure mi domandavo
come sarebbe andata a finire fra Brenno e me, avevo
organizzato un mondo parallelo cui pensavo come alla vera
vita, e mi allenavo per prepararmi alle inaudite novit che
presto si sarebbero manifestate con il grande cambiamento
planetario. Il libro che divoravo in quei giorni, scritto da due
professori del Massachusetts Institute of Technology, von
Dechend e Santillana, s'intitola Il mulino di Amleto, e parla
della precessione degli equinozi. I due autori spiegano come
il fenomeno della precessione degli equinozi, che sovrintende
al passaggio da un'era a un'altra, sia descritto come una realt
della fisica in molti antichissimi miti. Lo definiscono un vortice,
o appunto un mulino, che periodicamente  scardinato
e ricostruito per dare il via a una nuova era. Fin dall'inizio
degli anni Sessanta, quando i primi maestri orientali erano
arrivati in Occidente a insegnare yoga, meditazione e varie
arti della cura, si sapeva che nel giro di qualche decennio i
governatori dei cieli sarebbero cambiati. Secondo le credenze
esoteriche, infatti, l'evoluzione dell'uomo e della Terra  scandita
da un ciclo astronomico chiamato precessione degli equinozi.
Esso si basa sullo spostamento, dovuto all'oscillazione
dell'asse terrestre, del punto equinoziale rispetto alle costellazioni.
Ogni anno, nel giorno dell'equinozio primaverile (emisfero
Nord) o autunnale (emisfero Sud), il sole prende posizione
in un punto diverso dello zodiaco siderale, secondo un
moto retrogrado di cinquanta secondi circa ogni anno, cui
corrispondono 1 grado ogni 72 anni, una costellazione
zodiacale ogni 2160 anni, e l'intero zodiaco ogni 26.000 anni circa.
Il punto equinoziale percorre dunque le costellazioni zodiacali
a ritroso, seguendo la sequenza inversa rispetto a quella
ordinaria che va da Ariete a Toro e cos via, fino ai Pesci.
Secondo la conoscenza esoterica, al passaggio del punto
equinoziale in ognuna delle dodici costellazioni zodiacali
corrisponde un'epoca storica con le sue peculiarit e le sue
specifiche caratteristiche. Naturalmente il trapasso da un'era
a un'altra  lento e graduale, e noi ci troviamo nel momento
cruciale del passaggio. Finisce l'era dei Pesci, iniziata nel lontano
150 a.C., e comincia quella dell'Acquario, che durer fino
al 4146 d.C.
 a questa mitologia che si collega anche la celebre profezia
dei maya sulla fine del mondo, che era prevista per il 2012.
Nella mitologia maya si narra che il mondo fu sorretto per
lungo tempo da quattro bacabob, quattro fratelli che Dio pose
ai quattro angoli del cielo affinch non cadesse. Quando i
bacab fuggirono, il mondo fu distrutto e ricreato con un nuovo
cielo. Secondo Santillana e von Dechend, i sacerdotiastronomi-
matematici maya non erano certo tanto scemi da
intendere la Terra piatta con quattro angoli: usavano quell'allegoria
per divulgare e tramandare l'importantissimo fenomeno
della precessione, anche quando loro fossero scomparsi.
I quattro pilastri in questione, come sappiamo ancora
adesso, sono indicati con simboli astrologici: Acquario, Toro,
Leone e Scorpione.
Nel 2011 si era perfino diffusa la paranoia sulla prossima fine
del mondo, anzi secondo alcuni era questione di momenti.
Avevo ficcato il naso nelle riunioni millenariste. L'obiettivo dichiarato
di quegli incontri era comprare uno sterminato appezzamento
di terreno, costruire una comunit autosufficiente in
campagna, e sopravvivere cos alle catastrofi naturali e umane
che tutti i convenuti davano per certe. Ben presto era apparso
evidente che il gruppo era spaccato. Da un lato c'era chi preferiva
rinunciare a ogni comodit fin da subito, in modo da farci
il callo per tempo. Dall'altro alcuni anziani benestanti, di solito
buddisti o zen della prima ora, conservavano ancora un barlume
di fiducia nella provvidenza, e preferivano l'ipotesi di organizzare
una comunit, certo, ma comprando almeno qualche
elettrodomestico. Due insegnanti di liceo sulla quarantina mi
avevano riaccompagnata a casa dopo una di queste adunate
surreali. Nel lasciarmi mi avevano confidato che, al momento
del disastro, l'unica era scappare attraverso viaggi sciamanici.
Potevano aiutarmi a trovare scampo e a individuare il mio animale-
guida dietro un modico compenso.
Verso la fine dell'anno era stato organizzato un grande yoga
festival a Milano. Guru Dev Singh era stato invitato a insegnare
e non mi sarei persa lo spettacolo per nessuna ragione
al mondo. Era entrato con grande calma in una sala gremita
da centinaia di persone impazienti. Tutti aspettavano un suo
discorso, e anch'io.
Aveva detto poche parole, pi o meno queste: Soy mexicano
e no me preocupo. Ho parlato con i discendenti de los
mayas e no se preocupan. Ora potete rilassarvi.
Una lunga espirazione aveva traversato la sala. Ma chi
credeva che Guru Dev l'avrebbe finita l non lo conosceva
abbastanza.
Che cos' la superstizione? Nessuno aveva azzeccato la risposta.
La superstizione  credere in qualcosa di cui non  dimostrata
l'intrinseca bont, qualcosa che non ha validit in s.
Aveva dunque insegnato un kriya avanzato, che avrei poi
praticato per mesi con i miei studenti, e che ci aveva traghettato
tutti oltre la confusione.
La spiegazione pi lunga ed esauriente che fossimo mai
riusciti a strappare a Guru Dev sul cambiamento dell'era, e su
cui si sono poi basate molte conversazioni successive, si trova
in un'intervista che due giovanissime yogi americane hanno
filmato a Haridwar(*), una delle citt sacre dell'India attraversate
dalla Ganga, nel febbraio del 2012, durante una meditazione
che Guru Dev presiede tutti gli anni. In quell'occasione,
parlando con il suo abituale filo di voce ma in ottimo inglese
(mi domando come mai Guru Dev in inglese non usi l'interlingua,
che invece ha contribuito moltissimo ad allenare l'intuizione
degli studenti italiani: secondo me per quello l'ha
inventata), aveva detto cos: Ci sono in giro troppe superstizioni
sull'era dell'Acquario, molti credono che sar un'et
dell'oro. Non  vero. L'essere umano finora  stato immerso
in un sistema di credenze, d'ora in poi sar immerso nell'esperienza,
e si potr fidare solo di quello che sente.  cambiato
il governo dei Cieli: prima c'erano dei governatori, ora ce
ne sono altri. Quando i governatori cambiano, mica ti mandano
un telegramma che dice: Ehi, il governo  cambiato. Te
ne devi accorgere da solo. Devi aggiustare la tua proiezione,
altrimenti starai scomodo. Spedirai reclami al vecchio indirizzo,
ma non c' pi nemmeno l'ufficio postale. Cercherai soddisfazione
dove la trovavi prima, ma  impossibile.
Il ritornello I can get no satisfaction  insensato: Viviamo
per cercare qualcosa di meglio del momento presente? La risposta
 no. O la soddisfazione c'era prima, e allora non  pi
qui, o chi spera di ritrovarla in futuro  nel regno dell'illusione.
E poi, se esiste la soddisfazione, allora esiste pure l'insoddisfazione.
E quindi, che ce ne importa?
A questo punto del video avevo riso forte. I discorsi fondamentali
di Guru Dev mi rendono pi allegra, anche per
questo voglio imparare da lui. E poi in quel momento il tema
soddisfazione/insoddisfazione mi toccava sul vivo, per non
parlare dell'illusione di ritrovare la felicit perduta. Il bello dei
maestri  che parlano per tutti, eppure chiunque li ascolti sente
che si stanno rivolgendo proprio a lui. Avevo gi sperimentato
quell'effetto, al museo del Prado, a Madrid, dove gli infanti
di Velzquez mi fissavano in qualunque punto della sala
mi spostassi. Non avrei mai creduto che potesse accadere con
un essere vivente.
 Note.
* www.yogabenessere.it/kundalini-yoga/interviste-kundalini-yoga/intervista-
a-guru-dev-singh-sull-eta-dell-acquario.


CAPITOLO 8.
SONO UN UOMO COME GLI ALTRI.

A un certo punto non era pi questione di noia, mancanza
di sorprese, rancore. Il sentimento prevalente era che non ne
potevo quasi pi di Brenno. I motivi sui quali si era appuntata
la mia esasperazione erano due. Il primo: gli rasavo i capelli
sull'aia, con la macchinetta, perch soffriva il caldo. Non sono
un barbiere, non ho mai avuto buona mano con i capelli, e
rimpiangevo le sue lunghissime chiome. Ero goffa, lui mi maltrattava.
Invece di reagire, per purissimo odio, diventavo sempre
pi gentile. Il secondo: non gli piaceva Raymond Carver,
diceva che era triste. Glielo leggevo a voce alta, e sbuffava. Era
arrivato al punto di dire che Alessandro Baricco (con tutto il
rispetto, eh) era uno scrittore migliore di Raymond Carver.
Per questo specifico motivo lo avevo lasciato di nuovo, ero
andata a Roma.
Avevo preso appuntamento con Guru Dev Singh sul terrazzo
dell'Hotel Eden, che affaccia su Villa Medici.  un posto
dove allo Zio piace fare colazione. Lui voleva che gli raccontassi
di nuovo la storia della Farfalla. Sorrideva malizioso, faceva
lampeggiare gli occhi.
Ho il sospetto che Brenno mi abbia sempre tradito gli
avevo detto per rovinargli il divertimento.
Be', tradiscilo anche tu aveva consigliato lui con letizia.
Poi aveva chiacchierato un po' con il cameriere che, come tutti
quelli che lo vedevano tornare, gli faceva un sacco di feste.
Eh aveva infine sospirato, bevendo la sua spremuta e godendosi
la vista, l'amore es siempre un suffrimento.
Perch? avevo chiesto.
Perch vuoi mangiartelo e vuoi che resti vivo, e se non
succede tu suffres. Suffres perch te lo sei mangiato,  muerto.
Oppure suffres perch no puoi mangiartelo, ma vorreste.
Pi tardi, dopo molte amabili chiacchiere, aveva tracciato
sette cerchi concentrici su un tovagliolo di carta: Ecco, questi
sono i livelli spirituali ed energetici de una relacion. Bonito,
vero? Observa. Al centro es l'identificazione con te stesso:
se non ti localizzas, se non sabi chi sei, come fai a ponerte in
rapporto con qualcun altro? Immediatamente dopo, tiene la
capacit de distinguir tu territorio da quello dell'altro. Sul
terzo livello c' la capacidad de proporse, sul quarto quella de
contenerse. Sul quinto circulo, invece, si trova la capacit
de amor e sacrificio per l'altro. Sul sesto circulo la determinazione
intellettuale, che corrisponde alla linea d'arco, e por
ultimo, en el septimo, l'atraccin entro i due campi magnetici,
il carisma che te attrae. Si existe quel carisma, quando sei
davanti a esto uomo, che tu voglia o no, la relacion te succede.
L'ottavo circulo  il prana, como se intreccia il processo
energetico e vital nella relacion. Su el nono circulo, che corresponde
al corpo sottile, se manifesta la comunicacion nel
rapporto.
Me lo puoi spiegare meglio? avevo chiesto io, ancora offesa.
Non ho capito.
No aveva detto Guru Dev. Ma per tornare alla Farfalla
aveva aggiunto, quando se entrodusse nel circuito della relacion
fra Brenno e te, ha preso un posto dove tu non eri pi. Si
 piazzata sul quarto circulo, la capacit de contener: l tu non
ci sei. Ecco come mai sei tan gelosa, la gelosia arriva siempre
dall'esclusione. Bueno, io te domando: quell'uomo es tuo? Te
lo compraste? Un hombre, si es un hombre, non  mas fedele.
Non fa parte de la naturaleza masculina. Piuttosto aveva
concluso, chiediti se la porta che si  aperta fra Brenno e la
Farfalla  la stessa che  aperta fra lui e te.
Non lo so gli avevo detto, un po' smarrita.
Obviamente no aveva specificato Guru Dev, ma  l'unico
elemento che tu debe considerar seriamente, se non vuoi
lasciar tu hombre a una mariposa qualunque.
Lo avevo guardato con quella che mi pareva una suprema
freddezza. Era bellissimo, toccava riconoscerlo. Alto, la pelle
ambrata, gli occhiali d'oro, una lunga camicia di lino bianca, il
turbante arancione, rilassato e padrone di s. A quel punto,
non potendo certo odiare quell'uomo poderoso, avevo mentalmente
augurato ogni male alla Farfalla.
Guru Dev aveva sentito il pensiero e mi aveva fulminata:
La nostra redencion no se mesura con il dolore degli altri.
Allora come devo fare? gli avevo domandato, acidissima.
Che ne so aveva risposto lui. No tiene ansiedad de la
soluzione, intanto non c' soluzione. Anzi, es molto interesante
vivir en uno stato de crisi permanente, como succede a
te. Il bandolo de la existencia umana  proprio processare le
crisi, e uscirne con grazia. Observa, piuttosto, che, siccome sei
sofisticada, la crisi te si presenta de una manera complessa. 
sempre cos. Vamos a supponere che da domani ci sia una
carestia alimentar repentina, non ci sia pi da comer. Nada
mercati, niente supermercado, niente restorante, nada pizza,
e tambin su refrigerador e su despensa sono vuoti. Che fai?
Frugo nei cassonetti dell'immondizia per cercare gli avanzi
del giorno prima.
Pessima idea. Un vagabundo  gi passato di l e ha portato
via tutto el pan duro. Per lui  un buon pranzetto mentre per
te  una schifezza. Ecco, en tu caso uscire dalla crisi, ovvero
dalla carestia alimentar repentina, es trovar una comida decente.
Tiene una mente sofisticada, el problema te se presenta
complexo, puoi trovar una via d'uscita de buona qualit.
Detto questo, se n'era andato. Ero rimasta seduta sulla terrazza,
al sole, a domandarmi come fossero distribuite in realt
le parti nel film sul pane secco e sul clochard. Ero io il pane
secco? Era la Farfalla, o meglio la Mariposa, come la chiamava
Guru Dev, a interpretare il clochard? Temevo proprio di sapere
la risposta.
Ero quindi rientrata in Liguria, da quell'uomo di cui ero
tanto gelosa. Forse la storia era finita, ma la mia possessivit
per niente. Avevo trovato un clima afoso e umido, e le cicatrici
di Brenno che stentavano a rimarginarsi. Ci eravamo trasferiti
pi in alto, al fresco. Ogni mattina andavamo a fare il bagno
nei torrenti. Camminavamo molto lentamente, Brenno
zoppicava, aveva i piedi massacrati dall'incidente. In quei
giorni facevo una meditazione che mi dava enorme soddisfazione,
il palmo sinistro sul cuore, il braccio destro levato verso
il cielo a sessanta gradi, la mano stretta a pugno, e poi immaginavo
di roteare il pugno, muovendolo dal polso, mentre in
realt restavo immobile. Quando il dolore al braccio e alla
spalla mi facevano digrignare i denti, rilassavo la mascella e
osservavo la mia mente da scimmia avvisarmi che ero in punto
di morte e dovevo abbassare il braccio. Non lo abbassavo e
non morivo. Il dolore  una tigre di carta. Basta resistere, e arrivano
le endorfine.  questa, la libert.
Dopo la campagna, il mare. La fisioterapista sosteneva che
Brenno doveva camminare sulla sabbia. Avevo guidato fino in
Calabria. Mi ero comprata un vestito blu senza spalline, ero
bellissima, per Brenno non mi guardava e non mi toccava.
Quando le giornate avevano cominciato ad accorciarsi lo avevo
riaccompagnato indietro, ero scappata via.
Si era fatto autunno e chiacchieravo con Narayan in cucina,
nella casa di Guru Dev. Lui era appena tornato da un lungo
giro d'insegnamento e cura negli Stati Uniti e in America
Latina. Stava mangiando la sua prima colazione a base di riso
e verdura. Raccontava rocambolesche avventure amorose di
giovent, quando viveva a Citt del Messico. E anche una serie
di incontri con vecchie fidanzate che lo avevano fatto soffrire,
o che lui aveva fatto soffrire, ai bei tempi. Descriveva una
donna, magnifica da ragazza, che ora aveva la sua et, sessantacinque
anni. Se fossero andati a letto adesso, commentava,
gli sarebbe sembrato di farlo con sua nonna. Sono saltata su
senza riflettere: Magari a lei piacciono gli uomini giovani,
che ne sai. Narayan aveva ridacchiato. Guru Dev non ci
guardava, ma immaginavo che pensasse qualcosa tipo: Ah ah, bonita,
hai reactato. Nell'interlingua significa hai reagito. Sul
reagire e sul non reagire mi ha impartito lunghe e dolorose
lezioni. Quando reagisci al comportamento altrui  l'altro ad
agire, non tu. Se riesci a restare neutrale, a osservare la tua
tendenza senza lasciare che diventi un'azione, hai fatto un
passo avanti. Allora, quando intraprendi un'azione, sar autentica,
efficace, verr dal cuore, ti corrisponder.  la migliore
definizione che conosco di una parola chiave della politica
delle donne, l'autodeterminazione.
I primi tempi che frequentavo le sue lezioni, Guru Dev mi
provocava ferocemente, soprattutto sul femminismo - sono
femminista da quando avevo quattordici anni. Ero un bocconcino
prelibato, poteva agganciarmi sulla mia identit pi
radicata, la storia di cui vado fiera. Mi prendeva in giro con
commenti sarcastici, fingeva una mentalit retrograda. Mi arrabbiavo
moltissimo, e l'intera classe, composta di studenti
pi anziani, assisteva in silenzio a questa lotta, nella quale
finivo per essere sconfitta non tanto sulla base delle argomentazioni,
quanto per il comportamento. Perdevo le staffe,
mentre lui restava ironico, benevolo. Ci sono voluti anni perch
potessi almeno ogni tanto restare quasi immobile, lo
sguardo rivolto all'interno, contemplando il punto interiore
che soffre, si solleva, s'indigna, s'identifica ansiosamente con
gli avvenimenti.
Ma quella mattina, in casa di Guru Dev, mi rendevo conto
che il racconto sulle avventure amorose, sul prendere e lasciare
fanciulle e donne, ruotava intorno a un'altra linea, parallela
a quella consueta. In soldoni, potrebbe essere riassunta cos:
sono un uomo come gli altri;  l'insegnamento, non chi lo
trasmette, a essere sacro.
E quel mattino, dopo avermi offerto un caff ed essersi informato
su quello che era successo a Roma mentre era lontano,
improvvisamente mi dice: Tutte le donne che stanno con
me soffrono.
Perch? chiedo.
Lui tace. Poi riprende: Ogni volta che me pongo en relacion
con una donna, innanzitutto le chiedo scusa di essere un
uomo. Un uomo  un essere insensible che se va a relacionar
a un essere totalmente sensible, una donna. Qualsiasi mossa
masculina  grottesca, di fronte alla sensibilidad de la donna.
Allora mi azzardo a suggerire: Forse le donne soffrono
perch vogliono sposarti, viaggiare con te, avere un bambino
da te, fare le vacanze con te, stare sempre con te?
S dice lui. Restiamo tutti in silenzio, e riposiamo gli occhi
nel verde rigoglioso del giardino. Ha piovuto moltissimo,
tutto  fragrante. Sono smaniosa di sapere dove ci porter la
conversazione.
Quando le donne ti chiedono cos tanto, quando vogliono
tutto, tu che cosa rispondi?
Sono uno stronzo dice Guru Dev con voce piatta, senza
enfasi.
Resto sconvolta da queste parole, dal fatto stesso che le
abbia pronunciate. Se Guru Dev  uno stronzo come gli altri,
allora i maschi sono veramente tutti uguali. E le donne? Le
donne vogliono controllarli, dirigerli, cambiarli. Anche le donne,
dunque, sono delle stronze agli occhi dei maschi.
L'insegnamento sar anche prezioso, ma la sua durezza mi
colpisce come un pugno. La lezione non riguarda solo la sessualit
umana, che ci unisce e ci divide tutti. C' di pi. Proprio
perch  cos raro essere consapevoli sul serio che un
maestro  anche un uomo, intorno a tutti i maestri spirituali
scoppiano con regolarit scandali sessuali o economici. Sono
persone sulle quali si riversano migliaia di fantasie, proiezioni,
desideri, ambizioni malriposte e destinate a immancabile
frustrazione. Cos testimonianze di abusi di ogni genere si diffondono
in rete, e pettegolezzi fondati o meno, ingigantiti o
minimizzati, lacerano per mesi e per anni intere comunit di
studenti e praticanti.
L'insegnamento di Guru Dev Singh, dunque, mi appare
fondamentale, un salvagente lanciato in mare aperto, perch
lui  stato capace di affermare, a volte, perfino: Sono un uomo
totalmente corrupto. Oppure: Tutta la realidad es composta
di bene e male. Porqu quiere prendere una sola faccia?
E anche: If you are good bea good good, if you are bad be
a bad bad.
Per questo discorso, il pi spietato, il pi onesto, gli sono
devota e grata; sono le sue parole che mi guidano nel labirinto
in cui si confondono realt e fantasia. Come quella volta
che corsi da lui perch avevo visto il fantasma di pap che mi
fissava nel bel mezzo della corsia del supermercato. Ero spaventatissima,
ma Guru Dev fu carezzevole. Spezzava una tavoletta
di cioccolato amaro e mi porgeva i pezzettini uno a
uno. Poi mi aveva chiesto: Paolina, tu credi all'anima? Non
sapevo bene che cosa rispondere, trovai prudente rispondere
di s.
Guru Dev aveva riso tantissimo: Si sigues as vas a creer
en Dios, se vai avanti cos finirai per credere in Dio. Mi stava
spingendo verso il cinismo, verso il deserto? Suggeriva, piuttosto,
che nulla va cercato fuori di s.
Grazie a Guru Dev e alla sua critica della superstizione,
alla sua indifferenza verso qualunque interpretazione soprannaturale
dei fatti, avevo potuto godermi l'esperienza di rivedere
mia madre, morta da poco, alla messa di Natale di un
anno eccezionale nel bene e nel male, quello in cui lei era
morta e io mi ero innamorata di Brenno. Con Dolgo, l'amico
fraterno di Brenno, nonch mio, avevamo stabilito di passare
insieme un periodo a San Francisco a cavallo delle vacanze
scolastiche invernali, con i miei figli e i suoi. Dolgo non era
mai stato in America mentre io, che ci sono stata tantissime
volte, a San Francisco mi sento meglio che in qualunque altra
citt del mondo, forse perch  stata colonizzata dai genovesi
da tempo immemorabile e dunque, volendo, si trovano perfino
il pesto e i dolci con i pinoli, oppure perch  una mescolanza
folle, al mattino sembra quasi Londra e al tramonto diventa
addirittura Atene.
Avevo quindi scambiato su Craiglist la mia casa di Roma
con una villetta vittoriana di Haight-Ashbury che apparteneva
a una simpatica famiglia di vegani, e mi ero trasferita l
insieme a Dolgo e ai nostri figli, in tutto cinque maschi. Dolgo
si era subito impossessato del mnage domestico. Cucinava,
apparecchiava, faceva la spesa, e si era messo in testa di insegnarmi
a bere. Aveva iniziato con la birra messicana e, ogni
sera, al ritorno dai miei vagabondaggi, lo trovavo ad aspettarmi
nel patio sul retro con una Pacifico ghiacciata. La finivo a
piccoli sorsi diffidenti, nel corso della cena. Subito dopo Dolgo
proponeva di fare due passi fino allo Zam Zam, una sorta
di caverna persiana dove si riuniscono i devoti all'alcol, proprio
a due passi dal Buena Vista Park, dove i figli andavano
tutte le mattine per imparare a giocare a basket dai ragazzi
americani in cambio di lezioni di calcetto.
Allo Zam Zam Dolgo sembrava conoscere tutti, evocava con
gli altri avventori la venerata memoria di Bruno, che aveva gestito
il locale per cinquant'anni ed era morto da poco, a causa di
un'inevitabile malattia di fegato, lasciando dietro di s un grande
cordoglio. Dolgo aveva conosciuto Bruno in India molto
tempo prima, ma non era questa la ragione per cui a Haight
Street era diventato popolare nel giro della prima settimana. La
gente lo salutava per strada, alla bottega di prodotti biologici si
facevano in quattro per servirlo, gli Hare Krishna si inchinavano
al suo passaggio e gli regalavano dolcetti bianchi. La chiave
del successo di Dolgo in quella storica enclave hippie consisteva
nella sua treccia, nelle maniere rilassate e nello stile, tutto
incentrato su un cappotto di tweed spigato bianco e nero, che
indossava con regalit su camicie da donna a fiori ereditate da
amiche e amanti. Il cappotto era stato cucito su misura da un
sarto genovese per il nonno di Dolgo e cadeva a pezzi. Quel
cappotto forniva un contributo decisivo al nostro inserimento
nella comunit locale, cos avevo deciso di rattopparlo, scoprendo
una miriade di tasche e taschini segreti, quasi tutti bucati,
di cui anche Dolgo aveva sempre ignorato l'esistenza.
E cos, un giorno dopo l'altro, senza che quasi ce ne
accorgessimo, tanto era favorevole alla routine domestica la nostra
relazione senza ambiguit n intoppi, e poi la felicit dei figli,
nonch il clima monotono di San Fran, era arrivato dicembre,
e io avevo cominciato a innervosirmi per il consumismo natalizio
in America. Per quanto non sia cristiana, passare il Natale
lontana dalle mie sorelle non era una buona idea, perch
diventavo triste e arrabbiata. Avevo gi tentato un'altra volta
di fare Natale da sola a Berlino, quando ancora c'era il muro,
ma alla vigilia ero stata presa dalla disperazione, volevo i tortellini
in brodo, l'albero con i pacchetti, i nipoti in piedi sulla
seggiola a recitare poesie. Alla fine mi ero rifugiata in una
chiesa cattolica e avevo cantato con fervore canzoni tedesche
di cui non capivo una parola.
Memore di quel disastro emotivo, a San Francisco mi ero
organizzata per tempo e avevo speso sette dollari per un biglietto
d'ingresso alla funzione di Natale nella cattedrale cattolica
che svetta su Geary Boulevard, una chiesa enorme, moderna,
ricoperta di travertino bianco, con una cupola che si
vede da ogni angolo della citt. Ero attratta in modo particolare
dal suo celebre organo a cinquemila canne, e dal programma
musicale. La funzione si teneva all'ora dell'aperitivo,
dunque io e Dolgo eravamo usciti di casa insieme, lui diretto
allo Zam Zam e io a messa, mentre i ragazzi giocavano alla
PlayStation e celebravano il Natale facendo esplodere nemici
e lanciando grida di giubilo per gli schizzi di sangue.
Nell'immensa navata della cattedrale di Geary Boulevard
era riunita una gran folla avvolta in una nebbia d'incenso: c'erano
italiani e latinoamericani vestiti a festa, e perfino due
abeti che toccavano il soffitto. Erano stati venduti quasi duemilacinquecento
biglietti, ma per una combinazione il posto
accanto al mio era libero. Dopo un quarto d'ora qualcuno si
era seduto alla mia sinistra. Aveva sbirciato con la coda
dell'occhio. La mia mamma, trasparente come un'ombra ma
netta come un ologramma, era l. Con il cappottino di cachemire
celeste i cui lembi si aprivano sulla gonna scozzese, i
piedi nelle scarpe basse e comode che portava negli ultimi
anni, e alle orecchie le stupende boules d'oro che, santo cielo,
credevo di avere ereditato io.
Mamma avevo sussurrato, che ci fai qui?
Lei mi aveva fatto segno di tacere e aveva risposto, con un
filo di voce e la sua inconfondibile erre moscia: Non vai mai
a messa, cos ho pensato di venire con te. Ero fuori di me
dalla sorpresa e dalla felicit.
Quante volte avevo detto alle mie sorelle: Darei un dito
per passare di nuovo mezz'ora a chiacchierare con la mamma.
 Non potevamo parlare, ma sentivo il profumo che annusavo
tra i suoi capelli quando ero piccola e lei veniva a darmi
un bacio prima di uscire con pap, tutta vestita da sera.
Avevo gli occhi pieni di lacrime, forse per questo non l'avevo
vista uscire, o svanire, qualunque sia il modo in cui se ne
vanno queste apparizioni. Mi ero girata, e non c'era pi.
Non l'avevo raccontato a nessuno, anche se Dolgo era tornato
in tali condizioni dallo Zam Zam che mi avrebbe creduto
di sicuro. Qualche notte dopo l'avevo sognata. Nel sogno la
incrociavo per strada e le chiedevo: Mamma, come posso
rivederti? Lei, carica di pacchetti, andava di fretta, ma rispondeva
che ci saremmo incontrate di nuovo alla messa di Natale
dell'anno successivo, alla quale invece non si era presentata.
Mi era capitato di riassumere queste storie a Guru Dev, al
quale non facevano n caldo n freddo. I messicani apparecchiano
la tavola anche per i defunti tutti i giorni, per anni, non
vedono nulla di straordinario nell'avere con loro intense conversazioni.
Ha detto qualcosa come: Observa tu experiencia
senza giudicarla, interpretarla, cercare di ripeterla, pi o meno
ci che ha consigliato ogni volta che ero corsa al suo cospetto
per riferirgli un effetto speciale.
Ma, per tornare a quella mattina d'autunno a casa sua in
cui andava spiegando di essere un uomo come gli altri, Narayan
e io sedevamo in silenzio sui divani di velluto rosa senza saper
bene che cosa dire. Che commento si pu mai fare, se il tuo
supremo saggio di riferimento ti ha appena spiegato che fa
soffrire le donne?
 stato lui a cavarci d'impaccio, con grande signorilit. Preso
un libro, ci ha letto un sonetto di Juana Ins de la Cruz,
massima poetessa barocca messicana, monaca ribelle, mistica
irriverente e pungente:
Al que ingrato me deja, busco amante
al que amante me sigue, dejo ingrata
constante adoro a quien mi amor maltrata
maltrato a quien mi amor busca constante.
Al que trato de amor, hallo diamante, y soy diamante al que de
amor me trata
triunfante quiero ver al que me mata, y mato al que me quiere
ver triunfante.
Si a ste pago, padece mi deseo
si ruego a aqul, mi pundonor enojo: de entrambos modos infeliz
me veo.
Pero yo, por mejor partido, escojo de quien no quiero, ser violento
empleo, que, de quien no me quiere, vil despojo.
L'ingrato che mi lascia, cerco amante;
l'amante che mi segue, lascio ingrata;
costante adoro chi il mio amor maltratta;
maltratto chi il mio amor cerca costante.
Chi tratto con amor, per me  diamante,
e son diamante a chi in amor mi tratta;
voglio veder trionfante chi mi uccide,
e uccido chi mi vuol veder trionfante.
Soffre il mio desiderio, se a uno cedo;
se l'altro imploro, il mio puntiglio oltraggio:
in ambo i modi infelice io mi vedo.
Ma per mio buon profitto ognor mi ingaggio
a esser, di chi non amo, schivo arredo,
e mai, di chi non mi ama, vile ostaggio.
Poi ha ripetuto una delle sue storie, l'ho ascoltata gi tantissime
volte, e resta fra le mie preferite.
Sapete che cos' il sesso magico? Un ragazzo incontra
una ragazza che gli piace e le chiede: Facciamo l'amore? Lei
risponde di no, non lo conosce abbastanza. Lui insiste: Se
vieni a letto con me conoscerai il sesso magico. No si
schermisce lei. E dai la incoraggia lui. Lei allora gli domanda:
Che cos' il sesso magico? Non posso dirtelo risponde
lui, altrimenti non verrai con me. Ma lei vuole che il segreto
le sia svelato prima, ad ogni costo. Bene si arrende
infine lui, il sesso magico  cos: tu e io andiamo a letto insieme,
ed entrambi proviamo moltissimo piacere, tu sei molto
soddisfatta, io sono molto soddisfatto. Poi, quando abbiamo
finito, ti dico: "Sparisci!" E tu sparisci.
Pornografia dico io, decisa a sostenere il mio femminismo
pure in quelle estreme condizioni. E accuso: Voi maschi
avete una visione pornografica del sesso.
Guru Dev risponde che tutti sono alienati nel sesso: Oggi
la merce pi comprata non  l'iPhone, ma la sexualidad. Tutte
le relazioni principiano con la costruzione de una fantasia.
Costruiamo una fantasia e la manteniamo in vita fino a quando
se rompe. Al final, qual  la satisfacione?
Io dico: Sar il piacere, a volte  la compagnia.
Guru Dev risponde: Dimenticas che sono un maschio,
non me interessa de ciarlare. Quale uomo puede voler vivir
con una donna, che te dice dalla mattina alla notte che cosa
devi fare, e sottolinea quello che faciste mal?
Ehi diciamo noi femmine, sedute fianco a fianco, tesissime,
le donne risolvono molti problemi pratici, vero o no?
Bah ribatte lui, creano pi problemi di quelli che resolvono.
Te torturan. Non sono mai contente. Siempre qualcosa
che non va. Sai come Pablo Neruda chiamava su esposa? La
mosca. Siete egual que le mosche.
Una volta sono rimasta seduta vicino a Guru Dev durante
una meditazione lunghissima. La riuscita dipendeva dall'immobilit,
ed era molto difficile mantenerla, dato che eravamo
all'aperto, in un caldo estenuante, tormentati dalle mosche.
Guarda caso, intorno a lui non ce n'era neppure una. In un
intervallo gli ho chiesto come fosse possibile: perch le mosche
gli stavano lontane? Lo Zio ha mosso di scatto la testa,
ha spalancato la bocca, ha tirato fuori la lingua con un'espressione
avida e golosa: imitava il camaleonte, si comportava da
acerrimo nemico delle mosche. E loro si erano passate l'informazione
l'una con l'altra: Vedete quel tipo l, quello col turbante
bianco?  un predatore di insetti, state alla larga.
O Dea, o Iside, o Madre dai mille nomi, io ti invoco: vieni
in soccorso delle tue figlie, perch quest'uomo  troppo
astuto pregavo fra me la Grande Madre con intenti manipolatori,
mentre Guru Dev aveva ripreso a parlare, e diceva: Non c'
simmetria ni democracia in una relazione. Observate quanto
siano disfunzional la maggior parte dei rapporti entro uomini
e donne, e como la gente ne  perfino cosciente. Le mogli
sanno che i mariti le tradiscono mentre loro restano a casa
con i figli, pero non rompen el matrimonio per paura della separazione.
Perch le donne perdonan a los hombres? Porque
l'istinto delle donne  di voler essere messe incinte. Non 
detto che vogliano davvero un figlio, ma desiderano quell'atto
che d loro la sensacion de esser messe incinte. Yo soy un
hombre malo, perch conosco questa debolezza delle donne. Bene, dunque noi donne ci corichiamo con gli uomini
nella speranza di avere un altro bambino, e per quanto riguarda
me  sempre stato vero. Non mi  mai piaciuto fino in
fondo l'amore con i contraccettivi sicuri. Quando amo un uomo,
o lo desidero tanto, voglio prendermi un figlio.
Ma voi maschi? domando. Come riuscite a portarci a
quel punto l?
Guru Dev descrive un suo amico americano che da giovane
era una rockstar, poteva avere tutte le donne che voleva, la
sua tecnica seduttiva era far ridere le ragazze. Ora che  invecchiato
non funziona pi, e si  rassegnato a tornare dalla moglie.
E racconta anche di un curandero messicano, un omino
anziano e ben poco avvenente: Le signore cadono ai suoi
piedi perch le convince di avere bisogno di loro.  un
metodo infallibile, sostiene Guru Dev. Allora penso: Proprio vero,
sono rimasta con Brenno, nonostante la Farfalla, le amanti di
ritorno e le sue manie esasperanti perch era malato, aveva
bisogno di me per guarire, e non lo nascondeva.
La tecnica definitiva per conquistare una donna ha concluso
Guru Dev,  facile: basta guardarla e convincerla che
sta dicendo la cosa pi interessante del mondo, e che la sua
imperfezione , in realt, la pi pura forma di perfezione mai
vista.
Narayan si ricorda di un tizio che la lodava per il suo modo
di cantare, mentre  stonata. Lei, quasi quasi, ci cascava. E
io un ballerino giamaicano che guardandomi nuda disse, con
gli occhi pieni di stelle: Your body is so real, il tuo corpo 
cos vero.
Il nostro amato ospite e venerabile insegnante ha aspettato
con un sorriso che il flusso delle nostre menti abbandonasse i
ricordi, tornasse al punto della nostra sfida, poi ha detto: Vi
ho dimostrato, care mie, che il romanticismo  una manipolazione.
Una manipolazione cosciente. L'unica forma onesta,
credetemi, es el sexo magico.
D'altro canto, pensavo in seguito, tornando verso casa,
guidando lungo il lago e le provinciali, naturalmente anche le
donne conoscono il sesso magico. Abbiamo l'incantesimo di
apparire a un uomo, abbiamo quello di attirarlo. Conosciamo
anche il comportamento che lo terr legato: non usare il sesso
come premio o punizione, non dirgli mai che cosa deve fare e
non fare. Ma richiede molta autodisciplina e non ci sono mai
riuscita per pi di qualche anno.
 
CAPITOLO 9.
CI SONO DISGRAZIE PEGGIORI DELLA TUA.

Il giorno successivo a questa conversazione e a questi pensieri,
avevo prenotato un volo per Parigi, perch sentivo che
solo Holly poteva rinfrancarmi.
Holly avevo detto al telefono, lo so che non ci sentiamo
da sei mesi, ma sto passando guai orribili, e vorrei ricoverarmi
da te. La tua stanza degli ospiti  libera?
La mia pi cara amica d'infanzia, figlia di un collega di mio
padre, si era trasferita a Parigi venticinque anni prima ma,
quando siamo insieme, su Skype o al mare, dove siamo nate
e torniamo per le vacanze, non facciamo che ridere.
Ultima figlia di una numerosa famiglia, Holly aveva coronato
il suo fidanzamento con un matrimonio precoce. Non
molte avrebbero trovato il coraggio di sposarsi nella chiesa di
Santa Giuliana, a Cortina d'Ampezzo, indossando pelliccia
di visone, mocassini di coccodrillo marrone con tacchi alti e calze
con la riga. Correva il febbraio del 1979 ed eravamo tutte
ardenti femministe. Molte rifiutavano il sacro vincolo, oppure
lo accettavano sgarbatamente, solo per far contenti i genitori,
per si presentavano alle nozze in caftani rossi provocatori, o
addirittura in jeans. Holly non era femminista e andava fiera
del ragguardevole diamante che Emilio, suo marito, uno svizzero
gi destinato a diventare un potente signore della borsa,
le aveva regalato. Holly ed Emilio si amavano come Lara e
ivago, pi di Romeo e Giulietta. Si erano inseguiti e ritrovati
nel corso di tutta la nostra adolescenza. Lui era un cuor contento,
battuta facile e occhi turchini; lei magra, tormentata,
difficile. Ritenevo che non esistesse cura pi adatta della vista
di Holly per rinnovare quella fede nel romanticismo e nel vero
amore che lo Zio cercava di estirpare dal mio florido petto.
Holly era venuta a prendermi al Charles De Gaulle e mi era
apparsa subito ringiovanita.
Botox aveva detto senza aspettare il secondo sguardo interrogativo,
e pure iniezioni di acido ialuronico aveva aggiunto,
toccandosi in mezzo alla fronte e agli angoli della bocca
i punti miracolati dalla medicina estetica.
Ma che bisogno c'era? le avevo chiesto. Sei ancora
bellissima.
Ho fatto anche una blefaroplastica aveva aggiunto Holly
inforcando gli occhiali da sole. Ero sfigurata dal dolore. Ho
scoperto che Emilio mi tradiva. E mica ogni tanto. Con metodo.
Da sempre. Tradiva anche le donne con cui mi tradiva.
Avevamo parlato solo di figli fino a destinazione. I figli tutto
bene, ringraziando la Dea. Sono cresciuti. Hanno le loro
vite, ragazzi, ragazze, viaggi.
Riprendemmo il discorso soltanto nel suo giardino, affondate
dentro un pouf gigante anni Sessanta che Holly ha trascinato
in ogni casa dove ha abitato e fatto rifoderare sempre
con la stessa stoffa arancione. Voglio bene a quel pouf, immagino
sia intriso di confidenze femminili e che, un giorno o
l'altro, prender vita e se ne uscir con una sintesi folgorante
delle nostre storie, dalla prima elementare a oggi, dandoci ottimi
consigli.
Per farla breve, Holly era venuta a sapere che Emilio si era
comprato una ragazzina in Tanzania. Lui e Holly avevano un
buen retiro a Pemba, l'isola dove avevano concepito figli, ballato
sotto la luna, ricevuto carovane di amici.
Lui in Africa tornava pi di me, per seguire un progetto
umanitario. Ero fiera di aver sposato un uomo che non pensava
solo a far soldi.
Era stata la governante zulu della villa africana a rivelare
la verit a Holly, chiedendole di intervenire. Emilio aveva abbandonato
una ragazza e un bambino, la comunit locale era
al corrente, la sicurezza di Holly a Pemba era messa a repentaglio
dal comportamento del marito. Quando Emilio l'aveva
comprata, la ragazzina aveva quattordici anni. L'aveva portata
via dal villaggio e dalla famiglia poverissima per pochi
scellini. L'aveva messa incinta, aveva promesso di sposarla,
le aveva comprato una casetta, era tornato solo quando gli
pareva.
Holly aveva voluto conoscere la ragazza e il bambino. La
ragazza, una superba creatura nilotica dal cranio perfetto e dal
lungo corpo elastico, aveva nascosto il viso quando aveva realizzato
chi fosse la signora bionda alla sua porta. Il bambino
compiva tre anni in quei giorni, si chiamava Francesco. Holly
non riusciva a guardarlo.
Parlando con quella donna ho capito che la vita mia e la
sua erano distrutte nella stessa maniera.
Ora la madre e il bambino vivono a Kipengere, in una missione
cattolica. Holly provvede a tutto, paga la scuola per il
figlio e un corso di tessitura per la madre. Ha mandato denaro
anche alla famiglia d'origine. Non  mai pi tornata a Pemba,
la casa  invasa da topi e pipistrelli.
Aveva raccontato questa storia senza alzare gli occhi. Se mi
fossi avvicinata per abbracciarla avrebbe pianto.
Ne ho parlato solo a mia madre. Non riusciva a credermi.
Aveva assunto un investigatore, ormai voleva sapere tutto.
C'erano altre donne, e un conto bancario segreto che conteneva
milioni di euro. Un pied--terre a Londra e uno a Parigi,
a due passi dal liceo frequentato dall'ultima dei loro figli.
Come ha potuto nasconderti tutto questo per pi di
vent'anni, Holly?
Non l'ho saputo perch non volevo. Emilio mi trattava
male, mi diceva che non valevo niente. Lo amavo cos tanto
che lo perdonavo. Gli trovavo mille giustificazioni.
Quando l'ha affrontato, erano soli. Lui ha negato, l'ha minacciata,
ma fotografie e documenti erano incontestabili. Allora
le ha detto che era diventata brutta, i seni vuoti e la bocca
contratta. Glielo aveva gi detto altre volte, ai tempi in cui
ancora Holly aspettava solo un gesto di tenerezza per aprirgli
le braccia.
Stavolta no.
Sono rimasta ferma, in piedi, in cucina. Mi ha dato due
sberle. Gli sono grata, altrimenti non avrei mai trovato il coraggio
di mandarlo via.
Non ha pi voluto rivederlo. Gli avvocati hanno pensato al
resto. Holly ha messo in salvo il suo patrimonio personale, si
 tenuta i figli e la casa di Parigi. Ha preso psicofarmaci, consultato
psichiatri, viaggiato da sola cercando un sollievo che
non ha trovato, si  ricoverata in una clinica sul lago di Garda
dove si annoiava a morte e pensava al suicidio. Nel suo pellegrinare
alla ricerca di una cura, ha finalmente incontrato
una singolare dottoressa, esperta di medicina olistica. Questa
donna ha curato migliaia di pazienti da infermit del corpo e
dell'anima, concludendo che quasi tutte le femmine si ammalano
perch permettono agli uomini di depredarle della loro
energia e del loro splendore. Organizza seminari affollatissimi,
esorta le astanti ad andarsene per conto loro: Donne, riprendetevi
la vostra vita, non ci cascate! Le vostre energie,
talenti, sentimenti non devono stare al servizio di una scimmia
in giacca e cravatta. Lasciateli nella loro involuzione, non
permettete che vi prendano le energie, andate fiere e dignitose
verso il vostro prezioso futuro. Chi non capisce adesso questo
messaggio lo capir in seguito. Ma intanto, fissatevelo in
mente.
Holly era capitata a una di queste riunioni per disperazione,
aveva subito identificato Emilio come la sua scimmia in
giacca e cravatta. Aveva chiesto un appuntamento privato.
La dottoressa lavora sul linguaggio, crede che si debba al paziente
la pura verit sulle cause del suo dolore. Adopera proverbi,
detti popolari, luoghi comuni, associazioni verbali, filastrocche,
canzonette, modi di dire, miti, slogan pubblicitari,
perfino oscenit. A Holly ha detto: Smetti di credere all'amore.
Gli uomini che vedono le donne con lo sguardo imbambolato
e romantico si comportano come il lupo con gli
agnelli, e intanto fanno lo stesso con altre. Prenditi solo la
salsiccia, il porco lascialo fuori dalla tua vita.
Holly ha sperimentato una guarigione istantanea, e messo
in pratica quel consiglio. Ha fatto demolire il talamo e comprato
un letto nuovo. A una piazza e mezza specifica. La camera
 tinteggiata di rosa come quella di una fanciulla indiana. Appoggiato
alla parete c' un cassettone in legno di noce, sul davanzale
una serra di orchidee. Qui, spiega, riceve i suoi amanti.
Un pomeriggio, una notte, poi li mette alla porta.
L'amore, l'amore, sempre l'amore! L'amore non significa
niente,  un trucco inventato dagli uomini per non dover fare
il bucato, cara mia dice aprendo un cassetto e mostrando un
tripudio di biancheria nera stupidissima. Per esiste il sesso.
E d'ora in poi far sempre in modo che non mi manchi.
Holly le dico, disperata per quello che le  successo e
perch il mio piano di tornare a credere a sue spese nel romanticismo
sta andando in pezzi, non ti riconosco pi. Ti
riprenderai. Incontrerai un altro. Ti risposerai. Avrai una nuova
stagione, e sar fantastica.
Sei pazza mi risponde lei, guardandomi con commiserazione
e accendendo una sigaretta indonesiana ai chiodi di garofano.
Adoro i miei amanti, ma se non tornassero non verserei
una lacrima. Lo sai che cosa penso appena abbiamo
finito di scopare? Vorrei una bacchetta magica, e farli sparire.
Il sesso magico, pure a Parigi.
Dopo quel viaggio, impressionata dal racconto di Holly,
avevo cominciato a sospettare di avere nuovamente le corna e
che Brenno, pur malridotto com'era, andasse a letto con
un'altra appena gli giravo le spalle. In casa sua sentivo distintamente
l'odore di qualcuna che non ero io. Gli avevo chiesto
d'impulso se avesse altre donne. Lui negava, ma avevo pure
l'impressione che tutta la casa si fosse ristretta. D'improvviso
mi sembrava che dal mio fidanzato non ci fosse pi modo di
distendersi, di trovare una seggiola dove sedersi, un posto dove
stare comoda.
Guru Dev dice sempre che una delle difficolt fra gli uomini
e le donne  che gli uomini fanno sesso per rilassarsi, mentre
le donne devono essere rilassate per averne voglia. E a
causa delle mie sensazioni, e del lampeggiare del terzo occhio,
non ero rilassata per nulla. Il sesso a poco a poco era
andato a farsi benedire, e quando c'era riusciva male.
Di fronte alla mia reticenza e goffaggine, Brenno ostentava
un'immensa disperazione: Che cosa ci sta succedendo? domandava,
affranto, rigirandosi nel letto.
Tu dimmi la verit ribattevo.
Lui s'infuriava, mi accusava di essere paranoica, mi consigliava
di farmi curare il cervello.
Come puoi dubitare, con quello che c' fra noi?
Ah, dubitavo, dubitavo parecchio.
Perfino la mia amica Prune credeva che fossi diventata pazza,
la cosa peggiore di tutte, perch perdere un'amica  assai
peggio che rinunciare a un uomo. Quando insistevo che, nonostante
mancassero prove materiali e lui negasse con fervore,
ero sicura che Brenno stesse con un'altra, Prune rispondeva
scandendo le parole, ostentando la sua pazienza, come si fa con
una bambina testarda, e mi sfidava ad assumere un investigatore
privato. Lo sapevo che non c'erano prove, ma registravo
indizi. Brenno fermo sul greto del torrente sotto la mia casa di
campagna, a guardarmi sguazzare: un tempo sarebbe entrato
pure lui, o si sarebbe offerto di intrecciarmi i capelli perch non
li bagnassi; adesso mi soppesava con occhi opachi. Brenno che
sceglieva un brano musicale e, invece di venire a cercarmi, spogliarmi,
baciarmi, si appoggiava al davanzale della finestra e
guardava l'orizzonte voltandomi le spalle.
Prune mi liquidava con sufficienza. Secondo lei, rovinavo
una grande storia d'amore facendo pressione su Brenno per
essere rassicurata, mentre lui era debole, prendeva farmaci a
mucchi, aveva subito un colpo tremendo.
Non dormivo pi, ma Guru Dev Singh mi aveva insegnato
un esercizio che trasforma l'insonnia invincibile in ore operose.
No es una meditacion mi disse, puede farlo pure davanti
a la sit-com.
Allora leggevo, scrivevo, ascoltavo musica e guardavo film,
per sentivo che il mio sistema nervoso friggeva, e stentavo a
mantenermi in una forma aggraziata.
Meditavo malissimo, la pace durava un attimo. Ero talmente
aggrappata alla pratica da affondarla, ed ero sola, l'unica
praticante di kundalini yoga a Genova.
Allora avevo aperto una classe, frequentata da giovani studentesse
due sere la settimana. Fosse caduto il mondo, avrei
dovuto sedermi di fronte a loro, abbastanza vuota da far passare
l'insegnamento, ma talvolta ero talmente scossa che temevo
di non farcela.
Una sera, alla fine di una lezione, dopo aver congedato le
studentesse, mi ero affacciata al balcone. Le ragazze chiacchieravano
per strada. Parlavano di me: Stasera era davvero
a pezzi, avete visto che faccia? Dovremmo fare qualcosa per
aiutarla.
Avevo provato una profonda mortificazione, le pessime
condizioni del mio spirito erano cos evidenti? Poi, una mattina,
un bel tipo con cui avevo fatto amicizia al parco dove passeggiavamo
insieme ai cani mi aveva messo paternamente un
braccio intorno alle spalle: aveva notato che mi tremavano le
mani. Pi tardi, diretta verso il supermercato, avevo preso a
piangere talmente forte che avevo dovuto accostare la macchina.
Mentre singhiozzavo, con la fronte appoggiata al volante,
qualcuno aveva bussato al finestrino. Era il lavavetri cui
regalavo una moneta ogni volta che passavo di l, un ungherese
sempre ubriaco e senza denti. Spesso portava con s il
figlio, che gli reggeva il secchio, e avevo l'abitudine di allungare
al bambino un succo di frutta, ne tenevo un paio in macchina
apposta per lui. Ora entrambi mi facevano segno di
scendere. Mi avevano abbracciata in mezzo alla strada. Il padre
si era dimenticato di posare la spugna, l'acqua e il sapone
mi gocciolavano nel collo.
Ogni tanto, di notte, lampeggiava la lucina verde di Skype,
segnalando un contatto in arrivo. Guru Dev Singh chiamava
da paesi lontani, dopo aver insegnato tutto il giorno. A volte
era stanchissimo, eppure mi cercava lo stesso. Gli ero tanto
grata, ma mi domandavo perch fosse cos sollecito. Guru
Dev Singh non  un mio amico, e non  nemmeno buono,
nel senso che si d di solito a questa parola.  un insegnante,
e aveva qualcosa da insegnare.
Appena lo vedevo comparire sullo schermo lo supplicavo:
Guru Dev, aiutami, sto diventando pazza.
Lui sorrideva: Recuerdate che tutte le relazioni iniziano
con la construzione de una fantasia e continuan fino a che la
fantasia se rompe.  come quando giocavi, da bambina, e continuavi
fino a che resisteva la logica del gioco. Cerca di observare
qual  la fantasia che ha sostenuto la tua relazione, e
perch si sta rompendo. Vedi, tu sei colta, sei raffinata, mediti
molto, per sei una completa idiota ne la relazione amorosa.
Quando tocchi lo spazio de l'amor, diventas totalmente
emocional e infantile.
Aveva ragione. Ero una donna forte, quel tipo cui le amiche
si appoggiano in caso di sventura. Ero stata bravissima a
scuola, da ogni dove erano piovuti riconoscimenti per il mio
lavoro, avevo guadagnato i miei soldi. Organizzavo una vita
complicata, non ero crollata di fronte alle disgrazie. Ma con gli
uomini ero un disastro, una deficiente. Appena sfioravo lo
spazio del maschile diventavo pazza e perdevo il mio bene.
Ricordo un'amica che a suo tempo, e a questo proposito, mi
lesse le carte, e le carte dissero: Stai molto attenta a non dare
molto pi di quanto ricevi e occupati dei tuoi affari, perch li
stai trascurando e verranno tempi duri.
Avevo fatto anni di psicoanalisi, eppure non mi avevano
aiutata a cambiare i miei comportamenti nevrotici. Li riconoscevo
ma, quando si presentavano, reagivo sempre allo stesso
modo. Approdata alla meditazione, mi ero impossessata dei
kriya per lasciarmi il passato alle spalle, bruciare la rabbia
dell'adolescenza, liberarmi del dolore dell'infanzia. E invece
mi ero comunque fidanzata con Brenno per ragioni infantili,
per mettermi con il ragazzo pi figo della scuola, e soprattutto
per portarlo via a tutte le altre. Quell'oggetto di desiderio sfiorito
e cinico rappresentava una rivincita sulla mia adolescenza,
quando ero troppo spaventata e insicura per farmi un tipo
come lui, che mi attraeva e mi spaventava. Brenno aveva sempre
predicato l'amore libero, la poligamia, la poliandria, le
ammucchiate e qualunque altra trasgressione pur di fare sensazione.
Ma io nei fidanzamenti sono un tipo fedele. Se non
sono legata provo tutto quello che mi pare, altrimenti ignoro
le tentazioni.
Erano trascorsi mesi dall'incidente, Brenno era ancora
malconcio, affaticato, trascinava una gamba. Volevo aiutarlo a
riprendersi, ma lui non voleva convivere. Un caro amico mi
aveva prestato un appartamento vuoto a Genova, mi ero trasferita
l con due valigie, e con l'intento di svoltare l'inverno.
Mi mancavano i figli, mi mancavano le amiche, il quartiere, la
casa di Prune dove trovare rifugio, l'ambiente del kundalini
yoga, le occasioni d'incontro che Roma offre a ogni angolo. A
Genova non conoscevo pi molte persone, e comunque erano
tutte prese dalle loro vite. C'era Dolgo, ma progettava uno
dei suoi lunghi viaggi, e gi mi mancava la sua compagnia
intelligente e comprensiva.
Adoro la mia citt, per non si pu dire che sia aperta al
nuovo. Quasi nessuno mi invitava. Tutti sembravano appartenere
a un giro chiuso. A Genova non pu succedere, come
a Roma, che qualcuno suoni al citofono d'improvviso, chiami
all'ultimo momento per un aperitivo, un cinema, un giretto.
La cordialit che ho imparato in trent'anni al Sud, a Genova 
persino motivo di sospetto, soprattutto nei quartieri alti. Dolgo
mi rimproverava perch salutavo con calore i condomini.
Fai solo un cenno del capo mi consigliava, altrimenti pensano
che tu abbia qualcosa da nascondere.
Oltre a lui, l'unica persona davvero libera e informale con
cui passavo il tempo era Adriana, una compagna di liceo e di
femminismo degli anni Settanta, un'artista affermata e cosmopolita
che da trent'anni aveva una relazione clandestina
con Dolgo. Cercavo di reagire alla paura, non suffragata dai
fatti e smentita con forza dal diretto interessato, che Brenno
non mi amasse pi e si fosse messo di nascosto con un'altra.
Non uscivo mai senza essermi ben pettinata, truccata e aver
indossato i miei gioielli. Cercavo di essere attraente e di rallegrarmi,
siccome proprio Adriana, con la sua tempra formidabile,
mi aveva impartito una preziosa lezione. Prendeva
sul serio l'angoscia, ascoltando senza commentare, descrivendo
piuttosto com'era riuscita a sopravvivere a una malattia
degenerativa solitamente fatale. Senza trascurare un giorno,
Adriana si procurava motivi di buonumore, e non sottovalutava
il potere della bellezza. Osservava le nuvole farsi e disfarsi
nel vento. Contemplava un quadro che le piaceva da sempre,
leggeva i versi del genovese Montale ad alta voce:
Comprendo la tua caparbia volont
Di essere sempre assente perch
Solo cos si manifesta la tua magia.
Rendendole pi cara la vita, questa disciplina dell'amore di
s l'aveva guarita.
Poi una scrittrice romana mi aveva telefonato per chiedermi
di presentare il suo libro a Genova. Avevo accettato con
piacere di tornare nei miei panni. Per lungo tempo non ero
riuscita a parlare con efficacia davanti a un uditorio, finch
Guru Dev non mi aveva insegnato un trucco per l'eloquenza.
Consiste nel diventare consapevole della lingua, e contemplare
la sensazione finch la punta non comincia a pizzicare.
Perch? avevo chiesto. Lui non aveva risposto. Allora
avevo semplicemente messo in pratica, accettando di ignorare
la ragione. Funziona alla perfezione.
Mentre aspettavo di sentire la lingua pronta, mi ero accorta
che Adriana era l, e sorrideva per incoraggiarmi. Verso la
fine della discussione, in fondo alla sala si era affacciato
Dolgo, spandendo senza risparmio il suo vigoroso fascino da corsaro.
I capelli ancora quasi del tutto biondi, il pastrano che gli
avevo ricucito a San Francisco, gli anelli d'argento alle dita,
Dolgo mi faceva segno che quel consesso gli era indigesto, e
mi avrebbe aspettata all'uscita. Adriana gli aveva lanciato
un'occhiata di desiderio, lui l'aveva ricambiata. A dispetto dei
tre matrimoni di Adriana, di altre relazioni, di viaggi e assenze,
i due continuano a cercarsi. Perch non abbiano mai deciso
di unire la loro sorte  ignoto, siccome n l'uno n l'altra ne
parlano e, se s'incontrano in occasioni mondane, fingono di essere
appena conoscenti. Probabilmente Adriana, maestra di
seduzione, non vuole che Dolgo si stanchi di lei. Quasi certamente
non l'ha mai ricevuto a casa sua; magari lo aspetta in
qualche pensioncina in riviera, un pomeriggio ogni tanto, poi
scompare dalla vista di Dolgo per restare nei suoi pensieri.
 
CAPITOLO 10.
SII REGALE.

Dolgo e io avevamo camminato a braccetto sotto i portici,
fino a un bar fermo agli anni Sessanta, ancora arredato con
poltroncine rosse in similpelle e tavolini cromati, famoso in
citt per i suoi cocktail esplosivi e per non aver mai ceduto
alla moda degli stuzzichini fantasiosi - servono da sempre
solo mandorle salate, patatine, olive verdi in quantit minuscole.
Mi aveva somministrato un Negroni d'autorit, mi ero
ubriacata ai primi sorsi.
Quando aveva giudicato fosse abbastanza aveva detto:
Permettimi di darti un consiglio: sii regale. Non interrogare
Brenno. Smetti di indagare. Lo conosco meglio di chiunque
altro, ti prometto che, se fai come dico, non succeder niente
di brutto.
Il Negroni mi aveva sciolto la lingua, e lo avevo torturato,
supplicato, minacciato. Garantiva di non essere a conoscenza
di nulla, e di aver sentito il dovere di intervenire perch mi
aveva colta a trattare Brenno con sospetto e guardarlo con
diffidenza.
Non mi risulta che abbia altre donne diceva, ma se anche
ce ne fossero, il comportamento che ti suggerisco sarebbe
il migliore. E se non ce ne fossero, sarebbe l'unico ragionevole.
D'altronde, l'amore comporta sempre dei rischi. Rischia,
scommetti tutto quello che hai.
Caro, carissimo Dolgo: cercava di soccorrermi senza tradire
il suo amico. Mi aveva dato un ottimo suggerimento, ma
ero troppo fuori di testa per seguirlo. Volevo solo scappare.
Ero partita per Roma, dal treno avevo cercato Apriliano,
che mi consolava sempre: Domani pomeriggio vado a trovare
Guru Dev, dopo vorrei che la sera tu mi invitassi a cena.
Portami in un locale clamoroso, ti prego.
Va bene, per prima hai bisogno di qualcosa di forte. Lascia
fare a me. Abbi cura di vestirti in modo scandaloso. Ci
vediamo al Pantheon per le sei.
Lo Zio era sul punto di prendere un aereo per gli Stati Uniti,
e stavolta non aveva chiesto della Farfalla. Gli interessava
discutere della coppia, che a suo parere non ha alcuna possibilit
di salvezza.
Ha ceduto del tutto la struttura sociale in cui la coppia 
nata, spiegava. Quando ha cominciato a perdere consistenza,
 stato inventato l'amore romantico. Non ci si sposava
pi per ragioni economiche, sociali o familiari, ma perch si
era innamorati.
Tu e tu amiche ha osservato, avete potuto fare le feministas
perch gli uomini non ve servivan pi por sobrevivir.
Questo per vale solo in alcuni strati sociali, e in alcune parti
del mundo. In Mexico, negli anni Settanta, las feministas andavano
nelle zone rural a parlare mal de los hombres. Le donne
non le capivano, le trattavan come povere matte. Avevano
bisogno de los machos por la supervivencia della famiglia,
qualunque altra considerazione era absurda. Di quale liberacion
andavano mai ciarlando las feministas? E di nuovo aveva
chiesto: Perch sei celosa? Stai facendo un dramma su
niente. Observa attentamente tu procso. Considera che stai
agendo in una forma ancestral. L'evento presente  completamente
differente da quello in cui imparaste esta modalit.
Fingiamo, per esempio, che tu abbia imparato la modalit
della celosia perch tu padre preferiva tu hermana, o dalla tua
nonna che odiava il tuo nonno perch lui estaba con la cameriera.
Tu celosia se manifesta in una forma del passato: no
tiene nada a que veder con tu realidad de oggi.
Guru Dev mi ribellavo io, la gelosia non  razionale, 
un sentimento, un'emozione.
Lui scuoteva la testa. Le discussioni e i conflitti che si crean
nelle coppie non corrispondono pi a la realidad. Sono forme
vuote, imprigionano la gente. Se reclama un patto di fedelt
su qualcosa che no existe. Quello che no existe, pero, es molto
importante: perch  l'alibi, la forma che occulta quello che
existe. E aveva aggiunto: Dal punto di vista meditativo e
spirituale,  interessante observare che il conflicto, la discussion
non correspondon a la realidad. Non appartengono a
esto momento, quindi no existono.
Gli avevo detto che mia nonna aveva una ragione valida
per essere gelosa. Se il marito l'avesse lasciata per un'altra, si
sarebbe spaccata la famiglia.
Be', tua nonna era celosa anche perch se su sposo la tradiva,
su ruolo femminino si abbassava.
 lo stesso per me dico io, trionfante.
Niente affatto ribatte Guru Dev.
Argomento che, se un uomo mi preferisce un'altra, perdo
la sua predilezione erotica: questo non mi d forse il diritto di
soffrire?
Adesso stai addirittura validando un concepto de relacion
in cui te gusta giocare un ruolo che non corrisponde a un
proceso real.
Cio?
Bonita, tu piensas all'uomo como a el padrone, ma l'uomo
non es un padrone. Tante parole, tanti discorsi, tutto tu
femminismo, e suffres e tieni paura de perder la predilezione
erotica del padrone. Finch cerchi di essere la favorita, credi di
avere un sultano. Que orror!
Fammi capire bene qual  il punto che si inceppa, cos lo
posso modificare.
Es muy simple. Tu riproduci un procso in cui l'immagine
di te nella coppia es la stessa dell'era dei Pesci. L'era dei Pesci
 finita, quel procso non funziona pi.
Allora ero rimasta finalmente un po' zitta, allora forse capivo.
Perch mi succeda qualcosa di nuovo, devo accettare di essere
immersa in un sistema di rappresentazioni obsolete e smettere
di credere che sia ancora vero? Ma Guru Dev, non sar troppo
vecchia per abbandonare la forma dell'era dei Pesci?
Ma certo che sei troppo vecchia. Non hai la possibilit di
superare la forma pisciana. Contemplas el procso, senza identificarte
troppo. Comunque, io tambin sono troppo vecchio.
E allora?
Allora soffriamo risponde, tutto contento.
Quando lo Zio dice contemplas non vuole dire affatto
diventa insensibile, anzi, tutto il contrario. Lo stato contemplativo
rifugge la distrazione,  anzi una condizione di
estrema, raffinata sensibilit.
Pur soffrendo, ero comunque passata da casa a cambiarmi
e mi ero presentata al Pantheon alle sei. Nella piazza affollata
di turisti seduti ai tavolini dei bar, il magnifico Apriliano mi
aveva stretta in un lungo abbraccio, poi mi aveva scortata fino
al nostro negozio preferito, dove vendono articoli per religiosi,
paramenti sacri, abiti per preti, suore, cardinali e, forse, papi.
Quelle vetrine ci calamitavano da anni. Avevamo sprecato
mezz'ore abbondanti osservando chi entrava e chi usciva, e
adesso, finalmente, saremmo entrati. Apriliano aveva suggerito:
Parliamo solo inglese. Indossava una camicia da torero
di pizzo bianco, perfetta per mettere in risalto il suo torso
grandioso, e io una gonna rossa e scarpe verdi con tacchi alti.
Mi ero truccata parecchio, avevo montato i capelli con ben
due toupet. Una volta dentro, avevamo spinto il commesso a
tirare gi dagli scaffali scarpe, camicie e abiti da prete. Apriliano
li aveva provati, entrava e usciva dal camerino pavoneggiandosi
davanti agli specchi illuminati dai neon, ci chiedeva
come gli cadevano i calzoni sulle natiche. Aveva preteso di
misurarsi pure tonache e cotte. La sua preferita era verde, con
raggi di sole ricamati in oro e una colomba al centro, gli stava
benissimo. I prezzi erano esagerati, alla fine avevamo preso
solo un clergyman, quelle camicie grigie scure col collarino che
i sacerdoti indossano quando non portano le gonne. Apriliano
l'aveva tenuto addosso, mentre io squittivo che lo preferivo
con la tonaca e che, sotto, avrebbe potuto indossare calze
trasparenti con la riga. Scusi, avete anche autoreggenti?
avevo domandato al commesso stravolto.
Apriliano non sbaglia un colpo: dopo questa azione malvagia
mi sentivo molto, molto meglio. Al ristorante mi ero guardata
intorno. Dagli sguardi degli altri avevo immaginato che
si chiedessero come mai una signora abbigliata in modo ridicolo
avesse ammaliato un prete di simile maschia bellezza fino
al punto da mostrarsi con lei in pubblico, e offrirle tanto
lusso. Padre Apriliano aveva versato generosamente champagne
nelle nostre coppe, e aveva ascoltato il racconto dei miei
dolori a proposito di Brenno.
Cerca di superare questo brutto momento aveva consigliato.
Di tutti quelli con cui sei stata dal divorzio in poi,
quest'uomo di merda mi sembra, purtroppo, l'unico di cui ti
sia mai importato veramente. E comunque esiste una regola
semplice ma vera, e cio che se un uomo ha la faccia da bastardo,
nella maggior parte dei casi ha anche un cuore da
bastardo, e si comporter di conseguenza.
 
CAPITOLO 11.
NON APRIRE LA PORTA AI VAMPIRI.

Mi  sempre piaciuto sentir russare i maschi. Non capisco
perch la maggior parte delle donne cacci dal letto coniugale
i mariti che russano, o si metta tappi di cera nelle orecchie.
Nei pomeriggi estivi della prima infanzia, alla Bolla, la casa di
campagna che appartiene alla nostra famiglia, facevo la siesta
con il nonno, un uomo slanciato e lindo, con mani e piedi
stupendi, baffi candidi, occhi color ardesia, il cuore diviso fra
i nipoti e le spider Alfa Romeo. Dopo pranzo sonnecchiava
sempre, indossando pigiama di cotone celeste, bordati di
bianco e stirati alla perfezione. Avevo il permesso di restargli
vicino, purch non lo disturbassi. Dal mio fossetto dentro il
materasso di lana, il vecchio mi appariva grande come una
montagna. Mi accarezzava i ricci per un attimo, poi prendeva
a russare cos forte che i vetri delle finestre tremavano e, secondo
la nonna, perfino i bicchieri di cristallo tintinnavano
nella credenza della sala da pranzo. La vibrazione costante mi
faceva sentire al riparo, nella tana di un felino gigante che faceva
le fusa. Diventata adulta, sdraiata sull'erba sotto la tenda
del festival internazionale di yoga in Francia, dove al calare del
sole si tiene un'ora di rilassamento con il gong, collegavo il
potere di guarigione di quel suono alle onde emesse dal nonno
che russava, e al loro ripercuotersi lungo la mia precoce
spina dorsale.
In quella primavera genovese, quella notte fatale, Brenno
dormiva tranquillo in camera mia, russando sommessamente,
mentre io non riuscivo a prendere sonno. Addossata al suo
corpo, il ventre contro la sua schiena, la testa sulla sua spalla,
mettevo in pratica tutti i trucchi contro l'insonnia. Respirare
dalla narice sinistra, lunare, chiudendo la destra, solare. Pensare
giallo, campi di mais maturo, un anello da indice con topazio,
le tende da sole che sbattono al vento sulla terrazza, il
grembiule da cucina, la copertina di Tropico del Cancro. Appoggiare
la lingua fra il labbro superiore e gli incisivi, punto
cruciale per l'abbandono. Di solito mi addormento dopo i primi
tre respiri, senza passare alle fasi successive. Quella notte,
per, ripercorrevo con il pensiero la serata appena trascorsa,
alla ricerca della nota stridente. Come al solito, non avevamo
fatto quasi nulla tranne cenare. Eppure guardare Brenno
mangiare ormai mi dava fastidio, cercavo di evitarlo. Mi pareva
che masticasse con la bocca aperta. Prima non ci avevo mai
fatto caso.
Gli avevo baciato una ruga sul collo e mi ero tirata su, diretta
in cucina. L'appartamento ottocentesco che avevo in prestito
era enorme, complicato e ben costruito come un romanzo russo,
con due lunghi corridoi rivolti verso ali diverse, fitto di dispense,
stanzine e ripostigli. Volevo una bevanda calda, leggere
sul divano, ascoltare musica. Brenno aveva gusto, per la musica.
Uno dei piaceri che condividevamo riguardava la scoperta
di compositori e strumentisti sopraffini. Negli intervalli dell'amore
mi chiedeva che cosa preferissi ascoltare nell'ora successiva.
Se avessi chiesto un adagetto di Mahler gli avrei dato una
maliziosa indicazione erotica. Scorrendo le icone degli album
su iTunes, rimpiangevo notti su notti trascorse a dirigere il nostro
impeto come un'orchestra ben accordata. E poi, mentre
attraversavo l'ingresso diretta agli scaffali della libreria, cercando
un noir avvincente che desse un senso all'insonnia, avevo
avvistato un lampeggiare, e udito il beep sommesso ma netto
dei messaggi in arrivo. Brenno aveva dimenticato l il cellulare,
che d'abitudine teneva sul comodino. Non lo aveva spento.
Ogni mezz'ora, il suono si ripeteva.
Dopo aver riletto da cima a fondo Il falcone maltese
accompagnato dal ritmo feroce di Transformer, aver meditato e perfino
praticato un intero kriya di kundalini yoga per il sistema
nervoso, mi ero decisa a compiere un gesto sleale al quale,
credevo, nulla avrebbe mai potuto spingermi. Preso in mano
il telefono di Brenno, avevo cliccato sull'icona dei messaggi.
Va detto che la Farfalla si faceva capire benissimo. Aveva
spedito a Brenno un diluvio di sms creativi che destavano la
mia totale invidia. In questi testi, vantava un numero esorbitante
di buchi, e a suo dire li riempiva tutti, figurandosi quanto
sarebbe stato meglio sostituire dita, ortaggi e oggetti con la
carne palpitante del mio fidanzato. Dalla sua prosa, e dalle
risposte di Brenno, emergeva il mito fondativo della loro relazione
che, era evidente, andava avanti da parecchio: non si
erano mai lasciati da ben prima dell'incidente, e Brenno aveva
sistematicamente mentito a entrambe, a lei e a me. Separati
da una vecchia megera (io), erano costretti da ostacoli insormontabili
(sempre io) a incontrarsi di nascosto, e vagheggiavano
il giorno (lontano, per colpa mia) in cui la loro passione
avrebbe potuto dispiegarsi liberamente (alla faccia mia). La
ragnatela di menzogne di Brenno era ammirevole. Non ero
sua moglie, non avevamo figli n mutui da pagare, avrebbe
potuto lasciarmi in qualunque momento senza gravi complicazioni.
Se lo avesse fatto, per, la Farfalla sarebbe diventata
la sua fidanzata, e lui non ne avrebbe tratto alcun vantaggio,
limitandosi a passare da una relazione ufficialmente monogama
a un'altra. E mentre io avrei smesso di prendermi cura di
lui, e di garantirgli infiniti appoggi morali nonch materiali,
l'aspetto eccitante della clandestinit con la Farfalla sarebbe
finito. Un tempo, forse, prima del colpo che lo aveva messo in
ginocchio, avrebbe piantato me, impalmato la Farfalla, e in breve
trovato qualcun'altra con cui tradirla per rimettere in moto
la sua giostrina. Ormai non aveva pi l'energia sufficiente.
Doveva moderarsi, oltre a fare attentamente i conti.
Siccome anche sul disinganno si possono scrivere soltanto
altre banalit, e questa  una disgrazia accaduta almeno una
volta a quasi tutte le donne che conosco, mi limito a dire che,
oltre all'umiliazione e al dispiacere, ho provato anche una forma
di sollievo. Non avevo, dunque, una rotella fuori posto, il
mio intuito non aveva fallito. Non soffrivo di paranoia, non
ero vittima di una fantasia malata, non dovevo spendere per
l'investigatore privato: mi potevo fidare di quello che sentivo.
E del resto Guru Dev lo dice sempre: Solo quello che senti 
reale.
Due parti di me, l'idiota dipendente e innamorata e l'assegnataria
di un terzo occhio riluttante a tacere, infine si ricomponevano.
Davanti allo specchio mi ero fatta il turbante, serrando
intorno alle ossa del cranio cinque metri di sottile stoffa
bianca. Il turbante, oltre a essere molto chic, garantisce a chi
lo indossa una centratura portentosa, e aumenta l'aura, il campo
magnetico che ognuno ha intorno al corpo fisico.  pi difficile
convincere una persona col turbante a credere in una
solenne fesseria.
Al risveglio Brenno non si era stupito, mi aveva vista altre
volte con il turbante e ne aveva riso, senza chiedersi perch, e
in quali occasioni, mi acconciassi cos. Aveva dormito bene,
era di ottimo umore, voleva la sua colazione. Non avevo il
coraggio di dirgli dei messaggi della Farfalla. Se lo avessi fatto,
avrei dovuto lasciarlo su due piedi, ma non ero pronta, non
sopportavo l'idea di non rivederlo pi. Avevo quindi aspettato
che finisse di mangiare e di meditare, l'avevo guardato scorrere
attentamente i messaggi sul suo telefono, e ascoltato
mentre mentiva, dicendo che riguardavano questioni sindacali.
Avevo trovato la forza di chiedergli nuovamente se avesse
altre storie oltre alla nostra. Lui aveva risposto di no, con
sdegno, era arcistufo di dover rispondere sempre allo stesso
modo a quella domanda del cazzo. E, con la scusa di punire la
mia sfiducia, se n'era andato a casa, sui monti. Altrimenti
avrebbe dovuto lavorare d'immaginazione: l'ultimo sms della
Farfalla gli fissava un appuntamento di l a poche ore, minacciando
lacrime e sangue. Lo avevo guardato dalla finestra
mentre andava via, era gi al telefono e rideva.
La sofferenza non mi ha mai impedito di passare all'azione,
quindi avevo pianificato le mosse successive. Con un paio
di chiamate mi ero organizzata la fuga, una settimana da
Tigresse e Mignon, porto sicuro per le amiche nei guai. Da
quando quelle due si sono trovate, lasciando Roma per tornare
alla loro campagna, in Toscana, hanno accolto donne picchiate,
madri sole, donne sulla via del divorzio, ragazzine in
fuga da famiglie disfunzionali, persino anziane signore con lo
sfratto. Sanno curare i cuori infranti, malati o affaticati. In
cambio del cibo e del bucato chiedono appena un po' di lavoro
nell'orto, nell'erbario o in giardino.
Avevo conosciuto Mignon mentre facevamo entrambe un
lavoro da operaie dell'intelletto. Eravamo giovanissime, brillanti,
ricche di entusiasmo, e gli anziani, potenti mandarini dell'informazione
ci avevano assunte con pochi spiccioli per svolgere
mansioni che sul contratto apparivano divertenti, ma nella
realt erano faticose e frustranti. A quei tempi Mignon era
innamorata di un intellettuale acerbo e promettente, che trascorreva
i suoi giorni e le sue notti chino sui libri. Lei aveva
fede in quel genio, e quindi lavorava tantissimo per mantenerlo.
A dispetto del nome, era alta e forte, ben piantata su
piedi agili e abili quanto le sue mani. Capelli da squaw, occhi
allungati, folte sopracciglia e pelle dorata, si vestiva come un
ragazzo e aveva una risata che scuoteva tutto l'edificio enorme
e grigio in cui sgobbavamo fianco a fianco. Siccome il suo
fidanzato si drogava parecchio, Mignon era impegnata anche
su quel fronte. Polveri, pasticche, fumo, provava tutto.
Finch una mattina, arrivando al lavoro e non trovandola, ero
arrivata a cercarla perfino negli armadi. E in un armadio enorme,
ampio come una stanza, dove un tempo si conservavano
faldoni d'archivio, l'aveva trovata. Ballava da sola come fosse
indemoniata.
Mignon, che ti  successo? avevo chiesto dalla soglia,
senza osare toccarla. Mignon aveva fatto un salto indietro.
Che cosa hai preso? Mignon, sono io, guardami.
Mignon aveva preso una sostanza chimica che - si favoleggiava
- rendeva chiunque una tigre del materasso e una ballerina
con le scarpette rosse magiche, cos non riusciva a fermarsi
e aveva lo sguardo fisso. Me l'ero portata a casa e le
avevo somministrato succo di limone a cucchiai, perch ai
tempi di Londra si diceva che la vitamina C fosse un antidoto
agli acidi. La mattina dopo avevo capito che il ragazzo di
Mignon le aveva fatto inghiottire una doppia dose con la scusa
che lei era alta quasi il doppio di una donna media. Gli
avevo telefonato, furibonda. Lui dormiva. Non si era chiesto
dove fosse finita Mignon. Voleva sapere, per, se sarebbe tornata
a casa e quando, perch in frigo non c'era nemmeno una
scatola di cibo per cani, e lui aveva il portafoglio vuoto.
A quei tempi abitavo all'Eur, quartiere voluto da Benito
Mussolini per celebrare il decennale della marcia su Roma.
Un posto che i romani non considerano nemmeno parte effettiva
della citt, e dove le case sono grandi, luminose, fredde.
La mia aveva tre stanze da letto, tre bagni, un salone doppio,
e una terrazza che circondava l'intero appartamento. In
una delle stanze, quella vuota, Mignon si era accucciata come
un grande gatto rimasto notti e notti sotto la pioggia, senza
far cenno al fidanzato, senza andare a lavorare, silenziosa e
triste come nessuno l'aveva mai vista. Dopo dieci giorni, ben
dieci giorni, il fidanzato si era deciso a cercarla sul lavoro.
Avevo risposto io. Lui voleva soltanto comunicarle che si era
messo con un'altra, e Mignon doveva andare a prendere i suoi
vestiti e i suoi pochissimi oggetti. L'altra era una damigella
che portava bei diamanti alle orecchie. Con un gesto sdegnoso
mi aveva indicato un fagotto di jeans e camicie sul pavimento
di cementine pentagonali bianche e rosse che Mignon
aveva lavato e lucidato per due anni.
Vedendomi tornare con il suo guardaroba schiacciato in
una serie di sacchetti di plastica, Mignon si era finalmente decisa
a dire la verit, di essere incinta.
Ma lui, quel mostro, lo sa? le avevo chiesto, pensando
all'acido e alle sue possibili conseguenze sul nascituro. Davo
per scontato che quel bambino sarebbe nato, a costo di tenercelo
nella casa dell'Eur.
Lo sa aveva risposto Mignon, lo sa e non ne vuole sapere.
Sono di undici settimane.
Siamo madri avevo gridato abbracciandola. Da quella
sera in poi, avevamo dormito nello stesso letto. Per la prima
volta da quando eravamo andate via dalla casa dei genitori,
con i nostri due piccoli stipendi creavamo un reddito con cui
potevamo permetterci una vita comoda e sana.
Poi Mignon aveva perso il bambino. Meglio cos, sai mi
aveva detto dal suo letto d'ospedale. E l'avevo capita benissimo.
Dopo il bambino perduto, Mignon aveva chiuso la partita
con gli uomini, dicendo che, quando si  incapaci di scegliere
quello buono dal mazzo,  meglio rinunciare e cambiare partita.
Sulla nuova strada aveva poi incontrato Tigresse, divorziata
dal marito che la prima notte di nozze l'aveva picchiata
e poi stuprata. Insieme avevano studiato magia, erano diventate
due fate. Le fate, a ben vedere, hanno una lontanissima
forma di parentela con Guru Dev Singh, perch pure loro
hanno molti insegnamenti da trasmettere. La differenza essenziale,
per,  che Guru Dev insegna a restare neutrali, a
contemplare, a fondersi con il tutto, e mai ad agire, mentre
una fata non pu trattenersi dall'azione, interviene sulla realt,
ha preferenze e inimicizie, perfino avversioni profonde.
Ben sapevo tutto questo mentre raggiungevo la casa di
Tigresse e Mignon, dove montavano la guardia tre oche e una
serpe gialla, e gi sapevo che avrei trovato complicit e protezione.
Da l avevo mandato un messaggio a Brenno per avvisarlo
di essere partita e che non c'era segnale. La risposta era
indifferente, rassicurante: non dovevo preoccuparmi, potevo
star fuori quanto mi pareva. Il sottotesto, che ormai ero in
grado di leggere senza sentirmi una psicopatica: almeno non
dovr sorbirmi i musi e le lacrime della Farfalla ogni volta che
mi chiami tu.
Disprezzavo la mia vilt, mi rimproveravo per l'attaccamento
verso un uomo bugiardo e sleale, ma soprattutto ero
esausta. La storia con Brenno mi aveva strizzata, succhiando
vitalit e pure una ragguardevole quantit di denaro. Mi dolevano
le ossa, ero gonfia e trascurata. Mignon mi aveva passato
sui capelli una tinta preparata con il mallo di noce e l'henn,
e intanto mi rimproverava con fermezza per essere cascata in
trappola. Tigresse era d'accordo: come mai ero rimasta con
Brenno, dopo le squallide rivelazioni all'ospedale? Mignon
aveva ormai un aspetto superfemminile, gli occhi a mandorla
truccati, grandi orecchini d'argento. I maschi credono di potersela
portare a letto con due moine, in realt lei  riluttante:
prima di mettersi in salvo con Tigresse, ha avuto pochissimi
fidanzati.
Ho sbagliato tutto avevo ammesso. Se me ne fossi andata
quando i medici lo hanno dimesso, per Brenno sarei rimasta
un oggetto del desiderio. Sarebbe toccato alla Farfalla, o a chi
per lei, fargli da serva e da infermiera. Quando fossi tornata,
sarei stata io il gioco, la novit, il tesoro, mentre lei la poveraccia
pallida e stanca che non lo perdeva di vista un attimo.
Del senno di poi son piene le fosse aveva esclamato
Mignon che, per reazione a tutte le frasi squisite lette nei romanzi,
quando pu parla per proverbi. Come mai non lo hai
fatto?
Ho avuto la tentazione, Mignon, lo giuro. Ci sono andata
a un pelo. Per lo amavo, mi faceva pena. Mi sono detta che
quando si deve scegliere fra due sentieri,  meglio prendere
quello pi elevato. In un modo o nell'altro, ci si guadagna
sempre.
L'unico guadagno che vedo all'orizzonte  l'opportunit
di liberarti di un vampiro era sbottata Tigresse, e aveva sputato
per terra. I suoi occhi verdi quando si arrabbia mandano
lampi, e in quel momento sembrava sul punto di fulminare
Brenno a distanza, perch non prova un briciolo di piet per
certi uomini.  il classico tipo che si rigenera succhiando
energia dalle donne. I vampiri bussano alla finestra ma le vittime
la socchiudono per farli entrare: la responsabilit  tua
per met.
Parole dure, mani dolci. Mi aveva massaggiato nella semioscurit
con un olio di fiori, canticchiando e rimodellando il
mio corpo, consolandomi per il male che avevo subito. Mi
aveva consigliato vivamente di diventare lesbica. Ci vuole un
attimo, aveva aggiunto.
Non riesco, Tigresse, ho provato tante volte. Le donne mi
piacciono da morire ma alla fine le lascio sempre, non sono
affidabile. Sono condannata ai maschi.
Al termine del soggiorno avevo cercato di ricompensarle,
ma Mignon e Tigresse avevano rifiutato, regalandomi perfino
un cestino di primizie dell'orto. Ci eravamo abbracciate forte,
mentre i loro gatti soriani ci giravano intorno, avvolgevano le
code intorno alle nostre caviglie, come serpenti piumati.
 
CAPITOLO 12.
NON FARE LA VITTIMA.

Mi ero messa per strada al tramonto, con il turbante ben
stretto e un abito indiano consunto che uso per cucinare,
viaggiare, e a volte per dormire. Dovevo fare appello alla parte
pi risoluta di me e troncare la relazione con Brenno. La
fine delle storie d'amore  anche una liberazione, e tutta la forza
che avevo proiettato su Brenno, le infinite cure che gli avevo
dedicato, ora tornavano. Per farmi un augurio mi ero immersa
in Dvor.k, la Sinfonia Dal Nuovo Mondo, e, rapita dalla
musica, avevo perso la direzione. Mi ero fermata a consultare
le mappe, senza risultati. Non c'era campo, e il navigatore del
telefono non funzionava. Era quasi notte. Da un'ora avevo
l'impressione di vagare senza meta. Avevo visto l'insegna di
un bar, ero entrata a chiedere indicazioni. Il locale era affollato
di uomini che giocavano a carte e bevevano. Si erano voltati
a fissarmi. Sono talmente abituata a portare kurta pijama e
turbante nel tempo libero che spesso me ne dimentico, e poi
mi domando come mai le persone mi guardino con curiosit.
Il proprietario aveva confabulato con un gruppo di giovani,
aveva detto sgarbatamente che quelli andavano nella mia direzione,
bastava che li seguissi. Li avevo seguiti per una buona
mezz'ora, alla cieca, ascoltando una folle compilation di
Clash e New York Dolls a tutto volume. Si erano fermati. I
fari e le luci di posizione della loro auto si erano spente. Avevo
aspettato qualche minuto prima di raggiungerli. Pensavo che
avessero, forse, trovato un bivio dove le strade si separavano,
o che ci fosse un guasto. Avevano aperto le portiere, tutti
insieme. Erano in cinque. Senza i fari delle auto a illuminarla, la
notte era buia e profonda.
Sconcertata, avevo chiesto: Che succede? D'improvviso
uno di loro si era avvicinato e aveva cercato di darmi una
spinta. Ero saltata indietro appena in tempo per scansarlo.
Maledetta cinese aveva urlato. Puzzava di liquore, mi era
venuto addosso.
Non sono cinese, sono italiana avevo urlato a mia volta,
ma loro mi avevano presa a spinte, sberle e a ginocchiate finch
ero piombata per terra.
Cinese di merda gridavano, torna al tuo paese del cazzo.
Ora ti ammazziamo. Prima o poi vi ammazziamo tutti.
Mi riparavo la testa con le mani, non sapevo pi dove fossero
caduti gli occhiali. Avevo paura che mi stuprassero, che
avessero un coltello, che mi uccidessero. Barcollavano, si urtavano
l'uno con l'altro, ogni tanto uno di loro si allontanava
per vomitare. Non erano solo ubriachi: erano strafatti. Dopo
un tempo eterno mi avevano sputato addosso a turno, e infine
se n'erano andati. Avevo tremato per ore, in posizione fetale,
temendo che tornassero, pregando che passasse qualcuno, e
pensando ai miei figli, valutando se e come ce l'avrebbero fatta
se fossi morta quella notte, e in quel modo. C'era freddo e
mi sentivo zozza. Mi cedevano le gambe, non ce la facevo a
rialzarmi, andare fino all'automobile, trovare il telefono e cercare
aiuto. Mandavo segnali telepatici a Guru Dev, e forse
funzionavano perch, una sillaba dopo l'altra, avevo finalmente
preso a ripetere un mantra e si era fatto giorno. Avevo
guidato a caso in mezzo ai campi, finch mi era apparsa la
croce blu dell'ambulatorio di un veterinario. Il vecchio dottore
e sua moglie, costernati, mi avevano soccorsa, pulita e medicata.
Avevo descritto il bar, ma non lo avevano riconosciuto.
Mi avevano convinta a prendere una dose minuscola di gocce
tranquillanti, ero caduta nell'incoscienza. Quando avevo riaperto
gli occhi, avevo trovato un carabiniere. Gli aveva telefonato
il veterinario. Dopo il mio racconto quello aveva allargato
le braccia: non sapevo indicargli il bar n il luogo dove ero
stata aggredita, non avevo preso la targa degli aggressori e
potevo descriverli appena, in modo approssimativo. Fighetti
di provincia, tagli di capelli alla moda, accento toscano marcato,
ce n'erano decine di migliaia cos, vigliacchi, razzisti
che andavano in giro a far del male, colpendo a casaccio.
Pi che altro ricordavo le scarpe pesanti che mi avevano colpita
sulle ginocchia e sulle costole. Ero coperta di lividi. Il carabiniere
mi aveva spiegato che nella zona i cinesi erano odiati
ferocemente, tanta gente aveva perso attivit e negozi a
causa della loro concorrenza.
Come vede, non sono cinese avevo detto, per l'ennesima
volta.
Gi aveva ribattuto il carabiniere, per era vestita da
straniera. Il dottore e la signora, qui, me l'hanno detto. Certi
delinquenti non fanno mica tante distinzioni. Scusi se mi permetto,
ma lei perch va in giro conciata cos?
Sul telefono, nel frattempo, fioccavano gli sms di Brenno.
Perch non lo chiamavo e non gli raccontavo tutto, chiedendogli
di venire a salvarmi? Avrei potuto rannicchiarmi nel lettino
in casa del veterinario, e riaddormentarmi fino al suo arrivo.
Ma qualcosa era irrimediabilmente rotto, non avevo pi
fiducia in lui. Mi figuravo perfino che la mia telefonata gli sarebbe
arrivata mentre era a letto con la Farfalla, non mi avrebbe
risposto. Cos avevo fatto una lunga doccia fredda, avevo
cercato in valigia l'arnica montana, il grande rimedio omeopatico
contro i traumi, avevo preso una stoffa da turbante pulita,
mi ero fasciata la testa, avevo abbracciato i miei soccorritori
e me n'ero andata via.
Non saprei dire come sono tornata a Genova. Guidavo
pianissimo, sulla corsia di destra, i camion lampeggiavano, mi
strombazzavano dietro. Mi fermavo spesso per respirare e
prendere il rimedio contro i traumi. Il telefono squillava, ma
non avrei potuto parlare con nessuno. Mentre parcheggiavo,
molte ore dopo, mi ero decisa a rispondere a Dolgo. Prendeva
l'aereo la mattina dopo, voleva salutarmi.
Per favore gli avevo detto, non chiedermi spiegazioni,
vieni subito qui. Sarebbe rimasto per sempre l'unico cui sia
riuscita a raccontare questo oscuro e mostruoso episodio da
cima a fondo.
Il solo senso che sono riuscita a trovarci davvero, oltre ad
alcune considerazioni scontate sulla provincia italiana profonda
e sul razzismo dilagante,  rintracciabile nelle parole di
Guru Dev, quando mi faceva notare la mia tendenza a diventare
una vittima, una tendenza cos forte che, anche quando le
circostanze non collaborano, io le volgo a mio svantaggio, con
perizia degna di miglior causa.
Sapere la verit non cambia nulla di ci che proviamo per
gli altri:  questa la tragedia dei sentimenti. Anche se vedevo
con chiarezza che Brenno mi aveva ingannata e sfruttata, anche
se non mi era rimasto un minimo di rispetto nei suoi confronti,
lo amavo. Volevo liberarmene, non per il tradimento, e
neppure per la menzogna, piuttosto per la sua crudelt. Con
il diniego, il rifiuto di chiarire una situazione che gli faceva comodo,
Brenno mi aveva spinta sull'orlo della follia, somministrandomi
per mesi un dolore insensato. Allora Prune, la mia
amica e vicina di casa a Roma, mi aveva portata a Barcellona
per il compleanno e Adriana mi aveva aiutata a organizzare il
trasloco, impossibile se non dopo qualche mese, perch la casa
di Roma era affittata. Le mie sorelle mi accompagnavano al
mercato e al mare, mi recapitavano piattini gi cucinati; Apriliano
si faceva vivo due volte al giorno, proferendo all'indirizzo
di Brenno maledizioni e minacce. Il mio buon dottore, Luigi,
giacch non smettevo di piangere, mi aveva infine suggerito
una terapeuta.
Era una notevole dama di una certa et, magrissima e vestita
di bianco. Abitava nella zona pi chic della citt. Mi aveva
fatto accomodare su una poltroncina, aveva ascoltato mentre
spiegavo perch avevo bisogno del suo aiuto. Non riuscivo
a parlarle dell'aggressione, il cui ricordo mi torturava, ma solo
di Brenno. Guardavo il tappeto turco, imbarazzata nell'esporre
una questione cos intima a una perfetta estranea. Alzando
gli occhi, mi ero accorta con spavento che piangeva pure la
dottoressa.
Mia cara aveva detto quella, tentando di darsi un contegno,
lei ha dimostrato di essere veramente capace d'amore.
Non ero per niente d'accordo. Avevo dimostrato solo di
essere una stupida, e mi rimproveravo per questo. Come mai
mi ero legata a un uomo come Brenno?
Sapevi benissimo che lui era fatto cos aveva detto
Prune, come a sottintendere che era anche colpa mia. E naturalmente
Prune aveva ragione.
La disponibilit all'abuso era impressa dentro di me: era
questo pensiero a rendermi un po' disperata. La paura, la mortificazione,
la sottomissione, erano sotterraneamente connesse
alla mia eccitazione. Avevo incontrato un altro uomo cui consegnarmi
senza salvaguardia, permettendogli di tradire la mia
fiducia. Un estremo tentativo di guardare dritto in faccia il carnefice,
quello che non avevo riconosciuto da bambina nell'amico
dei miei genitori.
Dopo la seduta con la terapeuta empatica, appesa a una
maniglia nel vagone della funicolare che trasporta i genovesi
dai monti al mare e viceversa, mi abbandonavo alla vertigine
e vedevo la citt vecchia avvicinarsi a tutta velocit; le case
cinquecentesche protette dai muretti a secco mi volavano
davanti agli occhi. Ogni tanto, sul vetro, baluginava la mia
immagine: il vestito bianco con i bottoncini a forma di fiore,
tanto grazioso quando lo avevo indossato, pareva solo uno
straccio gettato a coprire un enorme divano. Ero ingrassata
per nascondere le forme e non attirare troppi uomini, avevo
sopportato diversi tipi di abuso, mi ero punita per quanto era
accaduto con l'amico dei miei genitori.
Quando era diventato evidente che a dodici anni non sapevo
che farmene di lui, l'amico dei miei genitori aveva smesso
bruscamente di telefonare e di incontrarmi da sola. Forse si
era incapricciato di un'altra bambina, oppure temeva che raccontassi
tutto. Invece avevo taciuto.
Alle feste delle medie i ragazzi mettevano un lento sul piatto
del giradischi, spegnevano la luce, si strofinavano contro le ragazze
al ritmo della musica. Sapevo com'era fatta la durezza
che mi spingevano addosso, impazienti. Dovevo mordermi la
lingua per non spiegare il marchingegno alle amiche, che elaboravano
ipotesi fantasiose sulla misteriosa idraulica maschile.
Ero diversa dalle altre, ero stata sbalzata fuori dalla mia et, ero
triste. Avrei capito solo dopo, molto dopo, che la tristezza veniva
anche dall'abbandono silenzioso e repentino da parte di
quello che era stato, in fin dei conti, il mio primo amante. Improvvisamente
lui si era anche sposato. La sposa era giovane e
timida, non sapeva comportarsi a tavola, vestiva malissimo. Lo
sposo si atteggiava a pigmalione. Li odiavo.
Neppure al collettivo femminista avevo confessato il mio
crimine, che consisteva nell'essermi tolta i vestiti da sola, per
la curiosit di quello che sarebbe successo dopo. Le altre descrivevano
violenze fisiche, ma nessuno aveva picchiato o
stuprato me. Il turbamento risiedeva nella mia complicit.
Come aveva detto Tigresse, al vampiro si socchiude l'uscio.
Non lo hai provocato tu, eri solo una bambina aveva ripetuto
mille volte la psicoanalista cui mi ero rivolta da giovane.
Grazie a quelle parole, avevo sentito di aver diritto a tante
felicit, piccole e grandi, come innamorarmi, concepire e accogliere
il tesoro dei figli, portando di nuovo nel mondo gli
stessi occhi color ardesia di mio nonno.
Non avevo pi rivisto Brenno. Era bastato rispondergli al
telefono una sola volta per dirgli che volevo un po' di tempo
per me. Siccome c'erano dei vestiti suoi appesi nel mio armadio,
li avevo regalati. Che li cercasse pure dappertutto. Che li
cercasse a casa della Farfalla. Avevo affidato Brenno all'Universo,
perch fosse il cielo a dargli quel che gli spettava. Speravo
vivamente che il cielo si occupasse pure di me, perch
stavo malissimo e, poich l'aiuto celeste talvolta arriva sotto
forma di buone idee o di capacit di prendersi cura di s da s,
avevo cercato un altro terapeuta.
Ne avevo infine scovato uno che aveva fama di essere inflessibile.
Il suo primo commento, dopo il resoconto, era stato:
Perch mai Brenno dovrebbe stare con te, matura e pesante,
e rinunciare alla Farfalla, giovane e leggera?
Quando avevo obiettato che anche i tipi come Brenno prima
o poi devono pur fermarsi con qualcuna, il terapeuta spietato
aveva chiesto: Credevi di essere l'ultima? Non hai ancora
capito che per i serial killer non esiste capolinea? Uscita da
quella prima seduta, mi sentivo sopravvissuta a un attentato.
Guru Dev mi aveva cercata su Skype, da un albergo in Cile,
e mi aveva un po' rimproverata per aver riposto in Brenno chiss
quali speranze, il che  sempre una grandiosa fregatura.
Era notte fonda in Italia, e io, arruffata e in vestaglia, ci
avevo pensato su: S, capisco, per coltivavo ugualmente
una forma di aspettativa nei suoi confronti.
Guru Dev si aggirava per la suite del suo hotel con il computer,
per divertirmi mi mostrava sullo schermo gli arredi lussuosi
e antiquati, cos sentivo il diaframma rilassarsi e smettere
di tremare.
Tu credes de aver diritto a un compenso perch tua mama
te lo ha detto, e tu nonna lo ha detto a lei. Stai determinada da
una linea ancestral, questo lo deve accettare, lo deve observare
senza resistencia. Per l'objecto de una relacion non pu
essere nunca el compenso. Invece tu me parli como se l'amor
realizzado fosse l'amor compensado. Si cercas una compensacion
e non accade, tu suffres, e tu siempre cercas que non
accada esta sufferencia. Que orror! Tu deve restar en l'amor e
riconoscere que stai cercando tu compensacion. Ma l'unico
vero compenso de la relacion es la reproducion, bonita.
Dopo un po' era caduta la linea, e mi ero accorta che, nel
frattempo, si erano fatte le cinque. A chi avrei potuto telefonare,
a quale delle molte amiche che mi circondavano e che
tormentavo con i miei guai? Sapendo che Holly, la mia amica
d'infanzia parigina, si  sempre svegliata prestissimo, l'avevo
chiamata: lei era gi pettinata, aveva perfino gli orecchini, ma
mentre chiacchieravamo su Skype ansimava, perch l'avevo
sorpresa durante la mezz'ora quotidiana di tapis roulant. Il
giorno dopo era piombata da Parigi come la folgore. In poche
ore aveva trovato un resort raggiungibile solo via mare su
un'isola del golfo del Siam e aveva prenotato due stanze.
Aveva ficcato la mia roba in una sacca e mi aveva trascinata
all'aeroporto.
 
CAPITOLO 13.
SEI TU CHE NON LO AMI PI.

Holly, ma in definitiva perch hai lasciato Emilio? le
avevo chiesto mentre dondolavamo sull'amaca a due piazze
appesa fra le palme, ai margini della spiaggia del resort thailandese
dove mi aveva messa in salvo. Dimmi la vera ragione,
quella pi profonda.
Ormai mi faceva schifo aveva risposto seccamente Holly,
tenendo d'occhio un aitante esibizionista che praticava yoga
sulla boa, abbastanza al largo da permettere a tutti di godere
della migliore prospettiva, e abbastanza vicino a riva perch il
pubblico non perdesse un solo guizzo di muscoli.
Scommetto aveva commentato, che  un gigolo. Chiss
quanto vuole. Non mi dispiacerebbe affittarlo, per una notte o
due.
Il resort si chiamava The Sanctuary, e corrispondeva in pieno
al suo nome. Era un villaggio di palafitte su una spiaggia di
sabbia bianca, mare turchese, palme, lettini da sole in bamb,
ombrelloni di paglia, e all'ingresso una statua gigante di Lord
Ganesh cui tutti baciano la proboscide.
Avevamo trovato una folla di ospiti cosmopoliti ed eterogenei.
A parte le fotomodelle filiformi, gli europei residenti a
Pechino e a Shanghai che ogni due o tre mesi sbarcavano a The
Sanctuary per disintossicarsi dallo smog e dagli alimenti geneticamente
modificati, e i tossici ricchi che preferivano farsi
la rota in spiaggia piuttosto che al rehab, il villaggio era frequentato
soprattutto da donne sole di mezza et.
Sono tutte appena abbandonate, divorziate, vedove.
Come noi, insomma aveva commentato Holly, che all'ora
dell'aperitivo, sorseggiando da grandi bicchieri un discutibile
elisir di grano biologico, parlava con chiunque in una delle
varie lingue che conosceva e, se le passavano un joint, non
diceva certo di no. Invece io mi impegnavo con tutte le mie
forze nel severo programma di detox, mi facevo massaggiare
al mattino e alla sera, mi ero perfino inerpicata all'alba su una
sorta di collina dove c'era una graziosa pagoda, sede delle lezioni
di yoga e di meditazione. Di solito insegnava una canadese
molto competente ma, quella mattina, la sostituiva un
australiano in costume succinto. Mi ero seduta in fondo, e mi
ripetevo che non c'era ragione di essere diffidente n di giudicare
dalle apparenze.
Vi dico subito aveva esordito l'australiano, che padmasana,
la posizione del loto,  ormai ampiamente superata.
A quelle parole, cercando di non dare nell'occhio, ero scivolata
fuori e avevo raggiunto Holly sulla spiaggia.
La mia amica, naturalmente, aveva gi intervistato pure
l'insegnante di yoga australiano: Era culturista, poi ha fatto
un training di yoga per un mese.  un innovatore, per lui lo
yoga va completamente riformato.
Holly ero saltata su come se mi avesse punta una vespa,
l'australiano stamattina ha detto che padmasana  superata.
Me ne sono andata, se no ci litigavo. La posizione del loto si
pratica per solide ragioni fisiologiche, favorisce la risalita
dell'energia lungo la spina dorsale, accresce la stabilit. Il mio
insegnante, Guru Dev, spiega che  come un punto fermo
nella danza dell'esperienza. Mantenere padmasana non  facile,
soprattutto per gli uomini che hanno le anche pi chiuse di
noi. Sai perch lui non la insegna? Perch non sa tenerla.
Holly mi aveva guardata malissimo: Sei una gran rompipalle.
Non ti fai nemmeno una canna, e qui l'erba  buonissima.
Digiuni, e ti perdi i gamberi pi cremosi che abbia mai
assaggiato. Rilassati, una buona volta. Il mondo non va mica
sempre come dovrebbe. Avresti potuto fare come le altre, che
sono venute alla pagoda per guardare il culo dell'australiano,
e della lezione non gliene frega niente. Prendi esempio da
me: resta al bar, in spiaggia e nella lounge fino a tardi, non
andare a letto con i polli. Succedono cose molto interessanti.
Per esempio, mi sbagliavo su quel figone che l'altro giorno
faceva yoga sulla boa. Non  un gigolo, stanotte ho verificato
di persona che offre servizi gratuiti.
Se mi rilassavo, per, pensavo a Brenno, e mi veniva tanta
voglia di telefonargli, fingere di non sapere nulla della Farfalla,
contare sul fatto che le farfalle hanno una vita breve. Oppure
affrontarlo, chiedergli di scegliere.
Avevo esposto a Guru Dev la seconda ipotesi, lui mi aveva
indirizzato un'occhiata di compatimento attraverso l'etere:
Bonita, es una idea peligrosa. Porque se abbandona esta ragazzina,
va a esser totalmente sumiso, e no se siente hombre.
E no se puede amar a un hombre diminuito.
Secondo Guru Dev a complicare la situazione c'era il solito
retaggio ancestrale. Lo Zio si riferiva all'eredit e alla tradizione
familiare?
Exactamente aveva confermato lui, depende da como
era tu padre, da como era tu madre, e da como erano i genitores
de Brenno.
I miei genitores si amavano moltissimo, non li ho mai sentiti
litigare, e non si tradivano l'uno con l'altra, nemmeno per
sogno. Tutt'altra storia nella famiglia di Brenno, dove gli adulteri
del padre erano sofferti dalla madre.
Exactamente aveva ripetuto Guru Dev, por Brenno l'adulterio
 normal. Per te  una tragedia. Comprende?
Comprendevo, per stavo male lo stesso, senza via d'uscita.
C'era da dire, intanto, che non ero la moglie di Brenno. Una
moglie ha un suo posto, con i vantaggi e gli svantaggi del caso,
per esempio i figli, il che con me non erano pi possibili per
sopraggiunti limiti d'et. Insomma, all'ospedale avevo realizzato
di essere l'amante, e finch ero l'unica mi pareva s ignobile
la bugia, ma accettabile la situazione. Adesso per c'era la Farfalla,
ero a un bivio. Potevo scegliere di svuotare l'ampolla del
rancore, oppure di aggiungere fiele goccia a goccia.
Purtroppo mi venivano in mente solo storie terribili di
donne travolte dai pi subdoli comportamenti maschili. Una
mia vicina di casa, ragazza giovane e innocente, si era innamorata
del suo professore universitario parecchio pi anziano,
per giunta sieropositivo, era andata a vivere con lui al grido
di io ti salver. Pochi mesi dopo era saltato fuori che lui
aveva anche l'epatite, doveva fare una cura pesante. Gli era
rimasta accanto, aiutandolo anche economicamente perch,
causa la malattia, lui lavorava sempre meno. Finch, un pomeriggio,
rientrando a casa all'improvviso, lo aveva trovato
addormentato sul divano, con il computer acceso sul tavolo.
L'occhio le era caduto sullo schermo, e aveva cos imparato
che il suo uomo coltivava un giro di transessuali in tutta la
citt e in giro per l'Italia. Ogni volta che partiva per un convegno
fuori Roma, si premurava di prendere un appuntamento
con una prostituta trans del posto. Dallo scambio di messaggi
in chat, aveva visto che lui era disposto a pagare molto di pi
pur di non usare il preservativo, rischiando dunque di diffondere
il contagio. Ecco dove andavano a finire tutti i suoi soldi,
si era detta. Un'altra amica, rimasta vedova, dopo un lungo
periodo di dolore era caduta fra le braccia di un collega, che le
diceva di essere sposato infelicemente, e assicurava che le pratiche
per la separazione erano gi in corso. Poi, nella sala d'aspetto
della ginecologa dove era andata temendo, ma un po'
sperando, di essere incinta, aveva incontrato la moglie dell'amante,
al sesto mese di gravidanza. Il test era positivo, aveva
abortito da sola, si era cercata un altro impiego. Alla fine le era
andata meglio che alla mamma di un compagno di scuola dei
miei figli, che era stata piantata con un bambino di un mese
al collo, e molto meglio che a quella rimasta sola da un giorno
all'altro con quattro adolescenti maschi.
Avevo riparlato di Brenno con Holly, un pomeriggio che
sulla boa c'eravamo solo noi due. Holly si era messa un bikini
di cotone a quadretti bianchi e rosa con i volant, aveva le lentiggini
ed era uno splendore, io mi sentivo una salsiccia ed ero
assalita da pensieri neri.
Dici che non riesci a perdonare la crudelt di Brenno
aveva sentenziato Holly, e concordo: ha dimostrato di essere
cattivo e si  comportato da miserabile. Eppure, secondo me,
non la dici tutta. Sii sincera con te stessa, confessa che non lo
sopporti pi. A Parigi mi hai detto perfino che ti parlava spesso
dei suoi movimenti intestinali. Per hai fatto talmente tanto
per lui che adesso ti scoccia perdere l'investimento.
Holly avevo detto, sei diventata cinica. Parli come un
amministratore delegato.
Macch aveva risposto lei, cerco di inculcarti un po' di
sano realismo. Quando ami un uomo adori la sua compagnia
e non vuoi perderlo, non indaghi sulla sua fedelt. Se anche 
infedele, ed  probabile che lo sia perch lo sono tutti, non
vuoi saperlo. Insomma, spiando i messaggi nel suo telefono
hai imboccato una via senza ritorno. Alla fine lo lascerai non
perch  un bugiardo e un traditore, come del resto la stragrande
maggioranza degli uomini, ma perch ti sei stufata. Tu
non sei pi innamorata.
E io avevo pensato che a volte Holly parlava quasi come
Guru Dev, per in italiano, cos mi ero tuffata in acqua: l'esercizio
fisico intenso accelera il metabolismo, brucia i grassi,
modella il corpo, aumenta la produzione di endorfine, interrompe
le discussioni difficili. Avevo nuotato a grandi bracciate
fino al largo, dove il mare si fa pi profondo, mi ero immersa
nelle acque limpide e calde. Miriadi di glassfish fluorescenti
mi vorticavano intorno, i timidi pesci ago fuggivano, intere
legioni di nudibranchi in livrea colorata si mescolavano a cavallucci
marini sgargianti. Ero riemersa leggera e nuova, avevo
agitato una mano per far capire a Holly che andava tutto
bene, anzi benissimo.
Comunque aveva strillato la mia amica, l'aspetto migliore
della vita umana  che le cose cambiano. Passer anche
questa.
Dopo quindici giorni, Holly aveva stabilito che mi serviva
un'ulteriore scossa. Ci eravamo imbarcate su un traghetto che
attraversava pigramente il golfo del Siam, e poi su un treno
notturno pulitissimo, che sembrava fatto di latta e ci aveva
depositate, infine, a Bangkok. Per una settimana avevamo alloggiato
in una casa tradizionale in legno e navigato sul Menam
Chao Phraya, fiume immenso che attraversa la citt e il
cui nome significa eccelsa e nobile madre di tutti i fiumi,
avevamo visitato gallerie d'arte, comprato un quadro, bruciato
incenso nei templi.
Pensa solo a te stessa mi aveva raccomandato Holly
quando ci eravamo salutate all'aeroporto, una diretta a Parigi,
l'altra a Genova.


CAPITOLO 14.
DON'T THINK TWICE IT'S ALL RIGHT.

Avevo provato spesso a lasciarmi crescere i capelli cos
com'erano, senza ritoccarli. Il mio parrucchiere di Roma, Antonio,
che mi aveva conosciuta da ragazza, mi tingeva i capelli
bianchi uno per uno nel colore di allora, facendosi pagare a
peso d'oro. Mentre si dava da fare con il pennello e mi avvolgeva
la testa nella stagnola, spiegava che i ricci grigi mi avrebbero
invecchiata di dieci anni, e consigliava con fervore di
conservarmi castana fino all'ultimo dei miei giorni. Riflettevo
sul fatto che quasi tutti gli uomini chiedono alle loro compagne
di farsi la tinta, perch nel vederle imbiancare rammentano
che pure loro stanno invecchiando, e non vogliono accettarlo.
Oppure hanno ancora bisogno di esibire mogli-trofeo, a
negazione della loro potenza sessuale vacillante, e quindi incoraggiano
le donne a sottoporsi a interventi di lifting, a ricorrere
alla chirurgia plastica per avere seni pi sodi, contorni del
viso ben definiti, culi alti. Un mio amico, che fa il chirurgo
estetico, imita per scherzo gli anziani ricchi professionisti che
gli portano le mogli, o le amanti: questi suggeriscono le modifiche
necessarie per renderle pi attraenti e, una volta raggiunto
il risultato, gli baciano le mani e piangono commossi,
nemmeno avesse salvato un bambino in punto di morte.
Apparentemente a Brenno non importava che invecchiassi,
e certo non lo amavo di meno perch diventava ogni giorno
meno vigoroso, ma sentivo, invece, che lui mi aveva ormai
posteggiata in garage, ben protetta da un telone di plastica, e
mi tirava fuori solo la domenica, mi faceva fare un giro perch
non arrugginissi, come un'auto d'epoca ancora funzionante,
bella eppure sorpassata. In una mattina di luce cruda, guardandomi
allo specchio, avevo deprecato il mio aspetto e rimpianto
l'appuntamento mensile con il sangue. Ci sono donne
per cui la fine della fertilit  una liberazione, mentre a me
avere le mestruazioni era sempre piaciuto. Subito prima dei
cinquant'anni il ciclo era diventato irregolare e oceanico, preceduto
da giornate nere in cui meditavo il suicidio. Poi, l'estate
successiva, erano arrivate le vampate. Le vampate sono uno
strano fenomeno, eppure in qualche modo mi divertivano.
L'ondata di calore, il sudore, l'affanno, le palpitazioni, la pelle
arrossata somigliano al furore erotico. Alcune autrici, fra le
altre la benemerita Susun Weed, leader erbalista americana
ed esponente di spicco delle Crones, il movimento delle antiche,
formulano l'ipotesi che si tratti di una salita dell'energia
kundalini che celebra l'ingresso di una donna nella terza
fase della luna. Dunque cercavo di non opporre resistenza
quando, da un momento all'altro, mi trovavo bollente e bagnata,
con un'urgenza forsennata di spogliarmi in mezzo alla
strada. E d'un tratto capivo perch le mie zie di mezza et
vestissero a strati, raccogliessero i capelli, e sospirando estraessero
dalle borsette fazzoletti e ventagli. Le vampate notturne
erano un disastro, e mi costringevano a cambiare subito le
lenzuola zuppe. Era spiacevole per Brenno dividere il letto
con me, e non era l'unico problema. La tenera vulva, una
compagna carissima fino a qualche mese prima, si era ribellata.
Doleva, pizzicava, si asciugava, si chiudeva a riccio al primo
tocco. Le tette si fingevano morte, prive di sensibilit, oppure
per settimane intere erano cos suscettibili che non
tolleravo la biancheria. E la ginecologa rifiutava di somministrarmi
la terapia ormonale chimica, a suo parere troppo pericolosa
e insicura.
Quando raccontavo a Guru Dev questi cambiamenti, mi
veniva sempre in mente che doveva aver gi sentito la stessa
lagnanza mille volte, da tante studentesse diverse, e magari
esposta in modo pi interessante. Riguardo alla menopausa,
per esempio, una volta spieg che una sua amica la descriveva
come una specie di rivolta del corpo femminile contro se stesso.
Poi cambiava discorso, perch in quel periodo voleva giocare
con i numeri. Yogi Bhajan, il suo maestro, conosceva la
numerologia, e l'aveva tramandata. Secondo quest'antica conoscenza,
ogni anima incarnata  corredata di condizioni karmiche
uniche, che contribuiscono a orientare la sua evoluzione.
La nostra vita  la manifestazione di questo processo, e la
numerologia fornisce un orientamento, indica i punti di forza,
i limiti e le sfide.  uno strumento di conoscenza e di meditazione,
non un sistema di divinazione.
Sono moltissime le culture antiche ed esoteriche che descrivono
il mondo attraverso i numeri e la loro geometria. Pitagora
di Crotone, conosciuto per aver formulato il teorema
che ha preso il suo nome, studiava principalmente i cicli naturali
della vita umana attraverso i numeri. Prima del consiglio
di Nicea, che nel 325 d.C. mise fuori legge qualunque conoscenza
sacra fuori dall'ortodossia della Chiesa, anche i cristiani
conoscevano bene la danza dei numeri. I numeri sono il
linguaggio universale offerto dalle divinit agli umani come
riconferma della verit scriveva sant'Agostino, convinto che
tutto avesse una relazione matematica.
Guru Dev ha una profonda esperienza di questa materia,
eppure la trasmette di rado, forse per evitare che qualcuno ne
faccia un'ennesima superstizione.
Comunque, conosceva la mia data di nascita, e aveva esclamato:
Bonita, tu tiene il 6, non riesci a resistere a l'encanto de
diventar victima. Avresti potuto limitarti a dire: Ah, il mio
uomo mi ha enganado, che stronzo, e terminarla cos. Per te
invece era una questione essencial.
Non mi va per niente di essere una vittima avevo risposto,
stizzita. Perch faccio la vittima? avevo chiesto.
Perch non puoi scappare da quello.  la tua ansiedad fondamentale.
Te succede siempre. Tutto tu fascino, tu cultura, tu
sofisticacion, sta coprendo solamente tu grande inseguridad.
 vero,  proprio vero. Che cosa posso fare?
Nada de nada. Contemplas.
Non c' rimedio? Ma allora posso rilassarmi!
Exacto! aveva confermato Guru Dev. Altrimenti torni a
casa, picchi tu hombre, poi te sientes una victima perch le
mani te fanno mal.
Si era fatto dire la data di nascita di Brenno, aveva fatto i
calcoli velocemente.
Un classico edonista, ha sempre fiducia en su buena sorte,
per questo combina pasticci. Pero es encantador. Molti
aspetti di lui non li puoi pronosticar.
S avevo ammesso, hai ragione. All'inizio era proprio cos.
Vuole essere stimolato costantemente, como me, perch
io tambin tengo el 3. El 3 ricava su profitto dall'essere stimolato.
Brenno sosteneva il rapporto con te perch sei stimolante,
pero es un edonista, e si sente fortunato, era certo di poterve
tener tutte e due, te e la Mariposa.
Per quanto fossi sicura della precisione di Guru Dev, avevo
avuto un piccolo moto di stupore. Brenno, quando aveva finalmente
cominciato a sospettare che gli stessi sfuggendo,
non si spiegava il mio comportamento: che ragione c'era?
Che delusione, mi ero rivelata una donnicciola. Fra lui e me
passava molto, molto di pi che fra lui e la Farfalla, perch
avremmo dovuto separarci?
Non aveva capito che tu, bonita, sei molto susceptible. Si
 tornato la ragazzina nel peggior momento possible. Gli uomini
hanno paura del declino, la pelle suave delle giovani
donne es loro antidoto a la morte.  interessante observare,
pero, como Brenno abbia provato a esercitare su encanto imprevedibile
su di te, sino al final. Ti aspettavi un comportamento
simile? No. Forse che te tradisse s, ma non che mettesse
in piedi doppie e triple vite. Invece lui tiene un 9, chi ha
il 9  incapace de autodefinirse. Vivono diversi aspetti de l'existencia,
molti non sono nemmeno connessi fra di loro.
Guru Dev ho obiettato, stai dicendo che le relazioni sono
predeterminate e che la nostra non sarebbe potuta finire in
altro modo?
Dico che la relacion fra due persone es frutto de la combinacion
fra i loro numeri. Il campo  limitato dalla posizione
numerica. Intiende?
Veramente, no.
Le vostre due tendencias se combinavano. Tu spingevi
per essere victima, lui spingeva por ganar qualcosa dalla relazione
con te.
Ci ha guadagnato, eccome.
No! Non fare di nuovo la victima se la rideva Guru Dev.
Accetta che non sei stata capace de stimolarlo abbastanza.
Guru Dev, ero in menopausa.  un cambiamento sconvolgente.
Non mi andava di avere continuamente rapporti
sessuali. Lui, invece, chiedeva solo quello. Sesso, sesso e ancora
sesso.
S aveva osservato Guru Dev soavemente, ma il tuo
sexo.
Quando sa di provocare un dolore, o un rimpianto, lo Zio
aggiunge alla sua voce una piccola carezza vocale, ma proprio
questa sottolineatura mi impedisce di trascurare l'importanza
di quell'osservazione. Il desiderio di Brenno per il mio sesso:
era quello che avevo amato, e perduto.
E allora ho risposto: Avrebbe anche potuto pazientare.
Tu eri capaz de sublimar, ma sei diventata victima de tu
condicion fisica. Lui no, non era capaz di sublimar. Cos la
relazione ha trovato su compimiento e su punto de roptura.
Si  messo con un'altra e ha mentito, un giorno dopo l'altro.
Lui  un gran mentiroso. Ma siccome tu tiene il 6, tu sei
protectiva. Quando se  ammalado tu diventaste su mamma.
Alla mamma si mente sempre. Se te avesse detto: Me sto
facendo una ragazza, tu che avresti detto?
Avrei pianto.
Exacto! Avresti sofferto. Lui non pu permettere che tu
suffres. Non se puede sopportar el sufrimiento della mamma,
 una delle grandi debolezze masculine. Brenno ha pensato:
Se le dico la verit lei piange, non me siento capace de affrontare
su sufrimiento, quindi che faccio? Le dico una mentira.
Una mentira vuol dire una bugia, adoro questa parola in
spagnolo. Ho riso: Uno che ragiona cos, come fa a pensare
che la relazione sopravviva?
Ha fede ne la suerte. Es sicuro de controllar su spazio.
L'ego gli dice che si terr quattro o cinque donne, senza essere
piantado da nessuna, ma sta equivocando. Per vedi, bonita,
lo quel necesita saber e ricordar siempre es questo: tutti gli
uomini viven por le donne.
Pure Antonio, il grande parrucchiere, viveva per le donne e
serviva la loro vanit, quindi mi aveva restituito la mia bella
chioma screziata come una castagna. Prima di tornare a Genova
per rivedere Brenno, ero andata anche a fare compere
con Prune. Avevamo scelto un paio di stivaletti stringati, di
pelle color magenta, con punta e tacco di gomma verde, e con
quelli avevo preso il treno, poi la corriera e infine salito le scale
che mi portavano da Brenno. Canticchiavo quella canzone
di Bob Dylan che si intitola Don't think twice it's all right per
trovare il coraggio di mettere fine a quella situazione impossibile.
Grazie al suo gran fiuto, Brenno aveva finalmente sentito
il pericolo: era gentilissimo. Quando lo avevo messo alle corde,
aveva proposto di restare insieme, ma di fare entrambi
sesso con altri. Mi cedevano le ginocchia, e dentro di me avevo
detto: Brenno vuole rivedere sempre gli stessi film drammatici
(non ne ha neppure uno brillante, o comico), e alla fine
non avremmo nemmeno scopato? Telefonate furtive alle farfalle,
menzogne, saldo delle bollette del gas (siccome sono io
che supplico per il riscaldamento) e nemmeno un bacino?
Come avrei sopportato un'altra delle sue lunghe, ottuse sfuriate
sul Medio Oriente, se non avessi potuto farlo tacere con
un abbraccio?
Amore mio gli avevo detto, ed era ancora vero, a me la
noia, invece alla Farfalla il gioco? Scordatelo.
Brenno aveva capito che il terreno gli franava sotto i piedi,
quindi aveva infilato una freccia avvelenata nel punto dove
sperava che avrei sentito pi male: Perch non fai un po' di
esercizio fisico? aveva chiesto, con perfida e falsa premura.
Ho una cyclette nello sgabuzzino, l'aveva presa una mia
amante con i punti della Coop. Se vuoi te la porto a casa.
Ah, ne avevo abbastanza di lui. Vaffanculo, Brenno! avevo
gridato. Io sono stupenda e tu sei patetico. Credi di essere
giovane? Sei forse una ninfa inseguita da Giove? Ma falla tu, la
ginnastica, che ti scricchiolano le giunture come all'omino di
latta. Io pratico un kriya di yoga ogni giorno e sono capace
di piegarmi come un fiore.
Guardandomi piangere di rabbia, aveva frainteso: Che
cos'hai da piangere, adesso? Manco fossi morto.
Oh s, Brenno, ecco la risposta: sei morto. Sei morto perch
mi annoio, mi fai soffrire, sei ignorante, non pulisci il gabinetto
e, l'anno scorso, quando avevo perso otto chili, mentre mi
chinavo per innaffiare le tue zucchine del cazzo hai detto che
mi era sparito il culo e non ti piacevo pi. Avrei dovuto allagare
l'orto, aprire il cancello e lasciar entrare i cinghiali in casa
tua, correre a posare le mie chiappe sontuose in grembo a
qualcun altro. Invece sono rimasta qui perch eri malato, e ti
amavo ancora.
Me n'ero andata per sempre alle prime luci, salutando
solo i gatti. Ero scesa al mare, avevo aspettato un'ora decente
per telefonare agli amici. All'alba la spiaggia e gli scogli erano
desolati, facevo caso alla spazzatura, ai bastoncini del gelato
mordicchiati, non mi piaceva nemmeno l'aurora.
Brenno  un poveretto aveva esclamato Apriliano al telefono.
Perdere te deve essere terribile. Oh, che fortuna che
fra noi due non abbia mai funzionato, non ci lasceremo mai.
 
CAPITOLO 15.
PRENDITI UN ANNO SABBATICO.

Nel corso dell'estate Brenno aveva spedito dei messaggeri,
voleva che lo perdonassi e che la nostra lunga amicizia non
andasse perduta. Dolgo, dall'India, scriveva email in cui lo difendeva
e, data la sua posizione difficile, non poteva fare altro,
ma era l'unico. Brenno era imperdonabile e io in quel momento
non credevo nel perdono, nemmeno nelle seconde occasioni.
Nell'amore le parole non contano, certe parole si dicono
quando si gode e si ride, se ne ripetono altre quando si
soffre. Nell'amore contano solo i fatti, e quelli parlavano fin
troppo chiaro.
Lui si era messo tutto in tasca, una di quelle tasche con la
cerniera da cui non esce niente, e io ero rimasta a tormentarmi
per essermi fatta male: Vero diceva Guru Dev su Skype,
dove si manifestava in brevi lampi. La prima compassione 
per se stessi. Adesso perdona te stessa.
E lui? domandavo.
Guru Dev scuoteva la testa nel turbante: Non  capace di
mettersi in discussione, per questo  cos noioso.
Adriana mi veniva a prendere ogni giorno e mi portava a
fare lunghe passeggiate. Marciando su per i sentieri a passo
di carica mi diceva: Non hai colpa. Sei stata sfortunata. 
pi difficile ammettere la sfortuna che riconoscere la propria
responsabilit.
Anche se tutto sembrava indicarmi la via del ritorno definitivo
a Roma, ero inciampata per caso in un appartamento perfetto,
pieno di luce, con pavimenti di marmo bianco e rosa. Era
all'ultimo piano di un palazzo danneggiato dai bombardamenti
dell'ultima guerra e poi ristrutturato, a due passi dal porto, in
mezzo a una rete di salite lastricate in pietra con nomi da paese
delle fate, vico delle Cioccolatte, salita delle Fragole, via della
Giuggiola. Lo avevo affittato per un anno. Le amiche romane
mi torturavano per telefono: Rimani in quel buco di provincia
perch speri di tornare con quello sfigato di Brenno? Ma Holly,
di passaggio a Genova per rivedere la madre, aveva percorso la
casa vuota schioccando la lingua in segno di massima approvazione,
e aveva offerto mobili in prestito. La sua famiglia aveva
un magazzino con i resti delle ristrutturazioni degli appartamenti
di Genova e delle ville di vacanza, potevo prendere tutto
quello che volevo. Divani, piantane, poltrone, un tavolo rotondo
per la sala da pranzo, pentole di alluminio, servizi di bicchieri
in cristallo scompagnati; mi ricordavo qualcuno di quegli arredi
come cornici delle stanze dove avevamo giocato e studiato
da ragazzine. Oggetto dopo oggetto, organizzavo un anno sabbatico,
un periodo senza responsabilit, senza figli, uomini,
gente che metteva in disordine dove avevo sistemato, senza
qualcuno per cui cucinare o tornare da una festa dove mi divertivo.
Volevo distendere i nervi, spostarmi a piedi, passeggiare
lungo il porto ogni mattina, andare in spiaggia con Adriana,
fare tardi la notte, partire all'improvviso.
Di questi piani avevo scritto infine a Dolgo, che mi aveva
risposto dall'India con due righe di rimprovero: basta commiserarsi,
bisogna andare avanti, diceva. Poi per aveva spedito a
stretto giro di posta due pannelli di seta birmana, uno dorato e
color caff, l'altro arancione e giallo. Li avevo appesi, e dopo
lavato i pavimenti con acqua di rose, fumigato le stanze con
bastoncini di artemisia, disseminato gli stipiti di minuscoli
specchi, perch riflettessero l'energia altrui e la rimbalzassero
indietro. Sulla porta avevo appeso un cartello: NIENTE SIGARETTE,
NIENTE SCARPE. Poi avevo marcato il perimetro dell'appartamento
a piedi scalzi in senso antiorario cantando un mantra imparato
da Guru Dev.
Dopo aver sistemato la casa avevo ripreso a lavorare con
gusto. Scrivevo in cucina, al tramonto spegnevo il computer,
scendevo in piazza. C'era spesso un altro scrittore seduto ai
tavolini con un bicchiere in mano, un uomo vanitoso e malinconico
di straordinaria intelligenza. La barista mi serviva una
spremuta di pompelmo, perch ormai tutto il rione era al corrente
del fatto che magari ero anche una donna simpatica, ma
non bevevo. L'estate scivolava nell'autunno, a novembre aveva
preso a piovere. Le piogge torrenziali si erano trasformate
in alluvione, l'alluvione in un enorme disastro con cui aprivano
i telegiornali. I quotidiani mi telefonavano perch spedissi
articoli e cronache. Seduta a un tavolo rotondo con il piede di
leone che era appartenuto a una zia di Holly, producevo i miei
racconti e i miei diari.
Un'intera parte della citt era invasa dal fango. Era stata
travolta la bottega di una sarta indiana poverissima, per giunta
muta, con tre bambine e un marito senza un braccio, che mi
aveva cucito dei vestiti per lo yoga. Succedevano piccole storie.
Erano stati salvati dalle acque una miriade di gattini, tanti
piccoli Mos. Due caprioli, madre e cucciolo, erano stati recuperati
in mare, dove li aveva trascinati la piena di un torrente.
C'erano cani che vagavano, forse persi, e annusavano calzoni,
cercando un odore familiare. Cartelli sui pali della luce: VENERD
4 HO PERSO IL MIO CANE; IL MIO GATTO NON  TORNATO A CASA, AIUTATEMI
A TROVARLO. Ma le parole che si sentivano pi spesso nel
fango erano: fratello, sorella, hermano, hermana, mon frre, ma
soeur, e sulla tastiera del Mac non trovavo i dittonghi per scriverlo
anche in genovese.
A una settimana dalla catastrofe, Adriana diceva per telefono
che era stato un tempo lungo, molto pi di sette giorni.
Se l'era vista davvero brutta, perch abita in basso, alla Foce.
Nei giorni peggiori, quando non poteva uscire di casa, avevamo
avuto una miriade di attivit immaginarie, cose che avremmo
voluto fare, e non potevamo. Cenare insieme, andare al cinema,
fare un lungo giro, far compere al mercato. Ogni mezz'ora
ci scrivevamo un messaggio: Stasera cinema? Andiamo a
vedere il Faust? Wenders? Preferisci una commedia, per tirarci
un po' su? Le telefonavo quando la linea era stabile, e la
sentivo piangere. Una sera, finalmente, ci eravamo riviste.
C'era la luna piena e avevamo raggiunto la Darsena, per guardare
verso l'orizzonte. Faceva caldo, appena un po' di vento.
Di solito a novembre mettevamo il cappotto e il cappello. Come
diventer questa citt, adesso? Migliore, peggiore? Si potr
vivere ancora ai primi piani, nelle zone dove i torrenti e i
fiumi hanno travolto uomini e cose?, ci chiedevamo. Forse
dovremo abbandonarli, accettare che regolarmente l'acqua li
invada?
Mentre tornavamo a casa il cane di Adriana aveva preso a
ballare in tondo con un altro cane. Di solito i genovesi non
danno confidenza, ma quei giorni erano diversi.
Come si chiama il suo cane? aveva chiesto Adriana allo
sconosciuto che aspettava in silenzio con lei la fine dei festeggiamenti
fra i due.
Si chiama Gioia. Che nome adatto a quella notte in cui
cielo, uomini e viventi non umani si rischiaravano. Eravamo
salite sul terrazzo condominiale del mio palazzo. C'erano parecchi
altri, tutti zitti. La mattina dopo, quando ero andata di
nuovo su per far asciugare al primo sole le scarpe infangate,
avevo trovato due paia di stivali e un paio di scarponcini da
montagna. Dunque nel palazzo c'erano quattro volontari del
fango, gente che spalava e asciugava negozi e cantine altrui,
perch lo stato pietoso di quelle calzature era inconfondibile.
Aiutati che il ciel ti aiuta, si dice. Gli indiani hanno un detto
simile, cherdi kala: significa mantieniti sulle alte vette. Ma
i nervi di tutti i genovesi erano a pezzi, e mentre cucinavo, a
un tratto, mi era sembrato di sentire uno scroscio di pioggia.
Mi era venuto il batticuore, poi avevo realizzato che si trattava
solo di un risciacquo della lavapiatti. Avevo pensato a Guru
Dev e a uno dei primi seminari in cui ero capitata, nella sala
convegni di un albergo. Guru Dev insegnava a centinaia di
persone lo stato di sogno, ovvero come entrare in una sorta
di trance meditativa attraverso la chiave dei ricordi. Avevo allora
rammentato di quando ero piccola e andavo con la mia
mamma a comprare il caff macinato in una torrefazione del
centro, e poi tornavamo in autobus. Mia madre, cos bella,
indossava un tailleur di tweed bianco e nero e una spilla a
forma di fiore sul bavero, e teneva sulle ginocchia bene unite
la borsetta nera con il manico rigido insieme al sacchetto di
carta del caff. E mentre ero concentrata nell'evocazione, il
profumo della polvere di caff era diventato reale, poi sempre
pi vero, fino a essere irresistibile: ero riuscita a entrare nello
stato di sogno. Ancora ignara dell'etichetta di discrezione vigente,
ero saltata in piedi e mi ero precipitata verso Guru Dev
per raccontargli quel trionfo inaspettato. Lui aveva schiuso lentamente
le palpebre, aveva alzato un dito e indicato un punto
dietro le nostre spalle, verso il bar dell'albergo, dove una cameriera
aveva appena acceso la macchina fumante dell'espresso.
Macch stato di sogno, ero ancora inchiodata l.
E poi su Genova aveva ricominciato a piovere davvero, e di
nuovo aveva smesso. Mi ero svegliata a ogni ora di quella lunga
notte, mi ero pure affacciata al balcone incontrando la vicina,
appoggiata alla ringhiera del terrazzino adiacente. Sai
che cosa ci tiene sveglie? aveva detto quella. Questo silenzio
innaturale, perch non piove.
Davanti alla grande finestra del soggiorno aspettavo le
quattro del mattino. Amrit vela, come gli orientali chiamano il
momento perfetto per meditare, l'ora del nettare, quando pure
i monaci si alzano per il mattutino. In quelle due ore e mezza
il sole ha una inclinazione di sessanta gradi rispetto alla
Terra e la meditazione - cos  scritto - produce i suoi massimi
risultati. In quella santa ora d'ambrosia rabbrividisco immancabilmente,
ho fame e tendo ancora e sempre ad addormentarmi,
cos dico a voce alta le parole dei saggi: Qualunque
stolto pu dormire, ma il saggio si alza prima del sole.
Meditare nell'amrit vela restituisce il suo prezzo moltiplicato.
Per anni non mi  riuscito affatto. La sveglia suonava, mi
giravo dall'altra parte, sognavo di solcare il mare su navi
vichinghe, sognavo la Bolla e il suo profumo di mele. Poi su di
me era scesa la benedizione del risveglio spontaneo. Aprivo
gli occhi, guardavo l'orologio, ed erano le quattro. Tenevo in
fondo al letto un paio di calzoni di maglia, una giacca di lana,
un berretto, uno scialle, i calzettoni. Mi coprivo, mi trascinavo
sul pavimento e sedevo a gambe incrociate, raddrizzavo la
schiena con il respiro lungo e profondo, cantavo le parole del
mantra: Mi inchino al suono che crea l'universo, mi inchino
alla saggezza trasparente. A volte mi addormento ancora,
invece di meditare, ma mio figlio maggiore, ormai adulto e
diventato a sua volta un meditante, mi ha detto che non importa:
amrit vela funziona comunque. Chiss se  vero o  stato
un guizzo di piet per sua madre, chiss se mi ha detto una
mentira per consolarmi. Avr dato retta a Guru Dev che, insegnando
arte della cura, spieg: Quando qualcuno viene per
trovare sollievo, non possiamo lasciarlo andare via ancora nel
dolore.
Ma a volte gli avevo detto io, sempre petulante, per dare
davvero sollievo a una persona dovresti mentire.
Sul viso di Guru Dev era passata una rara ombra di stupore
per la mia ennesima domanda stupida: Que emporta? aveva
risposto.
Guru Dev gli avevo chiesto un giorno su Skype, non so
bene che fare. Qui a Genova sto benissimo, ma vorrei tornare
a Roma dai miei figli.
Lui era in Malesia, e non era previsto che rientrasse per
chiss quanto tempo. Turbante bianco, occhiali da sole rotondi,
elegantissimo come al solito, mi aveva fissata per un po',
senza dire nulla. Bueno si era infine deciso a osservare, a
Roma c' lo mejor e il peggio, tutto mescolato insieme. E in
un lampo era scomparso di nuovo.
Poi mi avevano mandata a chiamare dal governo. Mi offrivano
di nuovo un posto nella comunicazione. Avevo disdetto
l'appartamento genovese e riaperto la casa di Roma. I figli, come
rondini, erano tornati. Avevo deciso un unico cambiamento,
sostituire il letto matrimoniale con uno singolo, appendere
sopra la testata un quadro che raffigurava tre Adi Shakti dorate,
regalo di Chandra, la ragazza pi bella del mondo, la stessa
che ha disegnato la copertina di questo libro. Simbolo dell'energia
femminile primigenia, ogni Adi Shakti  composta da
tre spade, quindi ogni notte ne tenevo sulla testa ben nove. La
mia amica Prune aveva guardato quel piccolo letto e le spade
senza fare commenti, e mi aveva regalato un reggiseno e delle
mutandine di un delicato pizzo grigio ornato di nastri verdi.
Il messaggio era chiaro, ma io non stavo cercando nessuno.
Riordinando
il cassetto della biancheria scartavo anzi le calze
autoreggenti, i baby-doll, i corsetti, tutta la biancheria sofisticata
e trasparente che avevo indossato per compiacere gli uomini.
Avevo riposto tutto in una scatola e l'avevo messa via. Le
spade dorate erano rimaste al loro posto.
 
CAPITOLO 16.
UN ATTACCAMENTO VALE L'ALTRO.

Lavoravo moltissimo e, per la prima volta in vent'anni, mi
capitava di non arrivare per tempo alle lezioni di Guru Dev che,
come ogni autunno, dedicava due mesi agli studenti di Roma.
Non era un problema di orari, piuttosto mi sentivo lurida alla
fine di un'intera giornata al telefono, seduta in una piccola
stanza del Palazzo, chiusa in riunioni, occupata a tessere fili
sottili e avvolgenti come la Donna Ragno. Ci vuole fegato per
reggere l'energia della politica perch, credetemi,  davvero
pessima quanto si dice. E io ne facevo parte, nonostante stimassi
e amassi la potente donna che servivo in quegli anni,
cos come ho scelto e stimato tutte quelle che ho sostenuto prima
e dopo di lei, poich l'unico mio obiettivo politico  accrescere
l'autorit e la libert femminile e, con quella delle altre, la
mia. Dammi una meditazione, chiedevo a Guru Dev. Me ne
assegn una che si chiama Face your destiny: mi costringeva a
arrendermi, mi costruiva uno scudo invisibile e infrangibile intorno
al capo, mi teneva nella realt un mattino dopo l'altro.
Prima di allora avevo sempre avuto cura di presentarmi al
cospetto di Guru Dev dopo aver fatto una doccia, indossato
abiti puliti, sistemato i capelli e, per quanto sapessi che lui mi
avrebbe sempre presa cos com'ero, quando uscivo dai palazzi
del potere per raggiungerlo al centro yoga, mi vergognavo.
Guru Dev lo sapeva, forse ne rideva. E una mattina mi aveva
stanata appena dopo l'alba.
Linda aveva detto al telefono nel suo impercettibile sussurro,
te gusta de andar a Bologna?
Quando? avevo chiesto in allarme.
Adesso. Andiamo a veder las estrellas con l'astrologa Loretta,
poi te porto in un posto buonissimissimo per la comida.
Volevo dirgli di s. E poi: quando mai gli avevo detto di no?
Per non potevo: dovevo lavorare. Lavorare tantissimo. Lavorare
senza sosta. La settimana dopo, un sole tentatore filtrava
attraverso le tapparelle, e Guru Dev aveva telefonato ancora.
Siente, bonita, te piacerebbe de venir a Napoli? Viaggiamo
in prima classe, facciamo il pranzo sul mare e alle quattro
te riporto a Roma. Oh no, Guru Dev, non di nuovo, non resisto,
abbi piet di me. Cos ci eravamo dati appuntamento
nella sala d'aspetto della prima classe alla stazione Termini,
dove lui spiccava per maestosa magnificenza in mezzo a uomini
d'affari in grisaglia. Intorno al collo una sciarpa di lana
impalpabile, un turbante color cipria, un cappotto di pelle,
scarponcini di coccodrillo fatti a mano, e non una ruga a turbare
la perfetta serenit del suo viso bruno.
Te voglio raccontar una storiellita aveva detto mentre io,
miserabile, spegnevo il telefono per godermi la storiella, ben
sapendo che quando lo avessi riacceso avrei trovato venti telefonate
di chiss quali alti dignitari che mi avevano cercata, e
che non ammettevano di non trovarmi pronta al servizio.
Un sultano aveva cominciato Guru Dev sorseggiando con
buona grazia il pessimo caff solubile della stazione, aveva
mille donne magnificas, palacios altissimi, navi che solcavano
gli oceani, giardines exuberantes, fonti de agua de granada. Pero
una noche se addormenta e sogna que las mujeres hermosas
estn sfiguradas por el vaiolo, le fontes son secas, le navi son
affondate. En breve, todo es perduto. Pero cuando se resveglia,
a la maana siguiente, se rende conto que slo era un sueo.
Nada es perduto. Pero lo strano es que, anche se sa che era slo
un sueo, el sultano es triste todo lo mismo. Es triste lo stesso,
comprende? Y la tristeza no gli passa pi.
Guru Dev mi aveva guardato con la faccia di quando si
aspetta che io capisca al volo. Te recuerda qualcuno, bonita?
 aveva aggiunto con un gran sorriso.
Si vede cos tanto che anche se tutto  accaduto nel velo
di Maya, dopo Brenno sono rimasta triste, Guru Dev? avevo
chiesto.
Si era alzato in piedi e mi aveva appoggiato una mano sul
braccio: Vamos, te offro un truco.
Cos' un truco?
Un dolcetto. Te compro un dolcetito, ven conmigo.
La tavola calda della stazione era affollata. Una donna in
tuta da ginnastica e ciabatte di plastica mi aveva tirata per la
manica: Dammi da mangiare aveva chiesto. Avevo accompagnato
Guru Dev davanti alla vetrina dei trucos, e la donna
affamata al self-service. Era rumena, disse, non aveva visto un
boccone in tre giorni, e accumulava sul vassoio cosce di pollo,
patate, frutta, pane. Salutami il tuo santo aveva buttato l
prima di sparire con il cibo. Il mio santo sorbiva al bancone un
caff con leche e mangiava, beato, una brioche.
Credevo che fossi vegano! Credevo che il latte ti facesse
male!
Es siempre mejor non creder a niente. Allora, vamos a
Napoli o no, pobrecita? aveva chiesto lui.
Non posso Guru Dev, non posso.
Lo avevo guardato salire sulla carrozza di prima classe,
pensavo al sultano, al fatto che la storia con Brenno aveva
dimostrato che tutto  un sogno, un'illusione. Una volta dissolto
il velo di Maya ero ancora l, viva e vegeta, in pieno possesso
delle mie facolt, con un nuovo taglio di capelli clamoroso,
in ottima forma fisica, e per giunta munita di un incarico
di governo - o gobierno, come diceva Guru Dev - in cui mi
sentivo bravissima. I danni e le conseguenze della nostra storia
e del dolore che provavo erano, fatti tutti i conti, piuttosto
limitati, addirittura talvolta li riducevo al fatto che non riuscivo
pi ad ascoltare la Penguin Cafe Orchestra perch mi ricordava
lui. Di Brenno non era rimasto nulla, perch lui nulla
aveva dato, ma le lezioni impartite da Guru Dev via via che si
svolgeva il disastro avevano fatto s che la sofferenza non
fosse insensata, e costituivano un guadagno incalcolabile. Eppure
a volte ero triste lo stesso perch, come canta sempre Dolgo,
citando il poeta: Cos' la vita senza l'amore?  come un
albero che foglie non ha pi. Dolgo canticchiava questa vecchia
canzone di Nada anche un sabato sera di mille anni prima,
mentre guidava con perizia una Cinquecento in fin di vita
su per la via Aurelia, scalando le marce con la doppietta per
curve e tornanti. Allora eravamo militanti rivoluzionari che
dovevano dimostrarsi alieni da ogni frivolezza ma, di nascosto,
andavamo a ballare a Ruta di Camogli insieme a gente
che della giustizia sociale se ne fregava, perch loro sapevano
divertirsi.
 
CAPITOLO 17.
FIDATI DI DORIS.

Un bel mattino la minaccia rappresentata dal ricordo di
Brenno si era materializzata in un'email. Mi scriveva che non
aveva mai voluto sfruttarmi, che mi voleva bene e che si era
fidanzato con la Farfalla, il suo vero, grande amore. Il messaggio
centrale era l'ultimo. Era troppo orgoglioso per accettare
di essere stato piantato su due piedi, doveva per forza dire:
L'ho fatto prima io, sono io che non ti ho voluto pi. Dopo
tutti quei mesi passati a dimenticarlo, mi aveva riacchiappata
attraverso la rabbia.
Avevo raccontato di questa lettera alle mie amiche e scoperto
che Brenno non era mai andato a genio a nessuna di
loro. Avevano taciuto per amor mio, ma ora erano un unico
coro greco che lo definiva vecchio e rompicoglioni. Prune, che
si era tinta i capelli di rosa, alzava gli occhi al cielo e sbuffava
solo a sentirlo nominare. Adriana, che lo conosceva dal liceo,
sosteneva che fosse sempre stato un perfetto cretino: Arruffapopolo
da strapazzo. Giulia era stata la pi feroce e aveva
detto, a brutto muso: Con quei denti rovinati, quella pelle
grigia? Non me lo scoperei per niente al mondo.
Giulia e io abbiamo impiegato molti anni a diventare amiche,
poich da giovani avevamo combattuto su barricate opposte,
lei a destra e io a sinistra. In modo del tutto inaspettato,
quando ci siamo incontrate per lavoro, abbiamo preso a parlare
del passato e verificato che su molti avvenimenti cruciali
condividevamo interpretazione e risentimenti. Giulia  una
delle poche persone a questo mondo, e del mio mondo, con le
quali posso esprimere opinioni sincere, punti di vista nel tempo
diventati scorretti ma che a noi sembrano tuttora perfettamente
ovvii. Giulia non  stata femminista cinque minuti in
vita sua, intanto perch nel suo ambiente non si usava, e poi
perch i suoi genitori non hanno mai fatto differenza fra lei e
i fratelli maschi, n le hanno mai comunicato che c'erano ambiti
dell'esistenza preclusi a una femmina, il che era molto
raro per la nostra generazione.  anche immune dalla psicoanalisi
e dalle interpretazioni psicologiche, e crede fermamente
nella terapia d'urto. Pur sapendolo, se la usava con me mi risentivo
parecchio. Quando aveva definito Brenno fisicamente
ripugnante, mentre io lo consideravo Adone, senza dire una
parola mi ero alzata, avevo preso il soprabito, e avevo camminato
diritta verso la porta. Lei si era limitata ad alzare il tono
di voce: Quell'uomo ti rendeva irriconoscibile. Eri cauta,
avevi paura di irritarlo. Avevo ripensato a una frase di Guru
Dev che mi fa sempre infuriare: Sono gli uomini a dare la
forma alle donne,  il sole a dar forma alla luna. Quando gli
chiedo spiegazioni, quando cerco di discuterne, Guru Dev tace,
aspetta che i fatti gli diano ragione. Brenno mi aveva dato
una forma e questa forma non mi corrispondeva. Senza tacchi,
senza trucco, senza profumo, senza coraggio, senza faccia
tosta.
Giulia, intanto, lanciava parole: Brenno  il tipo che si serve
a piene mani e non restituisce un cazzo. Dimmi, ti ha mai
fatto un regalo?
Una volta, s: mi ha comprato uno scaldino elettrico per il
letto. Da lui  cos freddo che le lenzuola sembrano bagnate.
Quello scaldino, un oggetto metallico a forma di disco volante
infilato in un sacchetto di flanella arancione, era diventato
per me l'equivalente di una bambola senza un occhio,
spelacchiata, mezza nuda, che conservo ancora dentro una
scatola alla Bolla, la nostra casa di campagna. Giulia mi aveva
inchiodato sulla porta un attimo prima che la sbattessi, strepitando:
Prenditi un altro uomo, subito. Distrae parecchio,
mette in pari la situazione. C' qualcuno che ti piace? Uno
c'era, si chiamava Gianni. Strambo, parla pochissimo, ma
ne sono sempre andata pazza. Mi invitava spesso in una
casa sulla costiera amalfitana dove va da solo. Teneva nascosto
l'indirizzo, ma a me lo aveva dato.
Quella casa  in una posizione straordinaria. Un rudere di
pietra bianca difficilissimo da raggiungere, rappezzato alla
bell'e meglio, in bilico su uno sperone di roccia. Dal pergolato
di uva fragola si avvistano le ville nei paraggi, sull'albero di
fichi neri sventolano le bandierine tibetane dell'impermanenza.
Gianni aveva addosso solo un paio di calzoncini, tagliava
l'erba e sudava, e io ammiravo il tipo di muscoli che si mettono
su facendo il muratore. Aveva cucinato su un fornello da
campeggio, l'acqua era di sorgente. Il letto, appoggiato su
un'altana all'altezza della finestra, era coperto da una zanzariera.
Mi piace sempre lo stesso tipo di maschio, in grado di
prendersi un angolo dove ci vuole forza d'animo per resistere,
capace di costruire una casa con le sue mani. La parte selvaggia
di uomini simili - pi  forte la parte animale, meno un
uomo si lascia manipolare dalle donne direbbe Guru Dev -
mi fa sentire esposta alle incertezze della natura, connessa
con la terra e immersa nei miei succhi. In quell'alcova Gianni
cercava soprattutto tenerezza, mentre io ambivo solo a una
vigorosa spazzolata. Lui aveva reagito con rabbia, allora me
n'ero andata prima del previsto, risalendo con furia il sentiero
segnato dalle piante di fico d'India. Non ci eravamo pi visti
n sentiti.
Ero tornata a trovare Giulia, per farle il resoconto di quell'avventura
erotica malriuscita. Al suo posto per avevo trovato
Doris, che barcollava sui tacchi e mescolava un doppio gin
tonic alle due del pomeriggio. Quello che rende tollerabile al
prossimo l'attitudine di Giulia a comportarsi come un cowboy
e dar colpi di speroni a tutti,  l'essersi munita di un alter ego
che noi amiche chiamiamo Doris. Una ragazza svaporata, irresponsabile,
dalla voce in falsetto, con tendenze spiccatamente
dionisiache, che abbiamo dovuto portare via a braccia dalle
feste dove si  ubriacata, ha fumato troppe canne, ha riso fino a
perdere i sensi e palpato tutti gli uomini, compresi i mariti
delle altre. Doris non si manifesta spesso ma, quando s'insedia,
 poi molto difficile spodestarla. Giulia, appena riesce a spedire
Doris all'inferno, telefona contrita alle vittime per scusarsi
dei danni, per tutti sanno che non pu fare a meno di trasformarsi:
Doris, prima o poi, riprender il comando.
Era stata Doris, dunque, ad ascoltare le mie confidenze, e a
darmi un consiglio che non sarebbe mai e poi mai uscito dalla
bocca della vera Giulia: Fai uno dei tuoi riti per distaccarti da
Brenno! Uno di quelli con la luna e le dee! Poi era svenuta,
perch erano le due del pomeriggio e beveva come un uomo
dal mattino precedente.
A ben vedere avevo a disposizione un rito personale, ma
andava fatto al momento giusto. Avevo consultato il calendario
e cercato la luna calante: mentre alla luna crescente  associata
la crescita, quella calante ha il potere di disfare l'infelicit,
la malattia, la tristezza, un legame indesiderato e le
cattive abitudini. Quando la luna  calante, allora la direzione
favorita  la diminuzione. La luna calante non si espande
nell'universo, ma si ritira, ha raggiunto l'apice del suo splendore
e sta scomparendo. Il suo destino  il nulla, dopo ci sar
soltanto la luna nera, il negativo. Il negativo  naturale, fa parte
della vita, non ho paura. Per questo avevo preso con me il
necessario e, senza dirlo ad anima viva, quando era venuto
il tempo ero salita alla Bolla.
Imboccando la via serpentina che il mio bisnonno ha reso
carrabile con la pala e il piccone, mi inoltravo nella valle che
risale costeggiando il fiume, scalavo le marce con cautela e
precisione, pennellavo le curve, mi godevo il suono del motore,
la padronanza del mezzo e del momento. Poi avevo camminato
finch il tetto della Bolla era comparso fra gli alberi. In
quella casa, che mi contiene tutta, avrei trovato la forza di toccare
il fondo e risalire.
 
CAPITOLO 18.
VAI A TROVARE I TUOI MORTI

A meno di non avere le ali, il solaio della Bolla  inaccessibile
dall'interno, e in apparenza pure dall'esterno.
Nel secolo scorso i partigiani lo usavano come nascondiglio.
Erano tutti ragazzi del posto, il nonno li conosceva fin da
bambini, passava l ogni estate e gli piaceva restare fino al
tempo del vino nuovo. Il Pancho, che comandava la brigata
dei ribelli, si aggirava per la terra intorno alla Bolla proclamando
che un giorno tutto - i boschi, le vigne, i campi, le
cascine - sarebbe stato messo in comune. Diceva che la casa
color lampone con le finestre verdi e il tetto di coppi era di
un colore troppo chiaro, e loro, i comunisti, avrebbero fatto la
rivoluzione e l'avrebbero cambiato in un rosso squillante. Il
nonno rideva e gli faceva il gesto dell'ombrello. Ora c' una
croce di legno per il Pancho, al limite del castagneto, per
ricordarlo se si passa di l andando a funghi. Davanti a quella
croce, finch  stato vivo, il nonno ha sempre levato il pugno
chiuso, e il nonno non era certamente comunista, per aveva
voluto bene al Pancho.
Nell'ottobre del 1944, quando il vino era quasi pronto,
venti autoblindo tedeschi avevano risalito la valle verso il
paese. Albeggiava e, mentre andava a mungere le vacche, una
ragazza li vide. Corse in bicicletta ad avvertire i partigiani, che
armassero la Breda e minassero il ponte. Le mine non esplosero,
e le autoblindo arrivarono fino al paese, dove c'era il
comando partigiano. All'altezza del mulino si era piazzato un
nucleo di fuoco composto da ragazzini pronti a morire, il pi
giovane aveva tredici anni. Pino ha aperto il fuoco da solo, il
Piccolo e il Mulo a guardargli le spalle. Mentre loro tenevano
a bada le autoblindo con la Breda, il Pancho correva attraverso
i boschi per dare l'allarme e chiamare rinforzi. Alla fine di quella
giornata di dolore e di sangue, i nazisti hanno preso quelli
che non erano morti e li hanno trascinati davanti alla chiesa.
Li hanno impiccati in diciassette, tutti tranne quello di tredici
anni. Hanno obbligato la gente del paese ad assistere e costretto
i partigiani a mettersi il cappio al collo da s. Il Pancho
gli ha sputato in faccia. Allora hanno puntato una pistola in
testa a una ragazza che singhiozzava e lei ha dato un calcio
allo sgabello del Pancho, perch aspettava un figlio e non poteva
morire.
I tedeschi erano arrivati fino alla Bolla, la casa di famiglia
del nonno. Gli uomini si erano dati alla macchia, restavano
solo le donne. La nonna, vestita da citt, aveva pettinato per
bene la sua bambina, e recitava il rosario davanti al quadro
della Madonna dell'Assunta. I soldati avevano voluto i documenti
e se li erano rigirati a lungo fra le mani. Avevano chiesto
ragione delle finestre dell'ultimo piano, quelle originali
finestre dipinte. La nonna era stata in collegio in Svizzera e
spieg, nel suo buon tedesco, che in Liguria si usa cos. Invece
le finestre le aveva fatte smontare e poi murare il nonno due
anni prima, per nascondere la soffitta. Sopra le tracce, aveva
voluto che fossero dipinte persiane verdi, cieli azzurri, panni
stesi.
La scala del solaio  ancora nascosta nella legnaia dopo
oltre cinquant'anni. Lunga, di ferro dipinto di verde, va bilanciata
su una spalla per portarla fino alla casa. Sbuffo e sudo
sull'aia, perdo l'equilibrio. Poi riesco ad appoggiarla fra il bordo
del fosso e la porta del solaio, una porta aperta dopo la
guerra per ovviare alla scomodit di entrare dalla botola interna,
passaggio segreto coperto dagli affreschi sul soffitto, proprio
in camera dei nonni. La nonna raccontava che, nell'estate
di quello stesso anno, si metteva a letto e sentiva i passi
pesanti dei partigiani nascosti sopra, coi loro scarponi. Allora
aveva paura che il pavimento a tavelle di legno del solaio cedesse,
e di ritrovarsi il Pancho addosso con tutti i calcinacci.
Salire per la scala non  mai facile. Ho tolto scarpe e calze
per fare presa sugli scalini, che tremano e vibrano a ogni movimento.
Ho con me una borsa di tela a tracolla.  meglio
guardare in alto mentre si sale, eppure mi aggrappo al metallo
freddo e rimiro il bosco, le ombre dietro il monte, le case
dall'altra parte del fossato profondo che divide i colli. Non c'
pi nessuno che accenda i camini e i lumi. Sono tutti andati in
citt, quelli di queste parti.
Arrivata alla porta, tolgo il lucchetto e spalanco i battenti,
poi resto seduta sull'ingresso di cemento con le gambe penzoloni.
Tiro fuori una torcia che ho tenuto in tasca, la accendo
e mi giro per entrare a carponi, perch di alzarmi in piedi l,
sul precipizio, non me la sentivo nemmeno all'apice del mio
splendore.
Giro lo sguardo in quell'unica stanza, grande quanto l'appartamento
del piano di sotto, bassa sotto gli spioventi del
tetto, abitata da una colonia di ghiri. Le uniche tracce rimaste
dei partigiani sono dei pitali di metallo smaltato. Poi, nel corso
degli anni, si sono accumulati i bauli di tutti. Portarli in
solaio non era stata impresa facile, ci erano voluti tre uomini
e un'imbracatura di corde, due in cima a tirare e uno sotto a
spingere. Mia madre, esasperata, aveva suggerito che i bauli
venissero portati su vuoti, per riempirli in un secondo tempo.
C'erano state vive proteste, perch ogni proprietario di baule
non voleva mostrare ad altri quel che ci avrebbe nascosto. La
bella zia giovane aveva, infine, ceduto al buon senso. Dalla
finestra della cucina, l'avevano vista salire la scala pi volte
con uno zaino da montagna sulle spalle, e dentro tutti i suoi
misteri.
Il baule che cerco  di latta, verde e nero, coperto dalla tela
a righe della sedia a sdraio che un tempo il nonno si portava
sotto il mandorlo per leggere. Un baule leggerissimo, mi ero
fatta aiutare dallo Strano, che fin da quando ero bambina in
quella casa  sempre stato il mio aiutante magico, a sollevarlo
fin l. Lo Strano  robusto, i lavori di fatica e di abilit lo divertono.
Quando trovo il baule mi copro la testa con un fazzoletto
e giro la chiave nella serratura. Con piena fiducia ficco le
mani in fondo, tocco la camicia di batista che la mamma mi
ha messo quando sono nata, strofino fra le dita il raso dello
smoking color mirtillo che portavo a Londra, accarezzo l'ultimo
strato, il vestito da sposa. Poso con cura la camicia da notte
bianca col colletto ricamato che Brenno mi ha tolto la prima
volta che abbiamo scopato, lo scialle di lana verde in cui mi
avvolgevo a casa sua per meditare, e che conserva l'odore del
fumo di legna. Sopra ogni cosa depongo infine un'immagine
di Ecate ritagliata da un libro. Ecate, la giovane e l'anziana,
l'esploratrice della psiche; Ecate levatrice e accompagnatrice
dei morti, dea dei crocicchi; Ecate la potente e la saggia; Ecate
trivia e multiforme, signora della fase della luna che va verso
il declino.
Sussurro: Ringrazio il passato e lo affido alla dimenticanza.
Mentre abbasso il coperchio del baule le altre donne che
hanno vissuto in quella casa beneamata si affollano intorno a
me. Chiudo gli occhi per rivedere le ragazze sarde spaventate,
appena arrivate dall'isola per fare le cameriere e dare una mano
con neonati e vecchi durante l'estate. Sento la mia tata, che
cantava seguendo la radio, storpiando le parole delle canzoni
dei Beatles e friggendo zucchine in pastella. Il mormorio educato
e sommesso, appena punteggiato di esclamazioni, delle
zie tutte prese a giocare una canasta sotto il pergolato - alla
fine si accusavano sempre di barare. Ascolto la voce cara della
mamma chiamare me e le sorelle perch tornassimo dal prato
per fare merenda con pane e olio, e le sorelline chiedere, invece,
pane, burro e zucchero.
Intanto arriva la sera, l'ultimo falcetto di luna spunta dietro
il profilo nero dei monti. Prendo il cellulare dalla borsa di tela
e telefono, appunto, allo Strano. Dopo infiniti tentativi trovo
la linea e lo Strano risponde. Fa presente bruscamente che 
notte, verr domani. No dico io, invece tu vieni adesso,
perch sono sul solaio e non riesco a scendere.
Nei venti minuti che servono perch lo Strano percorra
con la sua andatura da cavallo il fitto bosco che separa le nostre
case, mangio un intero sacchetto di nocciole tostate e bevo
da una borraccia che ho preparato nell'eventualit che succedesse
quel che  successo, non esser pi capace di scendere.
Da bambina scappavo dallo Strano appena potevo. Lo
Strano e sua sorella Fedra, gemelli eterozigoti, partoriti pi o
meno insieme a me, erano stati miei amici da subito. Vivevano
alla cascina del Merlo con la nonna matta, perch la loro
madre, Maria, se n'era andata in citt, a lavorare in fabbrica, e
tornava con un uomo diverso s e no una volta all'anno. Era
una famiglia misteriosa, di cui mi era stata parzialmente raccontata
la storia a mo' di deterrente, per impedirmi di andare
in giro per la campagna da sola.
La madre dello Strano era stata violentata nel bosco di
Pian del Nespolo a diciassette anni da qualcuno rimasto sconosciuto,
e quando lo aveva confessato era ormai troppo tardi.
La Minna e la Caterina, le guaritrici contadine cui si rivolgevano
tutti, avevano avuto un bel preparare decotti amari e
darglieli da bere, ormai lo Strano e sua sorella Fedra erano
ben attaccati nella madre, e l erano rimasti. Del resto, aveva
detto mia mamma,  un guaio di famiglia, perch anche Maria
 nata da una donna sola: era proprio sua madre la ragazzina
incinta del Pancho quando i nazisti l'avevano costretta a dare
un calcio allo sgabello. Tutto il paese l'aveva aiutata, ma erano
tempi grami, non c'erano pi uomini a coltivare la terra. La
nonna dello Strano andava per funghi, vendeva quelli buoni e
teneva per s i franti, i porcini velenosi. Li faceva bollire per
giorni perch sputassero il veleno, poi li friggeva e li dava da
mangiare ai bambini. Ma  impossibile cavare tutto il veleno
dai franti, ecco spiegato perch al Merlo sono tutti un po'
matti.
Il risultato di questo racconto impressionante era stato
convincermi che per i boschi potevo andare soltanto con lo
Strano e la Fedra, e cos avevo fatto. Lo Strano si faceva un
dovere di conoscere il territorio palmo a palmo, nel caso i nazisti
fossero tornati e noi avessimo dovuto diventare partigiani.
Dava molta importanza al senso di orientamento, ci allenava.
Ci portava in un folto di acacie, aprendosi una strada
stretta con la marazza che teneva alla cintura, ci faceva girare
in tondo finch alla Fedra e a me veniva da vomitare. Poi dovevamo
annusare in tutte le direzioni. Lo Strano dava l'esempio,
inspirando cos forte che pareva nitrire. Con il tempo
imparammo a distinguere l'odore dell'acqua, che ci avrebbe
guidati a ovest verso il torrente, a sentire quello del grasso per
gli ingranaggi, tipico dei Punti, la prospera cascina a nord che
aveva gi le macchine agricole. Ci lasciavamo accarezzare dal
vento dell'est e sentivamo il profumo della focaccia di patate
che cuoceva sulla stufa del Pescun, una casa pi a sud. Erano
odori sottili, piccoli accenni che andavano districati dall'aroma
del muschio e degli alberi, dei nostri corpi gi piuttosto
agitati dai ferormoni.
Nelle notti estive della nostra adolescenza, lo Strano e io ci
sdraiavamo sul fieno. Lui era capace di curare le ferite di cui
non gli avevo mai detto. Mi insegnava le stelle, io non imparavo
altro che la Cintura di Orione mentre lui avvistava le galassie.
Lo Strano non aveva voluto andare a scuola e, quando
erano arrivati due ispettori scolastici progressisti, militanti benemeriti
dell'obbligo, per accertarsi che non fosse la nonna a
tenerlo a casa e metterlo nei campi, lui aveva spiegato che
molte persone geniali avevano rifiutato l'istruzione, preferendo
fare da s. I due, ansimanti per lo sforzo di raggiungere il
Merlo, sudati e desiderosi solo di un bicchier d'acqua, si erano
seduti con la gola secca e lo avevano ascoltato raccontare di
Einstein e di Spinoza, avevano guardato i volumi dell'Enciclopedia
del fanciullo che gli aveva regalato il parroco. Se n'erano
tornati gi senza denunciarli, tanto con lo Strano era inutile.
Lo Strano, ormai cinquantenne e sempre pi forastico, sale
la scala di ferro del solaio con facilit, e appena arrivato in
cima mi bacia su un piede scalzo e impolverato. Si  lasciato
crescere i capelli fino alle spalle e la barba fino allo sterno, li
porta intrecciati come un cantante metal. Mi aiuta a girarmi
dando la schiena al vuoto, mi incoraggia ad appoggiare un
piede dopo l'altro sui pioli, che ora mi sembrano lontanissimi
fra loro. Scendi dopo di me mi dice. Se cadi ti prendo.
E quando, gradino dopo gradino, arrivo finalmente a posare
di nuovo i piedi sulla terra della Bolla, mi sento guarita.
 
CAPITOLO 19.
SALVA LA TUA TERRA.

Per incoraggiare il mio albero della vita a mettere gemme e
foglie, mi ero aperta un varco fra gli appuntamenti di lavoro, i
figli, i libri e il kundalini yoga, e mi ero presa un amante. L'amante
lavorava come magazziniere in una casa editrice che
mi aveva invitato a un open day. Mi aveva corteggiata in francese
fra le tartine e i bicchieri di prosecco, diceva che somigliavo
a sua sorella, venditrice di pentole a Dakar, e di avermi
notata perch camminavo dritta come una principessa ashanti,
capace di portare due brocche d'acqua una sull'altra in
equilibrio sulla testa. Gli avevo subito lasciato il numero di
telefono, sollevata all'idea che, invece di avviare conversazioni
libresche come uno qualunque dei convenuti, lui fosse
andato dritto al punto, senza nascondere le sue intenzioni.
Holly al telefono, quella sera stessa, si era subito schierata a
favore di quel corteggiatore, perch, aveva detto, gli uomini
africani che lei ha conosciuto avevano ancora il cuore collegato
al sesso e facevano l'amore dicendo dolci parole. Ecco perch
una sera avevo preso un trenino metropolitano ed ero
approdata a casa del mio corteggiatore, che viveva da solo in
una specie di baracca cementificata stretta fra le rotaie della
ferrovia e la tangenziale, una casina meticolosamente pulita,
tinteggiata di bianco, con un cesto di arance sul tavolo e un
enorme schermo davanti al letto. Avevamo guardato la finale
della Coppa d'Africa con i piedi intrecciati sotto le coperte,
mentre lui sbucciava le arance e mi porgeva gli spicchi uno a
uno. Prima che andassi via avevamo messo un disco, e danzando
ci eravamo baciati a lungo. E per, avevo pensato, anche
se lui era buonissimo dentro e fuori, non mi sarebbe venuta
voglia di rifarlo, e cos era stato.
In quel periodo Guru Dev mi provocava perch non mi
prendessi troppo sul serio, fra il lavoro e il governo: un attaccamento
vale l'altro e, se mi sentivo distaccata dagli uomini e
dalla passione, non significava di certo che la questione fosse
risolta. Anzi, eccomi completamente identificata con il ruolo
sociale, lo stipendio cospicuo, il potere. E cos la vita aveva
preso a sbeffeggiarmi e tirarmi per la manica.
Lo Strano aveva spedito un telegramma. Un telegramma al
tempo delle email, degli sms, della comunicazione perpetua,
che matto. Una voce automatica me lo aveva pur sempre letto
al telefono. Intimava: Corri subito qui. Stop. Fiume in pericolo.
Stop.
Avevo cercato di mettermi in contatto diretto con lui, ma
avevo fallito. Avevo cercato Fedra, che dei due era lievemente
pi normale, ma era chiss dove. Infine avevo chiamato il posto
pubblico del paese vicino alla Bolla, dove erano rimaste
venti anime, e le conoscevo tutte.
Chi ? aveva urlato dall'altra parte Binella, responsabile
del posto telefonico pubblico, che  ben sorda.
Mi dice lo Strano che il fiume  in pericolo avevo gridato
di rimando.
Chi ? aveva strillato Binella.
Sono della Bolla! strillavo io.
Se lo ha detto lui  vero aveva risposto Binella, e aveva
riappeso.
Binella gestiva il posto pubblico da quarant'anni, e costringeva
tutti nel raggio di molti chilometri a fare la fila davanti
all'uscio. Apriva quando le pareva, e concedeva borbottando
l'accesso a una cabina telefonica sbilenca piantata in mezzo al
campo sul retro. Intorno razzolavano le galline, e un gallo cattivo
inseguiva gli avventori. Solo in seguito a suppliche e minacce
Binella aveva rinunciato a due tacchini neri che si avventavano
su chiunque tranne lei, e beccavano i bambini
sulla testa. Binella non conosceva orari fissi n discrezione.
Alla fine di ogni conversazione nessuno scampava l'interrogatorio.
Voleva dettagli intimi, tipo: Tua madre si  poi fatta
togliere quel porro?, e anche:  vero che il marito della
tua prozia  morto senza testamento? Quando finalmente
erano stati inventati i cellulari, avevamo tirato un sospirone,
pensando che la tirannia della Binella fosse finita. Sbagliavamo.
Per prendere la linea si era costretti a salire sul monte
a piedi, perch la strada non era carrabile, e i proprietari
delle case sparse intendevano mantenerla tale. Mia madre,
per esempio, aveva chiarito a tempo debito che se avesse sorpreso
chiunque a gironzolare intorno alla Bolla avrebbe aizzato
i cani. Lo Strano aveva minacciato di sparare a vista. E ora
io, che avevo giurato alla mamma sul letto di morte che mai e
poi mai avremmo venduto la terra, fatto aggiustare la strada,
e che un giorno avrei indotto i miei figli a giurare lo stesso,
sapevo che non c'era altro modo per avere notizie certe se
non scarpinare fino a casa mia e da l al Merlo. Mentre mi facevo
largo fra i castagni e le gagge, imprecando e schivando
le trappole che lo Strano aveva piazzato ovunque, ufficialmente
per prendere lepri ma, in realt, per rendere il territorio
impraticabile ai cacciatori e ai raccoglitori di bacche forestieri,
avevo sentito distintamente venire dal fiume un rumore di
scavatrici e di autocarri.
Lo Strano mi aspettava seduto in mutande su un roccione
di mica scintillante, appena fuori dal folto.
Vogliono fare una centrale idroelettrica sull'Argentella,
una torta organizzata dai politici e dai nuovi proprietari dei
terreni del podere Palandrea. I vecchi Palandrea sono morti,
adesso ci sono gli eredi. Del posto se ne fregano. Vogliono i
soldi. Ci steccano quarantacinquemila euro aveva detto mentre
rancava nel campo le erbe amare per la zuppa.
Come ti  saltato in testa di costringermi a venire fin qui?
Potevi rispondere al telefono, deficiente lo avevo insultato.
Ora sbrighiamoci con la zuppa aveva risposto lui. Dobbiamo
scendere all'Argentella finch c' luce.
La novit clamorosa era che, per far fronte all'emergenza,
lo Strano si era procurato una moto. L'alimentava a olio di
colza e l'aveva modificata secondo un suo progetto originalissimo
affinch fosse in grado di percorrere i sentieri in salita e
in discesa. Non volevo salirci, manco morta, ma alla fine lo
avevo fatto. Era stata un'esperienza spaventosa. Giunti in
prossimit dell'Argentella, lo Strano aveva nascosto quell'arnese
infernale nel fosso e avvisato che, se solo avessi fiatato
avvicinandomi al greto del fiume, avrebbe - ahim - dovuto
uccidermi.
L'unica ragione per cui non scappavo a gambe levate alle
sue minacce di morte era che, al solito, stavamo giocando.
Con lo Strano e la Fedra avevamo gi affrontato il nemico in
passato, e avevamo vinto. Durante la nostra adolescenza, infatti,
un fotografo americano specializzato in wildlife aveva
chiss come scoperto la valle, il fiume incontaminato, le cascatelle,
il canyon di rocce arancio e azzurre, i falchi, i cespi di vimini,
le case rurali dalle finestre a feritoia. Aveva pubblicato un
servizio sul National Geographic con il titolo criminale L'ultimo
paradiso. L'estate successiva milanesi e tedeschi erano
arrivati con le jeep. Nei weekend campeggiavano sull'Argentella,
navigavano sui laghetti col canotto, organizzavano dei
barbecue, facevano lo scivolo sulle cascatelle. Si erano spinti
fino a montare un gruppo elettrogeno, sparavano musica a
palla, e gli animali terrorizzati risalivano la collina a frotte.
Aprivo le finestre della Bolla al risveglio e trovavo un capriolo
o due con gli occhi sbarrati nel prato del melo, dove mai si
erano spinti a memoria d'uomo. Cittadini vestiti da bovari e
tedeschi ustionati dal sole bussavano alle porte, domandavano
i prezzi dei poderi, offrivano soldi. La corruzione avanzava
a grandi passi. Si parlava di aprire un emporio di bibite e panini,
si diceva addirittura che Binella avesse venduto due barattoli
di miele di rododendro ai foresti. Al bivio fra la civilt e la
valle, molte decine di chilometri pi in basso, era comparso un
empio segnale stradale. Era il momento di passare all'azione.
La Fedra aveva preso la corriera fino alla prima farmacia e
comprato siringhe e anilina rossa. Lo Strano aveva mescolato
nel paiolo una schifezza fatta con gli escrementi delle capre,
delle galline e dei conigli, cui aveva aggiunto qualcosa di suo.
Nel corso di due notti di eroismo e sprezzo del pericolo avevamo
distribuito lungo le rive dell'Argentella cartacce, vetri,
chiodi, siringhe piene a met di anilina e stronzi fetenti, modellati
con gran cura dallo Strano. Avevamo dibattuto se passare
la notte del venerd versando detersivo nel fiume, ma non
trovavamo il coraggio. Ci eravamo per premurati di ostruire
con sassi e terriccio l'unica sorgente dove i foresti si abbeveravano
e di cui lodavano la purezza. La Fedra aveva studiato un
modo per avvelenarla, poi per avevamo rinunciato, nel timore
che morissero gli animali invece degli invasori.
La mattina del sabato successivo aspettavamo al varco i
foresti per spiarne le reazioni. In costume da bagno, occhiali
da sole e asciugamano, presidiavamo il laghetto della Scarpettina,
da sempre il nostro Eden privato, ora circondato da
buche affumicate dove i turisti cuocevano patate alla brace
credendosi Davy Crockett. La prima coppia di milanesi era
sbucata dai cespugli ma, vedendo le cacche e le siringhe, aveva
fatto marcia indietro. Appena erano scomparsi, lo Strano
aveva detto: Milanesi tutti appesi, si era infilato gli stivali di
gomma ed era corso verso il laghetto successivo, anche quello
debitamente cosparso di merde e aghi ipodermici. Da piccoli
avevamo fissato a un ramo una corda robusta, alla quale ci
appendevamo e dondolavamo fingendoci Tarzan. Lo Strano
l'aveva ritrovata e segata quasi completamente, cos se un
bambino nemico l'avesse provata sarebbe precipitato nei rovi.
Era tornato dalla perlustrazione trionfante per aver assistito
sia al disgusto degli invasori per le cacche, sia allo sfregio di
un bianco culetto usurpatore. Intanto io discorrevo con un
gruppetto di turisti affranti, raccontavo che il posto era frequentato
da anni dai tossicomani di citt che sporcavano e si
facevano dappertutto. Verso mezzogiorno, noi tre avevamo
battuto in ritirata, ma eravamo pronti a sorvegliare la Scarpettina
pure la domenica. Gi verso il tramonto lo Strano era
salito in cima a un albero con il binocolo per controllare la situazione,
e si era accorto che sul greto dell'Argentella brillava
un fuoco. Era passato dalla Bolla a reclutarmi in vista di un'ulteriore,
disperata azione di disturbo. Entrando trafelato in casa,
si era imbattuto nella tata che faceva la calza e lo aveva
minacciato con i ferri.
Che cosa state combinando di nascosto, voi tre? aveva
chiesto. I miei genitori erano in crociera, le sorelline erano
considerate imbelli, ancora inadatte alla lotta.
Giochiamo alla Resistenza aveva risposto lo Strano. Il
viso tondo e baffuto della tata si era allargato in un sorriso di
compiacimento, poich veniva da una famiglia fieramente
antifascista e non faceva che litigare di politica con mia nonna
monarchica.
Bravi aveva detto, trascurando che fossimo forse un po'
troppo cresciuti per giocare, e aveva permesso allo Strano di
pucciare un tozzo di pane nella pentola in cucina. Vedendoci
andar via in tenuta da combattimento, era stata colta da un
dubbio, e aveva buttato l: Ma perch quest'anno non andate
mai a ballare? Vi  sempre piaciuto tanto.
Durante la notte, appostati nel boschetto, avevamo ululato
come lupi all'indirizzo delle tende piantate sull'Argentella,
grufolato come cinghiali ed emesso anche un suono sinistro
che, a detta della Fedra, era tipico delle banshees, spaventosi
fantasmi scozzesi che infestano i fiumi e annunciano la morte.
In definitiva, per, ci che pi aveva contribuito al successo
dell'azione era stata la previdente idea dello Strano di portare
con s una sparachiodi, e di forare tutte le ruote delle jeep. Sul
finire della domenica la zona era percorsa a piedi da forestieri
disperati e assetati che cercavano un gommista inesistente.
L'anno dopo l'Argentella si era difesa da s. Ai primi di luglio,
quando gli accampamenti erano ricomparsi sul greto, aveva
pensato bene di prodursi in una piena devastante, che aveva travolto
i campeggiatori e tutti i loro beni. Purtroppo nessun
morto aveva commentato mestamente lo Strano, dopo aver
ascoltato le notizie alla radio.
E ora, oltre trent'anni dopo, eravamo di nuovo nascosti
dietro i cespugli, e si annunciava la catastrofe finale. Ruspe,
escavatori, ingegneri: l'Argentella era allo stremo. Lo Strano
pensava che dovessimo passare alle armi. Gli avevo detto: Sei
impazzito? Dobbiamo usare il cervello. Parlare con i giornalisti,
con gli ambientalisti, con i sindaci dei paesi qui intorno. Ci
sar certamente un cavillo legale cui appigliarsi e fermare
questo disastro.
Era toccato a me riprendere la strada della citt per piantare
una grana difficile da ignorare. Alla fine avevo scovato fra gli
amici dei miei figli due giovani geologi. Costoro, in cambio della
promessa favolosa e rara di essere ospitati alla Bolla la settimana
di Ferragosto, avevano fatto i rilievi e dimostrato come la
centrale idroelettrica fosse pericolosa per l'ambiente, la natura,
il fiume, gli animali selvatici. Dopo un combattimento a colpi di
carte bollate e interpellanze in ogni organismo rappresentativo,
la zona era stata inclusa in un parco naturale.
Brava mi aveva rinfacciato lo Strano, adesso, con tutto
questo bailamme sui giornali, la gente sa che questo posto
esiste. Addio, pace. Addio, monti e sorgenti.
Con la Fedra avevamo riconosciuto che il rischio c'era.
Casomai aveva detto la Fedra per dargli un'ultima speranza,
ricominciamo con le cacche.
Lo Strano aveva ciondolato la testa, appoggiato il mento
sullo sterno, chiuso gli occhi per non piangere. Avevo tentato
con la saggezza dell'Oriente e, posando un braccio sulla spalla
di Fedra e uno su quello dello Strano, avevo detto: Sapete
come recita la sutra del loto? Tutto  mutevole, niente  costante.
 una legge universale. Le cose cambiano, a volte bisogna
scegliere il male minore. Sopporteremo i turisti all'Argentella
durante i weekend. Oppure, ho visto che in solaio, su
alla Bolla, abbiamo sempre la sparachiodi.
 
CAPITOLO 20.
SCARPE TACCO DODICI.

E poi, quando avevo oltrepassato da un po' i cinquant'anni
e ricominciato a lavorare e praticare a pieno ritmo, mentre mi
infliggevo venticinque minuti di camminata veloce nel parco
davanti alla casa di Roma nel tentativo di rendere pi efficiente
il metabolismo e pi sottili le cosce, aveva suonato il telefono
- lo fissavo a un braccio con un apposito elastico comprato
in un negozio di fanatici del fitness -, e per rispondere ero
quasi caduta in una vasca dove vivono pesci rossi colossali.
Dall'altra parte c'era Apriliano: Mi raggiungi a Londra per il
weekend?
Ecco, pure Londra. A Londra non ero pi tornata dai tempi
in cui ci avevo vissuto con Brenno e tutti gli altri, quando avevo
appena diciannove anni ed era cominciato tutto. A ben
pensarci, pure Londra avrebbe avuto bisogno di una bella sistemata
e tuttavia, be', non potevo. Avrei voluto, perch Apriliano
era via da mesi per lavoro, e mi mancava, ma si trattava
di un desiderio impossibile.
Cazzate aveva detto Apriliano. Ho comprato il biglietto.
Ti ho mandato un'email per avvisarti, non l'hai letta?
L'ho vista ma non l'ho aperta. Sapevo che ci avrei trovato
qualche tentazione irresistibile o una distrazione nociva per
me e per le sorti di questo paese.
Parti venerd aveva chiarito Apriliano, e torni luned.
Weekend
canonico. Viene una tuttofare a prenderti a Heathrow.
Ha i capelli rasta, non puoi sbagliare.
Clic.
Avevo cercato di richiamarlo per rifiutare, ma il telefono
era staccato. Gli avevo scritto un'email, spedito Whatsapp e
messaggi privati su Twitter, ma lui non si era mai pi manifestato.
Cos ero partita.
La tuttofare era una figura tipica della vita erotica di Apriliano:
ne avevo gi viste parecchie, tutte sedotte e abbandonate.
Con queste ragazze, che il suo ufficio assumeva pro
tempore per guidare la macchina, fare commissioni, risolvere
problemi pratici, andare a comprare erba e liquori, lui fingeva di
essere sposato, quindi era libero di innamorarsi di loro e poi
di lasciarle piangendo e adducendo il senso del dovere, l'unit
della famiglia italiana, i figli in tenera et. Quella che si era
presentata a Heathrow a prelevarmi era davvero pettinata da
rastafariana, e vivacissima, forse l'avevano immersa nella paprika
da bambina. Manovrava la Land Rover nel traffico come
un motorino, e in tempi record mi aveva depositato a Swiss
Cottage, davanti a un edificio edoardiano rosso sangue munito
di bow-windows. Avevo issato per le scale la valigia, suonato
il campanello e mi aveva aperto una fotomodella bionda e
pallida, in tacchi alti e sottoveste. Voleva sapere chi diavolo
fossi, e viceversa.
I'm Apriliano's fiance aveva strascicato. Oh no, non di
nuovo un'altra fidanzata di cui non so nulla. Poi per avevo
rammentato che Apriliano non aveva mai avuto una fidanzata
ufficiale in vita sua, doveva esserci una spiegazione.
Ero appena riuscita a entrare e riconoscere il tipico allestimento
dei pied--terre di Apriliano - schermo gigante, divani,
pile di dvd, castelli di libri, torri di casse per la musica,
bottiglie di Southern Comfort - quando avevo sentito un tramestio
e lui era entrato con un'espressione radiosa sul viso.
Senza dare spiegazione alcuna si era impossessato del mio
trolley e mi aveva bisbigliato all'orecchio: Vieni via, andiamo
in un albergo. Avevamo preso il taxi. Tacevo e ricascavo in
un solco mentale consueto e vittimista, rimuginavo, uomini,
tutti uguali, mascalzoni. Lui telefonava a una segretaria che a
sua volta chiamava al Marriott, al Ritz, al Mandarin Oriental e
fissava, infine, il Corinthia, dopo essersi assicurata che mi piacesse
lo stile vittoriano.
Scusa avevo chiesto quando finalmente eravamo in un salottino
con vista su Trafalgar Square, su poltroncine a righe dai
piedini intagliati, ma chi era la tipa nel tuo appartamento?
Il magnifico Apriliano aveva spalancato i dolci occhi neri, e
assunto l'espressione afflitta di un cucciolo abbandonato sull'autostrada.
Non avevo controllato l'orario del tuo volo e
credevo saresti arrivata pi tardi si era giustificato.
Mi ha detto di essere la tua fiance. Dubito che lo sar
ancora, se non la richiami subito.
Apriliano mi aveva ignorata. Non vorrei disgustarti aveva
detto, per non ricordo come si chiama. Qualcosa tipo
Edith o Mary, forse Sybil.
Apriliano, questi sono i nomi delle tre figlie di Lord Grantham
in Downtown Abbey.
Ah, ecco aveva risposto lui, giocherellando con dei fiori
in un vaso. Quello sceneggiato in costume fichissimo sulla
nobilt edoardiana, vero? Ti sistema l'accento quando passi
per lavoro dagli Stati Uniti a qui. A Londra nessuno ti tiene in
considerazione mentre tratti un affare se non sei capace di
emettere i suoni giusti. Su consiglio di un collega ne ho viste
tre puntate in aereo, non ci ho capito niente. Mi racconti tutta
la storia?
Mi veniva da ridere, preferivo farmi un bagno.
Ho un'idolatria per le vasche da bagno a due piazze degli
alberghi di lusso, con l'idromassaggio, la schiuma profumata,
le luci soffuse, la musica, gli asciugamani di spugna alti
venti centimetri. La vasca del Corinthia era di mosaico e offriva
pure uno schermo in posizione strategica. Lo avevo appena
sintonizzato sul canale di cucina dove Nigella preparava
brownies leccandosi le dita, quando Apriliano aveva fatto
il suo ingresso insieme a lamponi in ghiaccio e champagne
nel cestello.
Si era spogliato nudo, si era infilato nell'acqua calda e aveva
spiegato: Non  la mia fidanzata, ma non so come dirglielo.
Lo sai quanto  difficile, per me, spezzare il cuore alle donne.
Adesso, piuttosto, scegli che cosa vuoi fare in questi giorni.
Depravazione sessuale con me, ricordi del passato, droga,
rock'n'roll?
Il mio dramma, in fin dei conti, era questo: quando sto
con Apriliano e lui, in estrema confidenza, mi racconta la sua
vita, capisco alla perfezione il punto di vista maschile, mi
rendo conto dell'impossibilit di un uomo di essere fedele, e
del fatto che secondo i maschi il sesso con l'amore c'entra
poco o nulla, e raramente coincide. Una donna matura e saggia,
dunque, dovrebbe saperlo, e lasciar perdere. Ma quando
sono nei miei propri panni, invece, questa consapevolezza
sparisce per lasciare il posto a una desolazione irrimediabile
e a un rancore senza fondo. E volendo essere sincera con me
stessa, dovevo ammettere che proprio per una forma di questo
rancore, per la diffidenza dovuta all'incontro con Edith/
Mary/Sybil, allontanavo a spruzzi e manciate di schiuma
Apriliano che proponeva di ordinare anche caviale o uova di
salmone per quando, usciti dalla vasca, fossimo stati asciutti.
Stavo seriamente considerando l'ipotesi di perdonare gli uomini
una volta per sempre, di abbandonare definitivamente
il personaggio della vittima e gustarmi le cose cos come
vengono, quando un figlio si era frapposto fra me e un definitivo
traguardo interiore: mi aveva chiamata per dirmi di
tornare subito a Roma perch suo fratello si era preso una
brutta polmonite.
Mio figlio aveva la febbre alta e, sospettando che forse avrei
fatto meglio a portarlo all'ospedale, avevo telefonato a Guru
Dev per un consiglio. Lui, invece di dirmi come al solito che
sono troppo agitata e devo rilassarmi, aveva annunciato: Fra
un'ora sono l. Siccome non era mai venuto a casa mia, mi
ero emozionata moltissimo e avevo trascorso quell'ora gettando
oggetti in fondo agli armadi, accendendo incensi e
spruzzando acqua di Lourdes - ne possiedo una tanica intera,
incredibile quanto sia utile in alcune circostanze - nelle
stanze, in un vano tentativo di purificazione di tutti gli attaccamenti
reali e immaginari.
Guru Dev aveva fatto sdraiare il ragazzo febbricitante, si
era seduto vicino a lui, gli aveva appoggiato una mano sul
polso, aveva chiuso gli occhi.
Dopo oltre un'ora era tornato in soggiorno e aveva detto:
Domani portalo in ospedale. Ora sta meglio e dorme, non si
sveglier finch non rientri. Mi aveva quindi caricata in macchina
e aveva guidato a velocit supersonica fino a piazza del
Popolo, dove aveva parcheggiato senza che nessuno, fra le
decine di vigili che sorvegliano l'isola pedonale, osasse nemmeno
aggrottare la fronte. Rapido come se calzasse gli stivali
delle sette leghe, aveva raggiunto piazza di Spagna, era entrato
in un negozio di scarpe fatte a mano. Le commesse gli scodinzolavano
intorno mentre passava in rassegna pregiate calzature
femminili. Ne aveva infine indicato un paio di camoscio
marrone foderate di capretto rosso con un tacco di dodici centimetri.
Voleva che me le misurassi. Passeggiavo avanti e indietro
sul pavimento di legno bianco, e mi pavoneggiavo davanti
agli specchi a tre luci.
Devi metterle tutti i giorni aveva spiegato Guru Dev. Poi
aveva pagato un conto enorme. Lo Zio, non potendo guarire
mio figlio dalla polmonite, aveva curato me. Ma come avrei
potuto indossare un paio di scarpe tacco dodici tutti i giorni?
Salire e scendere dalla metropolitana, percorrere i lunghi corridoi
dei palazzi, passare di corsa al supermercato a fare la
spesa? Guru Dev, intanto, si dirigeva misteriosamente verso
un posteggio di taxi e faceva segno a un autista di aspettarlo.
Te divertiste a Londra, con Apriliano? aveva domandato.
Gli avevo fatto un breve riassunto e concluso: Capisci,
non sono sicura che lui mi ami. E allora preferisco lasciare le
cose come stanno.
Guru Dev aveva riso moltissimo: Ma bonita! Tu puedes
preguntarte se tu marito te ama, ma como puedes chiedertelo
por el amante? L'amante te ama, porque no es obbligado de
amarte.
Era salito sul taxi ed era filato via in un battibaleno. Da allora
indosso ogni giorno le bellissime scarpe fatte a mano, appena
dopo la meditazione. Le tengo mentre preparo la colazione,
mentre mi trucco e mi vesto. Poi le rimetto al loro posto
nella scatola, mi infilo le sneaker e prendo la metropolitana.
 
CAPITOLO 21.
UNA BROCCA  UNA BROCCA  UNA BROCCA.

Una domenica di buonora avvisto su un banco di Porta
Portese, il gigantesco mercato domenicale di Roma, una brocca
in ceramica di Mondov.  a strisce orizzontali di un inimitabile
color latte e di un azzurro gelido come il cielo di montagna,
ed esibisce la caratteristica sproporzione scherzosa fra
manico e recipiente panciuto. L'autentica ceramica di Mondov
ha un notevole valore, dunque la esamino con circospezione,
la rigiro, controllo il marchio, alla fine mi faccio coraggio
e chiedo il prezzo. Un prezzo cos ridicolo che lo pago
subito, poi scappo via come avessi commesso un furto, la
brocca fasciata in un pezzo di giornale. Quando la lavo, per,
un pezzo si stacca. Era stato incollato male, provvisoriamente,
dal venditore, il quale sapeva bene che la ceramica antica
sbeccata vale nulla. La bellezza dell'oggetto resta tale che cerco
qualcuno capace di restaurarlo, trovo infine una signora
specializzata in questo tipo di guasti. Il laboratorio  in uno
scuro palazzo papalino, la bottega  piena di ragnatele, la restauratrice
 anziana, di poche parole. Mentre rimira la brocca,
gli occhiali le scivolano gi per il naso, li rimette a posto
con un dito.
Ceramica di Mondov dei primi dell'Ottocento sentenzia.
Magnifica. Molto rara, anche. Torni fra dieci giorni.
Questo ritrovamento miracoloso sembra celebrare il mio
ritorno a Roma dopo l'anno trascorso a curare Brenno e a fare
la vittima. Mi sento la degna erede di una genealogia di compratrici
spietate. Mia madre riconosceva un bel mobile o un
oggetto di pregio a cento metri di distanza. Prendeva una
stoffa fra le dita e ne sentiva la composizione. Portava noi
bambine ai mercati, al bric--brac, negli stambugi dei robivecchi,
alle aste e alle fiere di paese, dagli straccivendoli e dagli
antiquari. Osservava a lungo la merce, assorta in una concentrazione
ai limiti della trance, poi d'un tratto estraeva
qualcosa dal mucchio e domandava il prezzo quasi con disgusto.
Grazie a questo metodo, negli anni, aveva riempito la casa
di vere meraviglie. Noi ci stufavamo, ma la mamma non
smetteva di parlare: Questa  pura lana, potete capirlo dall'odore,
e sentite com' sottile questo lino, viene dall'Irlanda. Il
ricamo di quella camicia da notte  grazioso ma fatto a macchina,
la lasciamo dov'. Questa collana  d'oro basso, il mercante
non se n' accorto, la compriamo. Se cercano di spacciarvi
per vera una perla falsa, accostatela alla vena che pulsa
nel collo, vi accorgerete che le perle di mare sono vive, e il
sangue le riscalda. Girava i tappeti a rovescio, per valutarne
la trama, e spiegava: I tappeti si lasciano sul pavimento estate
e inverno, e in nessun caso ai nostri cani s'impedisce di
dormirci sopra, cos resteranno entrambi lucidi. Io sbuffavo,
non ascoltavo, eppure alla fine ho imparato tutto.
Quando verso i venticinque anni mi ero trasferita da Genova
a Roma, frequentavo Porta Portese all'alba, perch a
quell'ora si trovano i pezzi migliori. In inverno i proprietari
dei banchetti, impietositi dal mio eterno rabbrividire come dai
miei mezzi guanti - servono i polpastrelli scoperti, per tastare
i tessuti - mi offrivano caff corretto con la grappa. Alla sezione
degli abiti usati trovavo da vestirmi grazie alle lezioni di
mia madre e allo stile spregiudicato imparato dalle squillo
londinesi. Tutte le amiche erano ancora punk, io portavo fieramente
un cappotto di cachemire color banana, vestiti di
seta a pois degli anni Cinquanta con la sottoveste, gonne a
tubo, antiquati pantaloni da sci con la staffa, fasce di velluto
nei capelli.
Con le mie sorelle condivido ancora questo divertimento:
organizziamo spedizioni ai mercati, ci consigliamo l'una con
l'altra, mercanteggiamo, non torniamo mai a mani vuote. Anche
la pesca fortunata dell'autentica brocca di Mondov era
stata commentata. Tutte e tre aspettavamo l'esito del restauro,
assaporando in anticipo un nuovo succoso dibattito sulla
migliore collocazione possibile. Dopo dieci giorni in cui avevo
pensato sempre alla brocca come fosse un amore partito soldato,
mi ero ripresentata dalla restauratrice, che me l'aveva
riconsegnata chiedendomi una cifra esorbitante.
Siccome la crepa ancora si vedeva e la brocca era ancora
rotta, ero rimasta male.
La signora aveva sbuffato con insofferenza, poi aveva detto:
La rottura fa parte della storia dell'oggetto. Proprio il
tempo che  trascorso fino a oggi, dal momento in cui l'artista
l'ha modellata, cotta e dipinta, l'ha resa cos preziosa. Certo, 
rotta, ma  un dato di fatto che non pu essere cambiato. Per
porter ancora a termine il compito per cui  stata pensata,
che non  certo soddisfare la vanit umana, o essere battuta
all'asta da Christie's. Mi dia ascolto, la usi. La riempia di vino,
di acqua, di fiori.
Appoggio dunque la brocca sul mandir dove tengo le immagini
sacre, le foto dei genitori e dei figli, e dove ogni giorno
accendo il miglior incenso e le candele di cera d'api. Per un
anno intero la riempio di fresie, i fiori preferiti di mio padre,
degli anemoni che piacevano a mia madre, e di peonie, perch
le amo io. Per la brocca rotta di Mondov colgo le prime
rose del terrazzo, le calle infarinate di polline, le ortensie violette.
E, a un certo punto, desidero regalarla a Guru Dev, siccome
non ho nulla di pi intimo e caro da dargli.
Da qualche tempo lui ha lasciato l'appartamento dove insegnava
quando l'ho conosciuto. Ora riceve in un nuovo centro
di yoga che si affaccia su una grande piazza vicino al Tevere,
al terzo piano di un edificio cos ben conservato che
l'ascensore  ancora di legno e ferro battuto cigolante, proprio
come quelli genovesi. Ho avvolto la brocca in strati e strati di
carta velina, e poi anche in un maglioncino, per sicurezza. Come
al solito sono in ritardo, ma tutto e tutti mi trattengono.
Apriliano telefona per proporre una partenza improvvisa e
sventata alla volta di Lucca, dove si esibisce uno dei nostri
idoli musicali. Per strada incontro Prune carica di verdura, che
vuole decidere subito se sia il caso o meno di ordinare insieme
una cassetta da cinquanta manghi siciliani.
Finalmente salgo sulla metropolitana con il mio fagotto, e
subito torno felice perch ho ricordato gli auricolari e quindi
posso ascoltare un'intera serie di sonate di Brahms. Attraverso
il fraseggiare brioso del clarinetto, gli altri viaggiatori sembrano
pesci che si muovono festosi lungo i vagoni e sulle banchine.
Sono contenta anche per stupidi motivi, per esempio
ho trovato una parrucchiera di quartiere che mette in piega i
capelli con i bigodini a un decimo del prezzo corrente, e ora
sono circonfusa di riccioli composti e morbide onde. Nel vagone-
acquario c' un bell'africano con un sabador colorato
che mi guarda fingendo di non guardarmi, e sono contenta
dei nuovi sandali comodi di pelle gialla e perch, quando
emergo dal sotterraneo, le nuvole sventolano come tendine.
Ho meditato ogni mattina mentre lo Zio era oltreoceano, e mi
sento sgombra e sensibile. Ora che ho studenti di meditazione
e di yoga, mi rammarico di non aver tenuto in maggior
considerazione le pene del mio insegnante. Adesso lo capisco
davvero, quando dice che dare lezione  un po' come osservare
una scatola piena di rane: qualcuna salta, e qualche altra
resta l, senza saper bene che fare. In questo stato d'animo
sorrido a tutti i passanti, se incrocio uno sguardo arrabbiato, o
degli occhi tristi, allora sorrido di pi, con intenzione.
Penso che trover Guru Dev da solo, anticipo la gioia di
rincontrarlo. Ultimamente era cos stanco che tutti l'hanno
pregato di prendersi un po' di riposo, di non insegnare ogni
giorno, di non dare appuntamento a decine di pazienti - non
bisogna dimenticare che Guru Dev  un grande guaritore, e la
gente viene a vederlo da ogni dove. Mi sono anche comportata
malissimo, arrogandomi perfino il diritto di chiedergli, a
mia volta, di dedicare a se stesso un po' di cautela.
Perch ricevi tutti, perch insegni fino a essere sfinito?
ho chiesto.
Guru Dev ha voltato la faccia dall'altra parte, ha sospeso
fra noi un lungo silenzio. Infine mi ha guardata dritta negli
occhi, poi ha sussurrato con la sua voce pi fioca: Per te.
Per me, per tutti. Guru Dev  di tutti.
Busso alla porta di legno scuro, e lui viene ad aprire. Grande
e splendente, mi sorride, eppure sembra un po' incerto. Per
darmi un contegno vado dritta in cucina a preparare un t e,
quando l'acqua sta per bollire, sento suonare il campanello
dell'ingresso. Sulla soglia c' una donna giovane, appoggiata a
un bastone, un'espressione di terribile dolore impresso sul viso.
Cerco Guru Dev dice. Vorrei spiegare che il maestro insegner
soltanto fra due ore, ma mi volto e lo vedo in piedi,
una mano appoggiata sulla porta della stanza che  riservata
a lui. La Dea mi perdoni se sbaglio, penso, ma Guru Dev ha
proprio un'espressione furtiva, e anche un po' colpevole.
Aveva assicurato a tutti che avrebbe preso una pausa, aveva
mosso le mani con impazienza alle nostre suppliche, come
per scacciarci e giurare che ci avrebbe ascoltati. Di fatto, e di
nascosto dai suoi seccatori, aveva continuato a ricevere tutte
le persone che gli chiedevano aiuto.
Mi dispongo ad aspettarlo, la brocca fra le braccia. Quando
infine viene il mio turno, Guru Dev ammira il dono e lo ricambia
con una storia sufi, quella dell'uomo senza biografia.
Mojud viveva in una citt dove occupava un posto di piccolo
funzionario, e aveva tutte le probabilit di finire i suoi giorni
come ispettore dei pesi e delle misure. Un giorno, mentre
passeggiava nei giardini vicino a casa sua, Khidr, la misteriosa
guida dei sufi, gli apparve avvolto in un manto verde scintillante
e gli disse: Uomo dal brillante avvenire! Lascia il tuo
lavoro. Ti do appuntamento fra tre giorni in riva al fiume.
Poi scomparve.
Mojud and dal suo superiore e gli annunci che doveva partire.
Presto la notizia si sparse in tutta la citt. Tutti dicevano:
Povero Mojud!  diventato matto. Tuttavia, dato che c'erano
molti candidati al suo posto, finirono ben presto per dimenticarsi
di lui.
Il giorno stabilito, Mojud incontr Khidr, che gli disse: Strappati
i vestiti e buttati nel fiume. Forse qualcuno ti salver.
Mojud ubbid.
Dato che sapeva nuotare, non anneg, ma and alla deriva
per un po' di tempo, prima di essere tratto in salvo da un
pescatore. Mentre questi lo issava sulla sua barca, gli grid:
Uomo insensato! La corrente  molto forte da queste parti.
Che diavolo stavi cercando di fare?
In verit, non lo so rispose Mojud.
Sei pazzo! disse il pescatore, ti ospiter nella mia capanna
in riva al fiume e poi vedremo che si pu fare per te.
Quando si rese conto che Mojud era raffinato nel parlare, si
fece insegnare a leggere e a scrivere. In cambio, il pescatore
provvide al suo sostentamento, e lui lo aiut nel suo lavoro.
Alcuni mesi dopo, Khidr apparve ai piedi del letto di Mojud,
e gli disse: Ora alzati e lascia questo pescatore. Non ti mancher
nulla.
Mojud lasci la capanna vestito da pescatore e cammin senza
meta, finch non giunse a una strada maestra. Allo spuntar
dell'alba vide un contadino sul dorso di un asino che andava
al mercato. Cerchi lavoro? gli chiese il contadino. Io
ho bisogno di un uomo che mi aiuti.
Mojud lo segu. Lavor per il contadino quasi due anni, impar
molto sull'agricoltura. Un pomeriggio, mentre stava
confezionando delle balle di lana, Khidr gli apparve di nuovo:
Lascia questo lavoro, cammina fino alla citt di Mossul e
stabilisciti l come mercante di pelli.
Mojud ubbid. A Mossul divenne presto un apprezzato mercante
di pelli, e passarono tre anni. Aveva messo da parte una
considerevole somma di denaro e progettava di comprare
una casa, quando Khidr gli apparve ancora dicendo: Dammi
il tuo denaro, lascia questa citt e incamminati verso Samarcanda,
dove lavorerai per un droghiere.
Mojud lo fece. Poco tempo dopo cominci a manifestare inconfondibili
segni di illuminazione. Guariva i malati e si prodigava
in cure e in consigli, sia al negozio sia durante il tempo
libero. La sua conoscenza dei misteri aumentava di giorno in
giorno. Andavano a trovarlo dignitari, filosofi, saggi, e gli
chiedevano: Con chi hai studiato?
 difficile dirlo rispondeva Mojud.
I suoi discepoli domandavano: Come hai iniziato la tua
carriera?
Come semplice funzionario.
E hai abbandonato il tuo lavoro per dedicarti all'automortificazione?

No, ho semplicemente abbandonato il mio lavoro.
Alcuni lo avvicinavano perch volevano scrivere la sua biografia.
Che hai fatto nella vita? gli chiedevano.
Mi sono buttato in un fiume, sono diventato pescatore, poi
ho lasciato la mia capanna nel bel mezzo di una notte. Dopodich
sono diventato contadino. Mentre stavo facendo delle
balle di lana ho cambiato i miei programmi e sono partito per
Mossul, dove sono diventato un mercante di pelli. Ho messo
da parte dei soldi che poi ho dato via. Poi sono andato a piedi
a Samarcanda, dove sono entrato a servizio di un droghiere,
dal quale mi trovo tuttora.
Ma questo non spiega le tue doti n la tua condotta esemplare
 dicevano gli aspiranti biografi.
 vero rispondeva allora Mojud.
Quante volte ho chiesto a Guru Dev di raccontarmi la sua
vita, ricevendo in cambio risposte che sembrano domande. So
che sua madre era molto legata alla tradizione messicana antica,
e che suo padre era un eminente fisico. Da ragazzino ha
vissuto nella giungla, con un maestro che gli ha insegnato i
segreti delle erbe e a contemplare. Ha imparato cos che la
realt  molto pi grande di quella che si vede. Ha fatto il Sessantotto
a Citt del Messico,  scampato alla strage di piazza
delle Tre Culture. E quando ha incontrato Yogi Bhajan Singh,
ha desiderato pi di ogni altra cosa imparare da lui tutto ci
che sapeva, e allora ha cominciato a ubbidirgli. Ha studiato
con lui per dieci anni, finch Yogi Bhajan gli ha chiesto di trasferirsi
in Italia con la moglie e due bambini piccoli.
Io sono un muchacho mexicano, me gusta el Mexico ha
raccontato Guru Dev ai suoi studenti, ma il mio maestro disse
che chi conquista Roma conquista todo el mundo. E quindi
sono venuto a insegnare qui.
Vorrei sapere molto, molto di pi, per nulla tedia Guru
Dev quanto parlare di se stesso. Una volta l'ho sentito chiacchierare
con mio figlio ancora bambino, e cominciare cos: A
quei tempi pescavo tonni nel golfo della California... In
un'altra circostanza aveva raccontato addirittura di essere stato
un macellaio. Chi , dunque, Guru Dev? Studio con lui da
tantissimo tempo, ma a ben vedere sono sicura di una sola
cosa, e cio che mette ogni cura nel non prendere mai una
forma definita. Lui fluisce con la realt, senza opporre resistenza,
senza reagire.
Ora mi guarda e ne butta l un'altra delle sue: Como es
strano che tutta la gente observa la vita linearmente, como si
est viviendo adesso per arrivare a qualcos'altro. No capiscon
che se basano su el drama, ma quando un drama finisce subito
ne comincia un altro. Yo credo che se aspettano un compenso.
Ma il compenso non c'. Stanno tutti aspettando il
compenso per qualcosa che no existe, e esta aspectativa li fa
schiavi. Es loco.
Poi, con improvvisa curiosit, chiede: Che cosa ne  stato
de tu novio?
Quale fidanzato domando.
Ma s, quello col nome de quel barbaro che prese Roma
ma venne sumiso da le oche de el Campidoglio.
Ah, vuoi dire Brenno? Non l'ho pi visto. Per ho sentito
dire che ha comprato una casa per la Farfalla, e ci vive con lei.
Evidentemente era vero amore.
Guru Dev sghignazza: Fanno tutti cos. Quando la virilit
declina, se sposano! Pobreciti.
Infine commenta: Que bonito, eh? Tanta intesidad, tanta
intesidad, e poi pi niente. Nada!
E a quelle parole, un ultimo granello di delusione, cos piccolo
che non sapevo neppure che ci fosse, si libera e si muta
in ilarit.
Cosa posso fare per te, Guru Dev? chiedo con tutto il
mio amore, prima di congedarmi.
Nada. Niente. Essere felice.

 LA LISTA DEI QUARANTA, LA LISTA DEI SESSANTA.

La mia amica Vale e io siamo sedute al fresco sulla terrazza
della mia casa di Roma che, in trent'anni di cure e di trascuratezze
a fasi alterne,  diventata una piccola foresta. Un tempo
c'era un lampione che spuntava fra la vite americana del pergolato,
ma adesso si  rotto e stiamo al buio, oppure usiamo le
candele. Gli zampironi fumano, il bassotto dorme ai miei piedi,
pure la bambina di Vale si  addormentata su una sdraio. Beviamo
t con foglioline di menta.
Ho conosciuto un americano simpaticissimo che sostiene
la seguente tesi, basata sulla legge dell'attrazione dico a Vale.
In sostanza devi fare una lista, la pi precisa possibile, delle
caratteristiche fisiche, psicologiche ed emotive dell'uomo
che vorresti. Devi farla una volta per tutte e non cambiarla.
Non funziona se tutti i giorni vai l e aggiungi o togli una riga,
capito?
S dice Vale, e una volta che ho scritto la lista?
Quando  pronta la mandi all'universo.
E come?
Fai una richiesta ferma e decisa all'universo, ogni mattina.
Prima o poi l'universo ascolta, e recapita.
Vuoi dire che l'universo crea l'uomo dei miei sogni apposta
per me? Vale ride.
Come sia organizzato l'universo per questo tipo di consegne
non so. Per tu devi comportarti come se questo uomo
perfetto fosse gi qui con te, devi essere contentissima. Se
dentro di te ti lagni, pensi: Ahim, il mio principe non esiste,
allora confondi l'universo e vai avanti con i maschi pieni di
difetti.
Facciamo la lista dice Vale. Hai due fogli e due penne?
Suonano alla porta,  Melissa. Le raccontiamo tutto. Melissa
 pi giovane di tutte noi ma  nata gi saggia, identica
alla Papessa dei tarocchi che tutto sa.
Poi Vale scrive la sua lista.
Lista di Vale:
Un uomo vorrei che non mi lasci mai
Che mi scopi benissimo
Che non sia geloso o non lo dica troppo se non scherzando
Che sia leale, non necessariamente fedele
Che scriva e legga bene
Che abbia una sua visione del mondo, non troppo distante
dalla mia
Che non viva per me ma per s
Che creda nei miracoli
Che sappia raccontare favole e cantare la ninnananna
Che sia veloce in tutto (tranne che in una cosa)
Che lavori con passione
Che lavori per godersi le sue passioni
(ben accetti sport estremi, free climbing, navigazione d'altura,
e poi poesia, rock, politica in forma non fanatica, esplorazioni,
viaggi, missioni umanitarie, teatro).
Melissa dice: Stavo pensando che sarebbe bellissimo se
ogni donna facesse un elenco come questo, poi lo leggiamo
una dopo l'altra a voce alta. Sai che grande performance verrebbe
fuori?
Ma ho dimenticato una caratteristica importantissima!
grida Vale, riprendendo in mano la penna prima che sia troppo
tardi, e l'universo riceva indicazioni incomplete. Deve saper
ballare. Chiunque sia, comunque ce lo recapiti l'universo,
se non sa ballare non possiamo accettarlo.
Aggiungiamo che deve saper ballare dico. Intanto al resto
possiamo pensarci da sole. Sapete, ho abbandonato l'idea
di sistemarmi.
Adesso smettila di fare quella senza illusioni dice Vale.
Fai la tua lista.
Questa mania di accasare prima o poi le donne stupide in
amore  terribilmente vittoriana. Una ragazza libera non vuole
accasarsi bene. La disfunzionalit  una scelta. Significa
non solo accettare la propria natura senza giudicarla, senza
resistere, ma anche: stateci alla larga, rompicoglioni e perbenisti
 dico io.
Scrivi la tua lista mi intima la bambina di Vale, che in
realt non dormiva, ha ascoltato tutto e si solleva spettinata
dalla sedia a sdraio. Il bassotto, autoproclamato scudiero di
questa piccola dea, si srotola in tutta la sua lunghezza e si
mette in attesa accanto a lei.
Lista di Paola:
Saper accendere la stufa
Coltivare un pezzetto d'orto
Guidare lui la macchina
Saper riparare una sedia con la colla e i morsetti
Avere i muscoli
Saper ballare
Conoscere la musica
Amare i cani
Amare il calcio (tranne Lazio, Juve, Napoli)
Amare quello che cucino senza farci troppo caso
Lavarsi
Essere allegro
Essere mite
Restare sobrio.
Ora dice la bambina, solenne, mandiamo all'universo.
Si alza in piedi e ci fissa, in attesa.
Gi sappiamo che non possiamo convincerla a lasciar perdere.
Questa bambina un giorno d'estate, in piscina, alle otto
di sera, quando le dicemmo: Andiamo, chiudono la piscina,
ci rispose: Voglio vedere che mettono il coperchio.
Cos Melissa prende le nostre due liste, le accartoccia e le
mette su un piattino. Poi d fuoco. Le fiamme scintillano un
attimo, si alza un filo di fumo.
La bambina batte le mani: Ecco, il fumo porta i desideri
all'universo!
La lista funzioner lo stesso, anche incenerita? mi bisbiglia
Vale in un orecchio.
Non ne ho la minima idea, ho cominciato questa storia
delle liste per scherzo e ci ha preso la mano le rispondo.
Forse potresti chiedere a Guru Dev dice Vale, esageratissima.
Guru Dev  tornato in Messico dico io, mezza offesa
all'idea che gli si chiedano sciocchezze.
Melissa e Vale sono sgomente. Ma come tornato in Messico?
E adesso?
Adesso niente, nada. Possiamo badare da sole a noi stesse,
essere felici e divertirci, come lui consiglierebbe. In caso di
estreme necessit consulteremo il Guru Dev dentro di noi. Il
suo nome, del resto, significa saggezza trasparente.
Secondo me Guru Dev  un po' come Mary Poppins dice
la bambina di Vale, che sta frugando con un legnetto nelle
ceneri delle nostre liste.
Perch? chiede Melissa.
Perch quando ormai tutti sono felici e si divertono, allora
lui va dove gli pare conclude la bambina.
 
LA FAVOLA MAGICA.

In un tempo remoto, un povero taglialegna, rimasto vedovo,
viveva con la sua piccola figlia in un posto a un migliaio di chilometri
da qui. Egli andava ogni giorno sulle montagne a tagliare
legna da ardere che riportava a casa per farne delle fascine.
Dopo, era solito fare una piccola colazione, quindi andava a
piedi al paese pi vicino dove avrebbe venduto la sua legna.
Poi, dopo aver riposato un po', ritornava a casa.
Un giorno che arriv a casa molto tardi la ragazza gli disse:
Padre, padre, qualche volta desidererei avere qualche cibo migliore,
maggior quantit e pi variet di cose da mangiare.
Molto bene piccola mia disse il vecchio, domani mi alzer
molto presto, andr pi lontano, sulle montagne, dove
c' pi legna, e ne riporter pi del solito. Sar a casa pi
presto e potr preparare le fascine; poi andr in citt e le vender
in modo da poter guadagnare pi denaro e ti porter
ogni tipo di cose buone da mangiare.
La mattina seguente il taglialegna si alz prima dell'alba e
and sui monti. Lavor molto duramente, tagliando legna
e spogliando i rami e ne fece un enorme fascio che trasport
sulle spalle fino alla sua piccola casa. Quando arriv era ancora
molto presto. Mise il suo carico di legna al suolo e buss
alla porta dicendo: Figlia, figlia, apri la porta. Sono affamato
e assetato e ho bisogno di riposare un po' prima di andare al
mercato.
Ma la porta era chiusa a chiave. Il legnaiolo era tanto stanco
che si stese a terra e in breve tempo si addorment a fianco
della sua legna. La piccola ragazza, avendo dimenticato la
conversazione della notte precedente, si era addormentata.
Quando si svegli qualche ora dopo, il sole era gi alto, e il
taglialegna buss di nuovo alla porta e disse: Figlia, figlia,
vieni subito, devo riposare un po' e andare al mercato a vendere
la legna perch  gi molto pi tardi del solito.
Ma, avendo dimenticato tutto sulla conversazione della
notte precedente, nel frattempo la ragazzina si era alzata, aveva
riordinato la casa ed era uscita per una passeggiata. Ella
aveva chiuso a chiave la casa, pensando che il padre fosse ancora
in paese. Allora il taglialegna pens: Ora  troppo tardi
per andare in paese, quindi andr di nuovo sui monti a tagliare
dell'altra legna che riporter a casa, cos domani porter un
doppio carico al mercato.
Per tutta la giornata il taglialegna tribol sui monti, tagliando
legna e pulendo rami di alberi secchi. Quando arriv
a casa con la legna sulle spalle era gi sera inoltrata. Egli appoggi
il suo carico a fianco della sua cascina e buss alla porta
dicendo: Figlia, figlia apri la porta che sono stanco morto
e non ho mangiato niente per tutto il giorno. Ho un doppio
carico di legna che spero di portare al mercato domani. Questa
notte devo dormire bene cos da essere forte.
Ma non ci fu risposta, poich la ragazza tornando a casa e
sentendosi molto stanca, si era preparata qualcosa da mangiare
ed era andata a letto. Lei, all'inizio, si era preoccupata
per il ritardo del padre, poi aveva pensato che egli aveva deciso
di trascorrere la notte in paese. Ancora una volta il taglialegna
non potendo entrare in casa, stanco, affamato e assetato,
si distese sulle fascine di legna e presto si addorment. Egli
non era riuscito a rimanere sveglio, anche se era in pensiero
per ci che poteva essere accaduto alla figlia. Poich sentiva
freddo e fame, si svegli prestissimo il mattino dopo, prima
ancora che facesse giorno. Si mise a sedere e si guard intorno,
ma non riusc a vedere niente...
All'improvviso accadde una cosa strana: il taglialegna pens
di aver udito una voce, che diceva Sbrigati, sbrigati, lascia
la tua legna e vieni da questa parte. Se necessiti di molto e
vuoi abbastanza poco, avrai del cibo delizioso.
Il taglialegna, sbigottito, si alz e cammin nella direzione
della voce. Cammin molto ma non trov nulla. A questo
punto egli sentiva freddo, fame, era pi stanco che mai e si
era smarrito. Era stato pieno di speranze, ma questo sembrava
non essergli stato di aiuto. Allora si sent triste, ma tanto
triste ed ebbe voglia di piangere, ma si rese conto che piangere
non lo avrebbe aiutato per niente, cos si stese a terra e
si addorment.
Si svegli ancora molto presto. Faceva molto freddo e aveva
molta fame, per potere dormire. Cos decise di narrare a se
stesso, come se si trattasse di un racconto, tutto quello che era
successo dal momento che la sua piccola figlia gli aveva detto
che voleva un cibo diverso dal solito. Nel momento che termin
di raccontarsi la sua storia, gli sembr di udire un'altra voce
che veniva da qualche parte sopra di lui, oltre l'alba, e che
gli diceva: Vecchio, perch stai l seduto?
Io mi sto raccontando la mia storia disse il taglialegna.
E qual  la tua storia? disse la voce.
Il vecchio raccont la sua storia.
Bene disse la voce. Poi disse al taglialegna di chiudere gli
occhi e di salire un gradino come se ci fosse una scala.
Ma io non vedo nessun gradino disse il povero vecchio.
Non importa rispose la voce.
Il vecchio fece come gli era stato detto.
Nel momento che chiuse gli occhi, si ritrov in piedi, e come
alz il piede destro not che c'era qualcosa come un gradino
sotto di esso. Egli inizi a salire su ci che sembrava una
scalinata. Improvvisamente tutta la scalinata incominci a
muoversi molto rapidamente e la voce gli disse: Non aprire
gli occhi fino a che non ti dico di farlo.
Poco dopo la voce gli disse di aprire gli occhi. Quando lo
fece si ritrov in un posto che somigliava a un deserto, con il
sole che picchiava su di lui. Egli era circondato da mucchi e
mucchi di ciottoli di tutti i colori, rossi, verdi, blu e bianchi. Ma
gli sembr di essere solo. Si guard intorno ma non potette
vedere nessuno.
La voce... incominci a parlare ancora... Raccogline pi
che puoi di queste pietre disse, poi chiudi gli occhi e scendi
le scale di nuovo.
Il legnaiolo fece come gli era stato detto e, quando riapr gli
occhi, all'ordine della voce, si ritrov di fronte alla porta della
sua casa: buss alla porta e la sua piccola figlia gli rispose. Lei
gli domand dove fosse stato e lui glielo disse, anche se poteva
difficilmente comprendere ci che le stava dicendo, dato
che tutto sembrava cos confuso. La ragazza e il padre entrarono
in casa, divisero il cibo che era rimasto: un pugno di datteri
secchi. Quando ebbero terminato, il vecchio pens di udire
una voce che gli parlava ancora... una voce come quella che
gli aveva detto di salire le scale. La voce disse: Anche se tu
non puoi ancora saperlo, sei stato salvato da Mushkil Gusha.
Ricordati, Mushkil Gusha  sempre qui. Fai in modo, ogni
gioved notte, di mangiare qualche dattero e di raccontare la
storia di Mushkil Gusha. Oppure dai un regalo a qualcuno
che aiuter i bisognosi in nome di Mushkil Gusha. Assicurati
che la storia di Mushkil Gusha non sia mai, dico mai, dimenticata.
Se tu fai questo, e se questo  fatto da coloro a cui
racconti la storia, la gente che  veramente bisognosa, trover
la sua strada.
Il legnaiolo mise tutte le pietre che aveva raccolto nel deserto
in un angolo della sua casetta. Esse sembravano delle
pietre ordinarie ed egli non sapeva cosa farne.
Il mattino seguente, port il doppio carico di legna che
aveva raccolto, e al mercato la vendette facilmente a un prezzo
alto. Poi torn a casa e riport alla figlia ogni tipo di cibi
deliziosi, che ella non aveva mai assaggiato.
Dopo aver mangiato, il legnaiolo disse: Adesso ti racconter
tutta la storia di Mushkil Gusha. Mushkil Gusha...  colui
che rimuove tutte le difficolt. Le nostre difficolt sono state
appianate tramite Mushkil Gusha e noi lo dobbiamo ricordare
sempre.
Per circa una settimana la vita del vecchio trascorse come
sempre. Egli andava sui monti, raccoglieva la legna e al mercato
trovava sempre un compratore senza difficolt. Arriv il
gioved, e come sempre succede agli esseri umani, dimentic
di raccontare la storia di Mushkil Gusha. Pi tardi, quella sera,
nella casa del vicino del legnaiolo si spense il fuoco.
Il vicino non aveva niente per riaccenderlo e and alla casa
del legnaiolo. Egli disse: Vicino, vicino, dacci per piacere un
po' della fiamma delle tue meravigliose lampade la cui luce
possiamo vedere attraverso la finestra.
Che lampade? disse il legnaiolo.
Vieni fuori e vedrai cosa intendo dire disse il vicino.
Cos il legnaiolo and fuori e vide senza ombra di dubbio
ogni tipo di luce multicolore brillare dall'interno attraverso la
finestra. Egli entr in casa e vide che le luci provenivano dai
ciottoli che aveva ammucchiato nell'angolo della sua cascina.
Ma i raggi di luce erano freddi e non era possibile usarli per
accendere il fuoco. Cos usc di nuovo e disse al vicino: Vicino,
mi spiace, ma non ho fuoco.
E gli sbatt la porta in faccia.
E qui il vicino esce dalla nostra storia.
Il taglialegna e sua figlia si affrettarono a coprire le luci
brillanti multicolori, con tutti gli stracci che poterono trovare,
per paura che qualcuno potesse vedere quale tesoro essi
possedessero.
La mattina dopo, quando scoprirono le pietre, si accorsero
che esse erano preziose, gemme luminose. Cos portarono le
gemme, una alla volta, nelle citt circostanti, dove le vendettero
a un prezzo altissimo.
Allora il legnaiolo decise di costruire per s e per la sua figlia
un palazzo meraviglioso. Scelsero un terreno proprio davanti
al castello del re del loro paese e in breve tempo fu costruito
un meraviglioso palazzo. Ora questo re aveva una
figlia bellissima: un giorno essa si alz presto e si affacci alla
finestra, vide una specie di castello fiabesco proprio davanti al
castello del padre e fu sorpresa. Ella domand ai suoi servi:
Chi ha costruito quel castello? Quale diritto ha questa gente
di fare una simile cosa vicino alla nostra casa?
I servi andarono via e presero informazioni: tornarono
dopo un po' e raccontarono alla principessa la storia in base
a quello che avevano potuto sapere. La principessa chiam
la piccola figlia del taglialegna perch era molto arrabbiata
con lei: ma quando le due ragazze si incontrarono e parlarono,
diventarono subito buone amiche. Incominciarono a vedersi
e a stare insieme tutti i giorni e andavano a nuotare e
giocare nel ruscello che era stato fatto costruire dal re per la
principessa.
Qualche giorno dopo il loro primo incontro, la principessa
si mise al collo una collana di molto valore: ma prima di farsi
il bagno, se la tolse e la appese al ramo di un albero che si
trovava proprio a fianco del ruscello. Dimentic per di riprenderla
quando uscirono dall'acqua, e quando torn a casa
pens di averla perduta. La principessa ci pens ancora, poi
giunse alla conclusione che la figlia del taglialegna gliel'avesse
rubata: cos lo disse al padre, ed egli inform immediatamente
le guardie del castello e fece arrestare il taglialegna.
Confisc il castello, e dichiar fallito tutto quello che il taglialegna
possedeva. Il vecchio fu gettato in prigione e la figlia fu
messa in un orfanotrofio.
Secondo l'usanza di quel paese, dopo un certo tempo il
taglialegna fu tirato fuori dalla cella e fu incatenato a un palo
nella pubblica piazza, con una targa legata al collo. Sulla targa
c'era scritto: QUESTO  CI CHE ACCADE A COLORO CHE RUBANO AI RE.
All'inizio la gente si affollava intorno a lui. Gli gettava delle
cose e lo insultava. Egli si sentiva molto infelice. Ma presto,
come succede agli uomini, tutti si abituarono alla vista del povero
vecchio legato al palo e non gli prestarono che poca attenzione:
a volte gli tiravano resti di cibo e a volte niente. Una
volta ud qualcuno dire che era gioved pomeriggio. Improvvisamente,
si fece strada nella sua mente il pensiero che presto
sarebbe giunta la sera di Mushkil Gusha, l'appianatore di
tutte le difficolt, che lui aveva dimenticato di commemorare
per cos tanto tempo. Aveva appena avuto questo pensiero,
quando un uomo caritatevole, che stava passando di l, gli
gett una moneta.
Il taglialegna gli grid: Oh, generoso amico, tu mi hai tirato
una moneta che non mi  di nessuna utilit. Ma, se tu
fossi cos buono da comprarmi qualche dattero e venire a sederti
e mangiare con me, io te ne sarei eternamente grato.
L'uomo and a comprare qualche dattero. Si sedettero e
mangiarono quei datteri insieme. Quando finirono, il taglialegna
raccont al viandante la storia di Mushkil Gusha.
Penso che devi essere matto disse l'uomo generoso.
Quando arriv a casa dopo questo fatto, trov che tutti i suoi
problemi erano scomparsi. E questo fece s che incominciasse
a riflettere molto su Mushkil Gusha. Ma egli lascia la nostra
storia qui.
Il mattino dopo, la principessa and al ruscello e mentre si
accingeva ad andare in acqua vide ci che sembrava la sua
collana nel fondo del ruscello. Mentre stava per immergersi
per riprendere la collana, uno starnuto fece s che sollevasse la
testa e si avvedesse che ci che sembrava la sua collana sul
fondo del ruscello altro non era che il riflesso. La sua collana
era appesa al ramo dove ella stessa l'aveva lasciata tanto tempo
prima. La principessa prese la sua collana e corse dal padre
tutta eccitata e gli disse cosa era successo. Il re diede immediatamente
l'ordine che il taglialegna fosse rilasciato e fece
pubbliche scuse. La piccola ragazza fu fatta uscire dall'orfanotrofio
e tutti vissero felici e contenti da allora in poi.
Questi sono solo alcuni dei fatti della storia di Mushkil
Gusha.  un racconto molto lungo e non finisce mai. Esso ha
molte forme, ma di queste non tutte sono chiamate Storie
di Mushkil Gusha, e perci la gente non le riconosce. Ma  per
Mushkil Gusha che questa storia, la sua storia, viene ricordata
in qualsiasi parte del mondo, giorno e notte, ovunque vi siano
persone. Cos come la sua storia  stata sempre recitata, cos
sar sempre raccontata, per sempre.
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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Sia benedetto Harbhajan Singh Khalsa, familiarmente chiamato Yogi Bhajan, che ha aperto l'insegnamento del kundalini yoga salvando la mia e milioni di altre vite. Ringrazio Guru Dev Singh ji, con tutto il cuore, cos tanto e intensamente che non esistono parole sufficienti a esprimerlo - lui lo sa.
Questo libro  stato scritto nel corso degli anni. In questi anni  stato tanto amato da Narayan Kaur, la mia prima lettrice, e Costanza Coletti che ne ha disegnato la copertina: le ringrazio tantissimo.
Ringrazio Valentina Pigmei per avermi sempre incoraggiata e ospitata in Val di Chiascio, e la piccola Dea. Grazie a Tiziana Lo Porto, Melissa Panarello, Anna Calis e Sangeet Kaur per il sostegno. Grazie alla generosa Doris. Grazie a Simone Caltabellota, mi ha detto la verit e cos mi ha aiutato tantissimo.
Ringrazio Monica Stambrini, che mi ha presentato Patricia Chendi, editor adorata, e il mio amico e agente soccorritore Marco Vigevani. Massimo rispetto per Beatrice Polidori:  sua l'idea che le ragazze stupide in amore in realt non vogliono accasarsi. Ringrazio Cane Stella e Cane Giove Libert, per la loro compagnia e il loro immenso amore.
Ringrazio tutti gli uomini della mia vita dal primo all'ultimo. Ringrazio infine, ma non da ultimo, Severino Cesari, che mi ha dato, per telefono, il suggerimento decisivo per rendere con la scrittura l'interlingua di Guru Dev: Inventala completamente. Ciao Seve, mi senti da l?
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FINE.